Monthly Archive for dicembre, 2009

Lunedì 14 le imprese romane responsabili e coraggiose ai Mercati di Traiano

INVITO STAMPA

Umberto Croppi
Assessore alle Politiche Culturali
e della Comunicazione del Comune di Roma Umberto Broccoli
Sovraintendente ai Beni Culturali
del Comune di Roma

Maria D’Amico
Presidente Gruppo Mercurio

hanno il piacere di invitare la S.V.
alla cerimonia di premiazione e presentazione

M’ILLUMINO D’IMPRESA
PREMIO FRANCO D’AMICO
lunedì 14 dicembre alle ore 10,30 – Mercati di Traiano

Una mostra ed un premio in occasione dei 50 anni di
Gruppo Mercurio per raccontare le storie di 10 imprese romane
d’eccellenza che hanno saputo coniugare tradizione ed innovazione,
dando vita ad un “modello romano” originale e capace di sfidare la crisi

Partecipano

Roberta Angelilli – Vice presidente Parlamento Europeo
Daniela Valentini – Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio
Davide Bordoni – Assessore alle Attività produttive, al Lavoro e al Litorale
Cesare Pambianchi – Presidente Confcommercio Roma e Lazio
Andrea Mondello – Presidente Camera di Commercio di Roma
Stefano Commini – Presidente Giovani di Confindustria Lazio
Senatore Andrea Augello

Modera Angelo Mellone

Si terrà lunedì 14 dicembre alle ore 10,30 la cerimonia di premiazione e la presentazione della mostra “M’Illumino d’Impresa – Premio Franco D’Amico”, promosso da Gruppo Mercurio (in collaborazione con Confcommercio Roma, Comune di Roma, Giovani di Confindustria, Anima per il sociale, Il Tempo) in occasione del suo cinquantesimo anniversario.

Il premio rappresenta un riconoscimento e un tributo a dieci imprenditori del Lazio che hanno saputo distinguersi per coraggio, intraprendenza e responsabilità sociale, oltre che un evento di valore culturale che Gruppo Mercurio offre con orgoglio ai romani e alla città di Roma.
La mostra fotografica, composta da ritratti dell’autore Manolo Cinti, da storie e video racconti, verrà presentata durante la cerimonia di premiazione, nella quale si farà il punto con importanti esponenti del mondo economico ed istituzionale sul “Modello di Impresa Romana”.

Mostra fotografica
15 novembre 2009 – 10 dicembre 2010
Inaugurazione al pubblico 14 dicembre ore 17
Museo dei Fori Imperiali – Mercati di Trainao

M’Illumino D’Impresa è quindi un viaggio fotografico e narrativo attraverso i volti di dieci imprese romane che hanno contribuito allo sviluppo economico culturale e sociale della città, affrontando con tenacia e determinazione le difficoltà del fare impresa.

Ha dichiarato Maria D’Amico, Presidente di Gruppo Mercurio: “Molti si chiederanno il perché un’azienda come la nostra, che festeggia quest’anno il cinquantenario dalla sua fondazione, decida di istituire un premio dedicato alle eccellenze imprenditoriali. Lo facciamo innanzitutto perché crediamo che le sinergie, le collaborazioni, l’aprirsi agli altri, rappresentino davvero un’importante opportunità di crescita per le imprese del territorio“.

Bollicine d’Italia 2010

Le migliori bollicine del Gambero Rosso nel più grande party di Natale alla Città del Gusto di Napoli
Napoli, domenica 20 dicembre
Fervono i preparativi alla Città del Gusto di Napoli per la festa-degustazione più spumeggiante dell’anno: “Bollicine d’Italia”, un viaggio da Nord a Sud attraverso i migliori vini frizzanti prodotti nel nostro Bel Paese. Domenica 20 dicembre, dalle 20 alle 24, le più interessanti etichette di bollicine, selezionate dagli esperti del Gambero Rosso tra migliaia di produzioni, saranno in degustazione accanto ai più classici prodotti delle tavole delle feste: dai torroni artigianali dell’antica azienda Di Iorio che conquistano da sempre èlite di intenditori, ai preziosi assaggi gourmet dell’ azienda Caviar Import che attraverso il marchio Iran Darya si è distinta divenendo l’unica importatrice diretta di caviale iraniano ed altre specialità in Italia per un happening in perfetto Christmas style. Tra una flute e un’altra ci si potrà tuffare in fitti perlage e meravigliosi bouquet, tra luci, colori e suoni di festa, aspettando il Natale ormai alle porte in una Città del Gusto impreziosita dalle composizioni floreali di Idea Verde, azienda specializzata in progettazione e realizzazione di raffinati allestimenti floreali per mostre, eventi di gala, cerimonie e case d’ autore .

