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Sally Payen, Forever Run – from one nothing to the next

Si inaugura lunedì 5 luglio 2010 alle ore 19.00, e rimane allestita fino a venerdì 30 luglio, una mostra della pittrice e disegnatrice inglese Sally Payen, a cura di Jaime Jackson, intitolata Forever Run – from one nothing to the next.

“Forever Run – from one nothing to the next (Sempre di corsa – da un nulla all’altro) è la prima serie di un nuovo ciclo di dipinti e disegni di Sally Payen fondato sulla poetica della contestazione e della rivolta. Ciascun’opera della mostra focalizza l’attenzione su particolari luoghi o momenti. Per esempio nei tardi anni Ottanta, quando era studentessa d’arte al Politecnico di Brighton, l’autrice ha partecipato a molte marce di protesta, e alcuni suoi ricordi di quel periodo sono legati al sentimento di forza dell’azione collettiva e alla conseguente euforia capace di determinare cambiamenti. Ma quei ricordi suscitano anche perplessità: come la domanda se la manifestazione di piazza costituisca un momento fugace, un qualcosa di più duraturo o addirittura un nulla. Le opere esposte presso la Galleria Gallerati di Roma sono parzialmente ispirate alle immagini scattate per le strade di Brighton da fotografi di prima linea durante le rivolte dei “mods” e di “rockers” del 1964. L’intenzione dell’arte di Payen è di guardare indietro, per tornare a momenti relativamente recenti: che rivelino – nella forma di insurrezioni e pubbliche proteste – un notevole livello di tensione e drammaticità, e contenuti potenzialmente orientati a favorire svolte sociali. Come disse Focault: “l’attimo dell’erosione, del collasso, della messa in discussione dei fondamenti stessi dello scenario al cui interno un dramma può manifestarsi, crea l’occasione o la possibilità di sviluppo di uno scenario diverso”. La ricerca visiva che anima il processo di creazione delle opere di Payen si snoda su riferimenti fotografici a immagini di manifestazioni e rivolte pubblicate sulla stampa periodica o riproposte online. Il materiale così raccolto diventa poi di seconda mano: ridefinito nei contorni, ritoccato nei colori, scomposto nelle prospettive, proiettato e infine ricreato nella forma di dipinto o di disegno. E la durata di questa successione di fasi è piuttosto lunga, poiché lentamente l’opera comincia a dar vita alla propria energia narrativa, connotandosi come nuovo evento a sé stante.” (Jaime Jackson)

“Pittrice e disegnatrice di salda formazione accademica, evolutasi poi nella tecnica affinando personalissimi procedimenti espressivi e coerentemente orientata, quanto ai contenuti, verso una riflessione su momenti sociali di azione collettiva: l’inglese Sally Payen. I suoi oli su tela o su gesso e gli inchiostri su carta o su pergamena restituiscono perlopiù sagome umane estratte da situazioni visivamente complesse, e rielaborate nelle forme e nelle rese cromatiche secondo uno stile maturo e compatto. Lasciando allo spirito critico dell’osservatore ogni possibile allusione a preconcetti di ordine politico, Payen vuole in realtà invitarci a cogliere le implicazioni psicologiche della partecipazione a movimenti che, nel passato come nel contemporaneo, reagiscono all’ordine costituito; da qualsiasi prospettiva lo si voglia considerare.” (Carlo Gallerati)

Sally Claire Payen vive e lavora in Inghilterra. Laureata in fotografia e disegno presso il Royal College of Arts di Brighton, ha esposto in numerosissime mostre collettive e personali, sia in Gran Bretagna che in altri stati europei. Ha ottenuto ambìti riconoscimenti, il più recente dei quali è stato nel 2008 il Creative Industries Mentor Award per la realizzazione, assieme a Matt Price, di una serie di dipinti intitolata The Falling (la caduta). Sovente ospitata in residenze di studio o di lavoro per commissioni affidatele da istituti di ricerca, sue opere sono state pubblicate su molti libri e cataloghi editi da gallerie private o musei. Di recente è diventata membro dell’Artists Meeting di New York, e in quanto tale ha esposto sue opere a Miami in occasione dell’Artists Meeting – Arts Machine del 2009.

