Barràbas arrivò alla famiglia via mare… Tutti coloro che hanno letto (e, inevitabilmente, riletto) La casa degli spiriti non potranno mai dimenticare la frase che apre e chiude il libro, evocativa di atmosfere lontane nel tempo e nello spazio. Quelle atmosfere ammaliatrici che soltanto Isabel Allende riesce a far rivivere nelle sue pagine. Si dice che la bravura di chi scrive sia data dalla capacità di far immedesimare il lettore nelle sensazioni descritte. La Allende fa di più: dalle sue pagine sprigionano gli odori, il sudore, la passione di una terra che è gola in mezzo alle montagne. Una terra squarciata dal sole cocente e dalla dittatura, piena di contraddizioni, miseria e brutti ricordi ma dove, nonostante tutto, le viti crescono ancora sane.
Nel rosso intenso del vino cileno si rispecchia perfettamente la produzione letteraria dell’ autrice, piena di sentori e sfaccettature, impregnata di mille profumi che affascinano e lasciano storditi. Proprio come le ricette d’ amore di Afrodita, da cui nel 2001 il regista argentino Fernando Solanas ha tratto il film Afrodita, el sabor del amor, purtroppo mai distribuito in Europa. Le grosse produzioni cinematografiche legate alle sue opere – La Casa degli Spiriti e D’ Amore e Ombra – nonostante i cast stellari, si sono sempre rivelate deludenti e superficiali. Piacevoli se pur macchiettistiche, non hanno mai più che abbozzato le complesse personalità dei personaggi. Troppo descrittive, non sono riuscite a penetrare nell’ immaginario misterioso e seducente della scrittrice.
Dopo il successo di Inés dell’ anima mia Isabel Allende torna in libreria con un nuovo lavoro dedicato alla figlia Paula, morta di porfiria nel 1992, la cui tragica scomparsa aveva già ispirato il toccante Paula. Il libro si intitola La somma dei giorni. La madre racconta alla figlia le vicissitudini della famiglia dopo la sua morte, fra ricordi e racconti autobiografici. Personaggi surreali, sentimento, autoanalisi e nostalgia animano il romanzo dell’ autrice di Eva Luna. Oltre, naturalmente, al ricordo magico e drammatico di un Cile sanguinante che la nipote del Presidente Salvador Allende, assassinato in seguito al golpe del 1973, ha dovuto abbandonare troppo presto. Ma non abbastanza per non trattenerne dentro la memoria e riuscire a riversarla, torrida, musicale e pulsante, in ogni sua opera dal 1983 fino ad oggi.
L’ultimo libro della Allende è bellissimo