Degustazioni esclusive, grandi eventi e corsi di cucina, wine e lounge bar: ogni appuntamento della Città del Gusto di Napoli è un’esperienza. Gli eventi propongono il meglio dell’enogastronomia nazionale; i corsi comprendono lezioni monografiche ed amatoriali e approfondimenti per veri professionisti della cucina. Il calendario dei corsi, che si tengono quasi ogni giorno alla Città del Gusto è consultabile sul sito del Gambero Rosso www.cittadelgusto.it > Napoli > corsi amatoriali. Il Wine Bar e la Pizzeria propongono deliziosi piatti preparati e fragranti pizze a legna fatte dai grandi chef e pizzaioli della Città del Gusto .

Informazioni e prenotazioni:
Tel.: 081 19808900 /902 10 .00-13.00 e 14.00-18.00
napoli@cittadelgusto.it
www.cittadelgusto.it

ufficio stampa
dipunto studio www.dipuntostudio.it >Tel. 081 681505

La cena di San Silvestro tra le cime d’Abruzzo

La proposta raffinata de La Corniola di Pescocostanzo.

Salutare il vecchio anno con una cena elegante, a base di antiche ricette di montagna e creatività in city-style: è la proposta de La Corniola di Pescocostanzo, il ristorante di due abruzzesi doc con le antenne sempre puntate sul mondo. Qui il menu per la cena di San Silvestro è una fusione perfetta di elementi tradizionali delle tavole delle feste del Centro-Sud, come l’immancabile baccalà, e di strumenti delle avanguardie gastronomiche, come il gelato di peperoni che lo accompagna.
La sala del ristorante, nei toni chiari e delicati delle abitazioni di montagna, è arredata con gusto. I fiori freschi, la mise en place elegante, fanno de La Corniola l’indirizzo ideale per una sera di festa.

Ecco di seguito il menu proposto per la serata del 31 dicembre:
Menu
Entrèe Crema di castagne e cicerchie con ricottina tiepida
Antipasti
Trancetto di baccalà con cipolle rosse, briciole di pane e gelato di peperoni
Uovo, cicoria, spuma di parmigiano e tartufo nero
Primi
Zuppa di patate, vongole veraci e maltagliati di pane
Tortello di cappone con crema di lenticchie allo spumante
Secondo
Guancia di vitello brasata al Montepulciano con patate all’olio
Dessert
Delicatezza al caffè
Vini
Rustico Prosecco Valdobbiadene – Nino Franco
Chablis – Vieilles Vignes
Montepulciano d’Abruzzo doc Praesidium 1999 – Praesidium
Champagne Premier Cru Blanc de Blanc – Jean Paul Hebrart

Ristorante La Corniola
Via dei Mastri Lombardi, 26 Pescocostanzo (Aq)
Tel. 0864.64.24.70