Sally Payen
Forever Run – from one nothing to the next
A cura di Jaime Jackson
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma – tel. 06.44258243)
Inaugurazione: lunedì 5 luglio 2010, ore 19.00-22.00
Fino a venerdì 30 luglio 2010 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via M. di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.sallypayen.info, http://sallypayen.wordpress.com/

IL CUBO DELL’APOCALISSE di ANDìGELO CRUCIANI

FAMIGLIA MARGINI e AMNESTY INTERNATIONAL

presentano

APOKALYPSE AL CUBO

“IL CUBO DELL’APOCALISSE” di Angelo Cruciani

FINISSAGE E RESTART DELLA MOSTRA APOKALYPSE
con la PRESENTAZIONE del Primo Cubo d’Arte
a cura di Grace Zanotto

Giovedì 27 Maggio 2010 h 18.00/ 23:00 – INGRESSO LIBERO

FAMIGLIA MARGINI
Via Simone D’Orsenigo, 6 – Milano

CON IL PATROCINIO di AMNESTY INTERNATIONAL

Famiglia Margini proroga l’apertura della Mostra “Apokalypse”, personale dell’Artista Angelo Cruciani, fino al 20 Giugno 2010.
L’Esposizione sarà arricchita con Opere Inedite: questo progetto di ricerca del filone della Profetic Art ha prodotto il primo “Cubo d’Arte” che verrà presentato giovedì 27 maggio nella sede milanese di via Simone D’Orsenigo, 6.

Angelo Cruciani realizza un’opera sperimentale: per la prima volta lo spettatore è chiamato a vivere l’interno dell’opera d’arte per poter recuperare, in solitudine, estraniandosi dall’ambiente circostante, l’attenzione e la facoltà di giudizio. L’oberazione visiva, che ci vuole costringere a inseguire bisogni indotti come animali ciechi, ha portato la Società a un punto limite.
Oggi, il Cubo è la risposta!

Il visitatore è invitato a entrare nell’opera per sperimentare l’orrore a 360 gradi e magari sentire l’urgenza di una reazione propositiva.

Un Happening emozionante che coinvolgerà il visitatore. Si preannuncia un’avventura cruda, ma con un sorprendente risvolto positivo!

PRESENTE ALL’INTERNO DELLA MOSTRA IL VIDEO “APOKALYPSE IN BERLIN” REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON IL REGISTA CARLO FATIGONI ED I SANTIFOLLI PRESENTATO NEL 2009 IN OCCASIONE DELLA BERLINALE.

L’Esposizione è visibile sul Sito: www.apokalypse.co.uk

Angelo Cruciani con Grace Zanotto e l’Organico di Famiglia Margini, reduci dal Grande Successo della Mostra “Terzo Rinascimento” a palazzo Ducale di Urbino con oltre Trentamila presenze, si apprestano a realizzare un altro grande evento, la Mostra “Anni ‘00, il decennio irreale” dal 24 Giugno a Milano, che vedrà la partecipazione di Fabbrica Borroni.
Il percorso di Esposizioni Sociali che l’Associazione Culturale propone mira ad una rieducazione sensoriale dello spettatore, che attraverso l’arte si riappropria del rapporto emotivo con il Mondo.

“IL CUBO DELL’APOCALISSE” di Angelo Cruciani
Giovedì 27 Maggio 2010 h 18.00/ 23:00 – INGRESSO LIBERO

Cocktail offerto da ASTORIA
Performance sonora di Noisefuel

FAMIGLIA MARGINI
Ass. culturale e galleria d’arte contemporanea
Via Simone D’Orsenigo, 6 – Milano
lun-ven h. 11/14 – 16/20 sab-dom su appuntamento

Per ulteriori informazioni:

Flavia Lanza – Art Project Manager
Tel. 0255199449
Ph. 340 9245760

web: www.apokalypse.co.uk – www.famigliamargini.com
e-mail: famigliamargini@gmail.com

Moises Santos. Aguas

Moises Santos. Aguas

Acquario Civico di Milano
Viale Gadio, 2
3 giugno – 4 luglio 2010

inaugurazione giovedì 3 giugno, ore 18,30
Moises Santos,
considerato a livello internazionale
uno dei talenti più notevoli
del nuovo panorama artistico brasiliano
espone il suo ultimo ciclo di lavori
con un allestimento consono
al contesto che le ospita.

