Eventi sportivi sempre più nell’occhio del ciclone, a causa dell’uso di sostanze stupefacenti da parte degli atleti. Per capirne le origini e farsi un’idea sulla reale e drammatica portata del fenomeno occorre tornare ai tempi delle biglie e delle figurine Panini, sbiadite presenze che abitano i ricordi d’infanzia dei non più giovanissimi.
La pratica del doping non è infatti una recente abitudine tra le file dei nostri sportivi. Già negli anni Sessanta, e probabilmente anche prima, le società sportive somministravano e, peggio ancora, sperimentavano. Calciatori morti giovanissimi a causa di tumori e leucemie, strane flebo e punture ricostituenti prima delle partite, medici complici delle società, commissioni di controllo pagate per tacere. Motore originario: le scommesse. Tutto questo nel libro che Carlo Petrini ha pubblicato nel 2001 per la “Kaos Edizioni”: Nel fango del dio pallone.
Carlo Petrini negli anni ‘60 e ‘70 ha giocato con le maggiori squadre italiane: Milan, Torino, Roma, Bologna, fino alla squalifica per lo scandalo del calcio-scommesse nel 1980. Non giocherà più. Si dedica al mondo della finanza che non gli porta maggior fortuna: è costretto a rifugiarsi all’estero per sfuggire ai numerosi creditori e non avrà il coraggio di tornare nemmeno per il funerale del figlio Diego, morto a 19 a causa di un tumore. Nel frattempo per Petrini un glaucoma che lo rende quasi cieco ed un tumore della pelle.
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