Ufficio stampa
dipunto studio – info@dipuntostudio.it > Tel. 081.68.15.05

Le Settepieghe di un vino

Eleganza ed enologia insieme nell’etichetta in edizione limitata
prodotta dalla maison Cilento 1780
Napoli, 16 dicembre 2009
Un veliero tre alberi che racconta storie di mare e di uno stile senza tempo, emblema della famiglia Cilento dal 1780, è riprodotto nell’etichetta di “Settepieghe”, il vino prodotto per celebrare la passione forte per il territorio e per la tradizione artigianale. Un blend da uve Piedirosso e Aglianico, vitigni autoctoni campani per eccellenza, imbottigliato in un formato magnum e prodotto in sole 450 bottiglie, è stato presentato ieri nel prestigioso salotto Cilento di Via Medina.
Gli ospiti presenti, un pubblico di ristoratori, professionisti e stampa, hanno degustato in anteprima l’etichetta ed ascoltato il racconto che il padrone di casa, Ugo Cilento, ne ha fatto accanto all’enologo, Vincenzo Ercolino delle Cantine A Casa. A partire dal nome. Settepieghe è la cravatta artigianale per eccellenza, che evoca eleganza e sapienza sartoriale. Il vino a cui dà il nome ha altrettante sfumature al naso e al palato. Si tratta di un vino del Sud, prodotto da vigne irpine, un vino caldo ed equilibrato, in cui la presenza di Piedirosso e il breve affinamento in barrique di Allier attribuiscono piacevolezza e addolciscono la forza dell’Aglianico. Sul palato è un rosso che invita ad approfondire la degustazione, che cela sorso dopo sorso, note minerali sempre differenti. In bocca è la nota balsamica a rinvigorire le note più dolci e calde, dovuta alla caratteristica mineralità delle uve irpine.

Ugo Cilento, sensibile al gusto della preziosità che si cela nelle piccole produzioni artigianali, ha voluto, con questo vino da collezione, rendere un omaggio alla sua famiglia e alla sua terra.

M. Cilento & F.llo dal 1780
Via Medina, 63
tel. 081 5513363
www.cilento1780.com

UFFICIO STAMPA
dipunto studio www.dipuntostudio.it 081 681505

Geo metropoli

Geo metropoli
Mostra di Vito Marmo
a cura di Fabrizio Galli

SPAZIO ZERO, via Ronchetti n. 6 Gallarate VA
tel./fax 0331.777472

Dal 19 dicembre al 3 gennaio 2010
Inaugurazione sabato 19 dicembre alle ore 18.00

Orario: da martedì a sabato 17.00-19.00,
domenica 10.00-12.00/16.30-19.00; lunedì chiuso
ingresso libero

Visione onirica, architettura fantastica, questa è la cifra analitica di partenza di Vito Marmo artista poliedrico e professionalmente preparato. Così Fabrizio Galli presenta la mostra Geo metropoli che sarà visitabile durante tutte le festività natalizie allo Spazio Zero di Gallarate.
Inaugura infatti sabato 19 dicembre alle ore 18.00 per chiudere nei primi giorni del nuovo anno, la personale dell’artista gallaratese che ha scelto di presentare al pubblico l’ultimo ciclo dei suoi lavori ricchi di geometrie, colore e calore.
“Una pittura ordinata, prosegue Fabrizio Galli, precisa, concreta, che traccia linee coerenti ma geometricamente assurde inventando paesaggi urbani impossibili e nello stesso tempo vivibili in una dimensione fantastica dove l’uomo, non rappresentato, è solo di fronte alla propria solitudine, alieno ma non alienato, pronto a mettersi in gioco, ad immergersi in policromie giocose alla ricerca della infantile spensieratezza.
Le contaminazioni dal cubismo e dalla pop art certamente non mancano, spesso inconsapevoli, a volte volute e citate, ma sempre con una leggerezza che ne annulla la drammaticità e lo spessore, mettendo in risalto, attraverso colori brillanti in contrasto con i lucidi bianchi, una gioia interiore, che viene immediatamente trasmessa all’osservatore che ne rimane piacevolmente coinvolto”
La mostra rimarrà aperta sino a domenica 3 gennaio 2010.

Vito Marmo, nasce a Stio Salerno nel 1948 e fin da bambino, grazie al nonno scultore di chiese, nutre e coltiva la passione per l’arte. Autodidatta compie molti studi approfondendo dapprima l’arte figurativa, soprattutto rinascimentale, e poi, dando sfogo alla sua originalità, ricerca forme e tecniche nuove. Nella sua fase paesaggistica infonde nei suoi dipinti tutto il colore ed il calore della sua terra d’origine.
Da anni espone con successo di critica e di pubblico.
Ricordiamo tra le tante mostre quelle a Gallarate (Va) alla Galleria On the Road Art Gallery, a Firenze alla Galleria del Centro Storico e al Campidoglio di Roma dove ottiene la Medaglia d’Oro delle Città d’Italia.
Marmo vive e lavora a Cardano al Campo (Va).