Barche, mari in tempesta, tsunami,
immagini stupefacenti
ricche di colore
e dense di significato

Bianco e blu sono i colori dominanti di Aguas, la personale di Moises Santos allestita all’Acquario civico di Milano che inaugurerà il prossimo 3 giugno. La mostra, promossa dal Comune di Milano e patrocinata dal Consolato Generale del Brasile, presenta un’installazione di 15 barchette/sculture in pvc, rivestite di specchi, “barchette luminose alla ricerca della propria identità e libertà”, come le definisce l’artista. Intorno una serie di opere su tela che evocano la potenza dell’acqua.
Secondo Giovanna Caldara con il suo lavoro, Santos vuole raccontare il senso di fragilità che l’uomo vive ogni giorno, quello stato di insicurezza e transitorietà che lo pone di fronte alla potenza di una forza superiore – quella di Dio o della natura – che mostra inevitabilmente i limiti umani. In questa occasione Santos si esprime con una pittura tra cielo e mare che si snoda tra le onde della vita in un susseguirsi di barchette alla continua ricerca della propria libertà.
Racconta un viaggio infinito in cui si ha la possibilità di riflettere sugli eventi, di esprimere paure ed emozioni, ma in cui è necessario adeguarsi al cambiamento per continuare a essere liberi. “Queste composizioni sono una proiezione dei viaggi universali in cui mi esprimo attraverso il colore”, dice l’artista. “Questa fase è maturata in un periodo molto complicato per me, un punto di domanda sia dal punto di vista professionale che personale. Ho cominciato a pensare alla distanza tra qui e il mio paese, così sono tornato al mare e all’acqua che mi mancavano”.

Moises Santos nasce a Aracaju, in Brasile, l’8 settembre 1972. Il suo amore per i colori, la danza e la musica, si è presto trasformato in un’urgenza espressiva che è coincisa con il suo arrivo in Italia, dove ha inizio la sua prima stagione produttiva. Oggi vive e lavora in Italia tra Milano, dove ha l’atelier sul Naviglio Grande, ed Erba.
Considerato a livello internazionale uno dei talenti più rilevanti del nuovo panorama artistico brasiliano, Santos si autodefinisce un “artista in perenne evoluzione” che cerca di sfuggire a qualsiasi tipo di classificazione. Distintosi per la sua personalità e per l’energia sprigionata dai suoi lavori, già nelle prime mostre collettive e personali, Moisés Santos si sperimenta con tecniche miste, sfruttando acrilico, gesso acrilico e olio, per creare “forme senza forma”. Nel 2005 realizza sul Naviglio Grande di Milano ”Barchette di carta”, installazione temporanea legata ad un progetto di arte pubblica, prima di una lunga serie di installazioni artistiche che hanno ”invaso” tutta la Lombardia, l’Italia e sono arrivate anche all’estero. Per la stagione 2008 del Licinium, propone ”Micro Cosmos”: un micro-cosmo per un macro-cosmo. Un piccolo pezzo dell’universo di colore di Santos dedicato a Isabella Molteni.

Pier Paolo Fassetta – Attesa

Si inaugura giovedì 13 maggio 2010 alle ore 19.00, e rimane allestita fino a lunedì 14 giugno, una mostra di Pier Paolo Fassetta, a cura di Fausto Raschiatore e Valentina Trisolino, intitolata Attesa.