Per ogni informazione
METAMUSA
via C. Battisti, 9 – 21013 Gallarate (Va)
Tel. 0331 777472
info@metamusa.it
www.metamusa.it

DA PAESAGGIO A MITO SALO’ NELLA PITTURA TRA OTTOCENTO E NOVECENTO

Comune di Salò, sala dei Provveditori, Lungolago Zanardelli
19 dicembre 2009 – 23 gennaio 2010

Vernice per la Stampa:
sabato 19 dicembre – ore 17.00
Salò, sala dei Provveditori

Inaugurazione:
sabato 19 dicembre – ore 17.30

Mostra dedicata alla visione storica di Salò, dipinta dai pittori tra Ottocento e Novecento. Un’antologica legata al luogo storico che, da fine Ottocento e sino alla seconda metà del Novecento, è stata al centro dell’attenzione artistica locale ed internazionale. Questa mostra, che consta di settanta opere circa, metterà in luce il passaggio dalla città antica a quella moderna, dalla rinascita economica degli anni Sessanta dell’Ottocento alla strabiliante parentesi della Belle Epoque, per terminare con gli anni del dopoguerra. Si tratta di un progetto espositivo volto alla raccolta d’immagini inerenti la piccola capitale lacustre: Salò, nucleo di tre centri culturali dalle caratteristiche diverse (Brescia Trento e Verona), attirò su di sé numerosi artisti che in stile en plein air la ritrassero in quei luoghi che il tempo ha modificato e che oggi testimoniano la storicità di una piccola comunità vissuta tra gli splendori del lago e dei suoi monumenti. La Sala dei Provveditori sarà un’eccellente cornice per il confronto tra vecchio e nuovo; confronto evidenziato ancor meglio dalla visione d’immagini d’epoca raccolte dalla collezione di cartoline del Comune. Ciò che maggiormente sarà evidenziato in questa rassegna, è il momento in cui Salò venne ridefinita architettonicamente dopo il terremoto del 1901; questo evento, naturale spartiacque, si trasformerà in una sezione della mostra, come successivamente lo diverrà quello dedicato alle raffigurazione della città dopo il 1901.
La mostra sarà suddivisa in cinque sezioni: il paesaggio, l’architettura e l’acqua, l’urbe, l’entroterra, la vita quotidiana.
Il materiale esposto è raccolto da musei, collezioni private e comunali.
Il catalogo, stampato da La Compagnia della Stampa di Massetti Rodella editori, sarà corredato dei seguenti testi e apparati:

LA SOCIETA’ SALODIANA TRA I DUE SECOLI
Dott.ssa Elena Abbiatici

L’ECONOMIA SALODIANA A CAVALLO TRA I DUE SECOLI
Prof. re Renato Corbelli

DA PAESAGGIO A MITO.
Salò nella pittura tra Ottocento e Novecento
Prof. re Marcello Riccioni

La mostra in dati

Città:
COMUNE DI SALO’

Sede:
PALAZZO COMUNALE
(SALA DEI PROVVEDITORI e sale attigue)

Periodo:
INAUGURAZIONE SABATO 19 DICEMBRE/
TERMINE SABATO 23 GENNAIO

Comitati organizzativi
Artecontatto (ASSOCIAZIONE CULTURALE)
Comune di Salò

Autorità Istituzionali
COMUNE DI SALO’
COMUNITA’ MONTANA ALTOGARDA

Testi:
Marcello Riccioni, Renato Cobelli, Elena Abbiatici

Schede artisti: Maura Dellanoce

Associazioni sostenitrici
ARTECONTATTO
ASSOCIAZIONE SALO’IN
LA MELAGRANA

Ufficio stampa
Barbara Belletti
Comune di Salò

Immagine Esterna
Francesca Bernardelli

Guardiania
Associazione la Melagrana

PER PRENOTAZIONI DI GRUPPI E SCUOLE

Cooperativa la Melagrana tel. 338 – 6482117

Paolo Bini – Opere recenti

Per l’appuntamento annuale con la pittura – dopo il notevole successo riscosso nel novembre 2008 dalle opere della pittrice berlinese Tina Buchholtz – Galleria Gallerati presenta ‘Opere recenti’, una mostra personale di Paolo Binia, a cura di Massimo Bignardi.

“Il passaggio non è stato facile, anzi lento, a volte sofferto, per il timore che si stavano definitivamente slacciando i fili di un legame con il valore della raffigurazione. Paolo Bini, perché delle sue ultime esperienze stiamo parlando, ha lavorato ininterrottamente in quest’ultimo anno spingendo la sua pittura a staccarsi da composizioni che trattenevano frammenti di immagini e di oggetti articolati in spazi a mo’ di scatole sceniche, per rivolgersi a un dettato nel quale, se pur con brevi inflessioni di matrice gestuale, predomina l’emotiva essenzialità del colore. […] Bini ha tentato, poco più di quattro anni fa, di dare un senso alla visione della realtà attraverso la memoria, impaginando i suoi segni-sagome in quelle ‘stanze’ che lui ama definire ‘memoria esterna’. In fondo, il suo interesse era rivolto alla resa di oggetti svuotati del ‘corpo’ – come scrivevo presentando il suo lavoro al Premio Camposauro del 2005 – posizionati “nello spazio della memoria con lo stesso ordine, lo stesso mistero delle bottiglie morandiane”. V’era, però, un margine di indecisione rispetto al colore: non era tanto la reticenza al suo darsi quale dato connotativo, quanto una sofferta necessità di volerlo sentire come dettato di un’emozione profonda, di quella gioia che si legge chiara quando l’artista si lascia andare nei flussi della pittura (lo registriamo in Luogo 30 , in Altra risonanza, piccole tele dello scorso anno), nella costante tensione che lo accende ogni qualvolta si prospetta un’avventura sulla superficie della tela. Come un naufrago che non cerca salvezza, Bini affida al colore i segnali della sua necessità di sentire l’esperienza creativa come identità esistenziale, senza però rinunziare al legame con la viva tradizione della pittura italiana, in particolare con l’area di quell’astrazione lirica che si incunea nelle vicende artistiche del secondo dopoguerra. Guarda a Licini, cercando riparo per le sue forme, oramai solo tracce; poi all’esplosione timbrica del colore luminoso di Afro; infine rilegge l’unità compositiva che viene dagli esiti della Nuova Scuola Romana del decennio Ottanta, soprattutto da Giuseppe Gallo per quanto riguarda le larghe campiture di colore. Nella fitta corrispondenza per e-mail, avviata qualche tempo fa a proposito del colore, Bini mi scriveva: “Il verde negli ultimi tempi è frequente. È presente soprattutto nella seconda fase di stratificazione della materia, quello tra la matita (che copre il bianco del cartone) e il bianco di zinco che smalta la superficie, quasi a formare uno schermo. […] Un’inquietudine, propria di un’aurora, impronta l’odierna pittura di Paolo Bini ed è ben evidente, a mio avviso, in molte delle sue opere recenti: aurora – v’è l’obbligo di una tempestiva precisazione – che non è affrancamento a un’immagine di uno stato d’animo nel quale l’artista riversa gli impasti di umori esistenziali, tanto meno metafora di un’epifania di luce percepita, bensì variante emotiva incuneata, cedendo alla metafora, tra la notte e il giorno, in pratica tra luci di realtà fra loro diverse implicando, quasi sempre, la memoria e la visione.
 L’idea di ‘aurora’ ma, anche, di ‘scintilla’ sono stati temi, spesso, al centro delle lunghe chiacchierate che accompagnavano la fine di ogni lezione; quando, cioè, un gruppo di giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, tra questi Paolo, iscritti nei primi del Duemila ai miei corsi di Storia dell’Arte, decidevano di aprire provocatoriamente il confronto con la critica, quella che, bontà loro, ritenevano per certi versi implicata nei fatti dell’arte a noi contemporanea. Non so se fossero loro a tenermi in ostaggio perché interlocutore credibile e, al tempo stesso, disponibile o se, invece, fossi io perché bisognoso di un confronto con una generazione di giovani che, senza iperboli intellettualistiche e lontani dalle mondanità, mettevano al primo posto dei loro sogni l’arte. Fra i temi ricorrenti v’era il valore da dare all’attimo aurorale dell’esperienza creativa: se da un lato li sollecitavo a non cedere al sentimento del ricordo, al tempo stesso cercavo di offrire alla discussione chiarimenti sui concetti di persistenza e di durata – nell’accezione bergsoniana – coesi alla memoria. Cercavo di abbreviare il passo e raggiungere la loro postazione, quella di pittori, di scultori, di scenografi, soprattutto di giovani sobillati da una ‘nuova memoria’ quella dei processori elettronici. 
Le opere che Paolo oggi propone respirano l’aria lieve di quelle ‘chiacchierate’ nel giardino dell’Accademia e, per nostra fortuna, mostrano le perplessità che al tempo si leggevano chiare sul suo volto: l’artista ha, cioè, continuato a guardare la pittura come un’esperienza effettiva del suo essere, tenendo fede al ruolo delle emozioni, conservando la loro essenza di realtà ‘assurde e irrazionali’, ma non per questo irreali.” (Massimo Bignardi)

Paolo Bini è nato nel 1984 a Battipaglia (SA). Nel 2002 ha conseguito il Diploma sezione Accademia al Liceo Artistico Statale C.Levi di Eboli (SA), e nel 2007 la Laurea in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2007 è stato Assistente scenografo presso il Cinespettacolo della Grancia a Brindisi di Montagna (PZ). Nel 2009 è stato Docente esterno come esperto in Scenografia/Arti visive” presso l’Istituto Comprensivo Statale G.Salvemini di Battipaglia (SA). Alla copiosa bibliografia si aggiunge la recente acquisizione di sue opere nella collezione pubblica del FRAC (Fondo Regionale d’Arte Contemporanea) di Baronissi (SA) e in quella del Centro Documentazione Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro di Roma. Dal 2004 ha esposto in numerose mostre personali e collettive presso istituti e gallerie di varie città italiane (cfr. www.paolobini.it).

Paolo Bini, Opere recenti
A cura di Massimo Bignardi
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma – tel. 06.44258243)
Inaugurazione: sabato 19 dicembre 2009, ore 19.00-22.00
Fino a venerdì 29 gennaio 2010 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.paolobini.it.com

VEXILLUM REGIS

La solenne Croce gemmata, presentata dal curatore del restauro e della mostra Sante Guido, è esposta, in un raffinato allestimento nella Cappella dei Beneficiati, nella sua straordinaria, sacrale e preziosa forma originaria.

Totalmente trasformata dall’accuratissimo restauro – che ha ricostruito le sovrapposizioni degli interventi subiti dall’originario manufatto nel corso dei secoli e le vicissitudini che ne hanno segnato la storia – la Croce di Giustino è la Croce solenne per eccellenza. Utilizzata per secoli nelle funzioni solenni del Natale e della Pasqua essa è l’emblema del Tesoro di San Pietro e, nella sua nuova e magnificente veste, viene oggi restituita all’ammirazione e contemplazione di milioni di visitatori e pellegrini che ogni anno giungono in Vaticano ad ammirare le preziosità del Museo del Tesoro di San Pietro.

Caratterizzata da un prezioso corredo di gemme e perle, dalla capsella circolare che contiene la santa reliquia, la crux invicta o croce gemmata, reca inoltre il breve e suggestivo testo: “Ligno quo Christus humanum subdidit hostem dat Romae Iustinus opem et socia decorem” (Con questo legno, attraverso il quale Cristo soggiogò il nemico degli uomini, dona Giustino a Roma l’opera e la sua compagna gli ornamenti) che presenta i tipici caratteri della scrittura latina utilizzata alla fine della tarda antichità nella pars Orientis dell’Impero. Scrittura certamente non estranea a quel mondo che aveva da poco prodotto la monumentale silloge del diritto tardoromano, indice di corretta provenienza dell’opera e non, come fu dichiarato in passato, indizio di falsificazione.

Da questo testo si evince chiaramente l’intento votivo dell’Imperatore Giustino: donare un prezioso manufatto come esemplare testimonianza di fede alla città di Roma e della sua “socia”, l’Imperatrice Sofia, donare allo stesso scopo i propri ornamenti -le perle e le gemme.

Quale rarissimo esempio di committenza imperiale di epoca bizantina, la Crux Vaticana pervenne a Roma da Costantinopoli fra il 565 e il 578.

Il prestigio e la rilevanza di tale dono si legano alla presenza della reliquia del legno della Vera Croce. Con questo gesto l’Oriente bizantino partecipava al consolidamento della sacralità di Roma – che nel ruolo di capitale del cristianesimo occidentale e meta di pellegrinaggi sulle tombe dei Santi Martiri andava gradualmente mutando il proprio volto – e offriva alla città la più preziosa di tutte le reliquie nella veste più sontuosa.

La sequenza di gemme del recto – in origine solo perle, zaffiri e smeraldi prerogativa della famiglia imperiale, come prescritto dal Codice promulgato da Giustiniano nel 549 e simbolo di incorruttibilità e purezza insieme alla materia pregiata dell’oro – non era semplicemente un ornamento, ma fungeva piuttosto da evocativo rimando alla Gerusalemme Celeste e reverenziale omaggio alla regalità di Cristo.

Nell’attuale restauro è stata ricollocata la corona di dodici perle attorno alla Sacra Reliquia, insieme alle diciotto perle nei castoni lungo il profilo del fronte. Infatti, la sostituzione degli elementi preziosi con altrettanti semi-preziosi, dichiaravano le manomissioni subite dalla Crux Vaticana nell’ottocento e connotavano con chiarezza l’improprio rifacimento del manufatto, tale da rendere l’opera erronea e svilita rispetto alla sua originaria tessitura, così come certamente concepita nelle imperiali officine orafe di Costantinopoli.

A conclusione del restauro si è deciso di realizzare una nuova teca reliquiario, simile a quella documentata nel trattato del 1779 De Cruce Vaticana del cardinal Stefano Borgia che riproduce l’aspetto sia del recto che del verso della croce.

Estremamente rilevante è apparsa la descrizione del corredo di gemme compilato dall’orafo Ulisse Pentini chiamato, nel 1704, a redigere una perizia sulla stauroteca di Giustino.

In considerazione della fondamentale valenza simbolica del suo apparato decorativo, l’intervento di restauro, nella sua totalità, ha sanato le manomissioni e le imprecise sostituzioni che avevano nei secoli distorto e falsato la percezione complessiva della croce, restituendo all’insieme, nel rispetto della «duplice istanza storica ed estetica», la continuità originaria del prezioso decoro fortemente caratterizzato dalla sequenza ritmica degli elementi che vede l’alternarsi della superficie sferica e bianca delle perle, alla serie di gemme colorate – grezze o semilavorate – di diversa foggia e fattura, secondo la tipologia della Croce gemmata di tradizione paleocristiana.

Le pietre sferiche colorate sono state infatti rimosse e al loro posto collocate perle, irregolari per forma e dimensione, montate con filo in oro 750 ‰. Anche la capsella ottocentesca in rame dorato, realizzata quindi in materiali dissimili da quelli delle parti originali della croce e che avrebbero potuto essere causa di future alterazioni e corrosioni, è stata sostituita con un nuovo elemento in argento dorato sul quale sono state poi montate le dodici perle. Tale intervento di parziale ripristino rende nuovamente possibile, nel rispetto dell’equilibrio tra facies originaria e manipolazioni storicizzate, la piena leggibilità dell’armoniosa e significante sequenza di gemme, cadenzata dalla rigorosa alternanza cromatica, che i riscontri storici e iconografici hanno dimostrato essere fondamentale nella comprensione del valore originario della croce e del prezioso tesoro, il frammento della Vera Croce, in essa custodito.

Aulla: “I Nonni Raccontano”

Sarà presentato domenica 20 dicembre alle ore 16, presso la Sala consiliare del Palazzo comunale di Aulla, il volume “I nonni raccontano. Nonni di Lunigiana- Aulla”, un lavoro di riscoperta delle fiabe, filastrocche, tradizioni della Lunigiana.

Frutto di un intenso progetto didattico, sviluppato dagli alunni della Scuola elementare di Aulla, guidati dalle insegnanti Maria Grazia Tortoriello e Catia Godani, il volume è stato fortemente voluto dall’Associazione Genitori A.Ge. ‘Alice e Flavio’ “per recuperare- spiega la presidente dell’A.Ge. aullese Marina Pratici- fiabe, filastrocche, tradizioni del nostro comprensorio e, in primis, per rafforzare il magico legame fra nonni e nipoti”. Relatori dell’interessante pomeriggio di riscoperta delle nostre radici la professoressa Rina Gambini e il professor Giuliano Lazzarotti.

Letture a cura dell’attrice Daniela Casciari. Il volume, patrocinato da Regione Toscana, Provincia di Massa Carrara e Comune di Aulla e dedicato a nonno Nello Fiasella, si avvale delle illustrazioni pittoriche dell’artista ligure Antonio Barrani. Al termine della presentazione un brindisi augurale per tutti i partecipanti.

Il libro è scaricabile alla pagina http://www.agetoscana.it/at/index.php?option=com_content&view=article&id=273.
Per informazioni: 333 3236218.

Racconti dal Sud dell’Italia

Cinque autori dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea

a cura di Roberta Valtorta e Arianna Bianchi

29 gennaio – 28 marzo 2010

MEMORANDUM – Festival della Fotografia Storica e della Memoria
Torino – Museo Regionale di Scienze Naturali, Via Giolitti 36

Letizia Battaglia, Mario Cresci, Luciano D’Alessandro, Mimmo Jodice, Marialba Russo sono i cinque grandi fotografi italiani autori della selezione di fotografie che il Museo di Fotografia Contemporanea propone in una mostra che presenta situazioni umane e ambientali diverse nel Sud dell’Italia negli anni Sessanta-Settanta-Ottanta in occasione della prima edizione di MEMORANDUM – Festival della Fotografia Storica e della Memoria di Torino.

Letizia Battaglia, siciliana, uno dei massimi esponenti del reportage a livello internazionale e nota soprattutto per le sue ricerche sulla mafia, è presente in mostra con una serie di ritratti di donne che rappresentano diversi ruoli ed età della vita, dall’infanzia alla vecchiaia.
L’altro grande reporter in mostra è il napoletano Luciano D’Alessandro, le cui immagini mostrano con grande forza visiva situazioni di grave disagio sociale, dalla malattia mentale alla disoccupazione, all’emarginazione: gli “esclusi”, come egli stesso li definisce.
Di taglio antropologico e insieme già di impronta concettuale la serie molto interessante di Marialba Russo, napoletana d’origine ma romana d’adozione, che ritrae, in una sorta di misteriosa catalogazione, figure maschili riprese di spalle, veri e propri emblemi del Sud.
Mimmo Jodice, artista fotografo napoletano la cui opera è notissima nel mondo, ha esordito negli anni Settanta con alcune ricerche sociali non tipicamente reportagistiche ma orientate alla ricerca di icone visive: in questa mostra sono presenti immagini dedicate ai bambini di Napoli.
Mario Cresci, infine, fotografo e graphic designer ligure che ha vissuto per molti anni in Basilicata, ha sviluppato lunghe ricerche concettuali sugli interni delle case, nei quali spazi e oggetti parlano di una cultura antica e complessa, mentre volti in movimento resi con il mosso fotografico indicano il difficile affiorare di un’identità.

Le collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea comprendono 27 fondi fotografici, per un totale di 1.800.000 immagini tra negativi e stampe e più di 400 autori italiani e stranieri.
Tutte le opere selezionate per questa mostra fanno parte del Fondo Lanfranco Colombo, di proprietà della Regione Lombardia e in deposito presso il Museo di Fotografia Contemporanea.

Sponsor tecnico: Shades International

Racconti dal Sud dell’Italia
A cura di Roberta Valtorta e Arianna Bianchi
Museo Regionale di Scienze Naturali, via Giolitti 36, Torino
Dal 29 gennaio al 28 marzo 2010
Per informazioni: Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino, t.800.329.329
Orari: tutti i giorni 10-19; chiuso il martedì

Ingresso gratuito