“Attesa è la sintesi di un flusso di sensazioni emotive vissute intensamente dall’autore attraverso il reticolo dell’obiettivo e raccolte in libertà narrativa in stretta sintonia col fluire degli eventi nella loro concretezza sequenziale. Gente che entra, che esce, che sosta, che dialoga, che legge, che riflette, che passeggia, nell’Attesa di capire il senso di una condizione in apparenza non giustificata, sospesa nel tempo, enigmatica e misterica in uno spazio senza nome, senza storia e senza dimensione, tra incertezze e provvisorietà. In realtà è solo una tra le tante condizioni del nostro tempo. Un lavoro che coinvolge e rimanda alla poetica del grande artista americano Edward Hopper. Affascina di questo lavoro la location, ribalta teatrale sui generis, intrigano gli attori chiamati a interpretare ruoli mai assegnati in un sistema di relazioni legate al caso che nascono, vivono e muoiono nello spazio di un momento all’interno delle immagini che l’autore costruisce con la mente e il cuore permeandole della sua sensibilità. Come gli appunti di un diario che permettono di oggettivare la metafora dentro la scena e veicolarne il significante. Un gioco sottile e invisibile per argomentare sull’estetica fotografica, attraverso lo studio delle relazioni in un contesto improvvisato, “scatola magica attraversata da una luce speciale che conferisce a cose e persone una dimensione astratta/simbolica”. Pier Paolo Fassetta elabora, secondo il proprio sentire, un portfolio le cui fotografie, oltre ad avere equilibrio compositivo, hanno un’atmosfera sobria e una trama cromatica di raffinate tonalità linguistiche. Un gioco stimolante sulle potenzialità espressive delle Presenze e delle Relazioni in un non luogo, spazio senza tempo nel quale il fotografo ha mediato, con l’abilità di un regista esperto, ponendosi come loro tramite, alla stregua di un ponte, i cui estremi poggiano su due sponde: il tempo della Presenza e la consistenza della Relazione. L’una a sostegno dell’altra. Considerata nel suo complesso, l’opera è un ventaglio coordinato di punti di vista costruiti e filtrati da una sensibilità speciale, coniugati tra loro da una luce siderea in una trama espressiva in cui confluiscono, armonici e coerenti, segni forme spazi silenzi e sfumature. E’ un continuo fluttuare di manifestazioni spontanee, combinazioni emotive impreviste e microeventi improvvisati, tra astrazioni e realtà. Una serie di rapporti magici che definiscono nuove realtà e disegnano linguaggi inediti e passaggi visivi che vanno oltre la causalità, verso approdi narrativi indefiniti e indefinibili, per questo carichi di fascino e di misteriosi enigmi narrativi.” (Fausto Raschiatore)

“Il lavoro di Pier Paolo Fassetta non può definirsi una mera ricerca fotografica. Il suo percorso artistico ha radici molto più lontane, radicate nelle correnti degli anni Sessanta e Settanta della Land Art e dell’Arte Povera, i cui influssi arrivano nel nord-est italiano, zona d’origine dell’artista, attraverso la Biennale di Venezia e istituzioni di rilevanza internazionale come la Fondazione Bevilacqua-La Masa. Successivamente per Fassetta il mezzo fotografico, da semplice testimone di esperienze artistiche altrimenti perdute, si trasforma in un veicolo perfetto per esprimere le proprie idee, divenendo ideale punto di congiunzione tra analisi linguistica e tecnica, tra teoria e prassi. Un artista completo, dunque, maturo: con un percorso aperto a molteplici esperienze e influenze, rielaborate in un originale linguaggio personale. Non rimanendo ancorato a vecchi stilemi, Pier Paolo Fassetta ha continuato a rinnovare la propria ricerca attraverso una continua analisi, senza pregiudizi e con grande onestà intellettuale. Gli ultimi suoi lavori, di cui fa parte Attesa presentato in questa personale, sono la testimonianza di un ulteriore passo avanti dell’artista. Con immagini dall’effetto simile a quello di singoli frame video rielaborati in post-produzione, l’autore esprime un’inquietudine tutta contemporanea. Come la serie Geometrie Urbane, anche Attesa può definirsi uno sguardo intimo sull’anonimità della vita post-moderna: un’asettica sala d’aspetto diventa teatro di una realtà sfuggevole, in continuo divenire, un trasformarsi ciclico che non porta a una reale conclusione. Così come il presente vissuto da ognuno è testimone della sfrenata ricerca di un qualcosa che non riusciamo mai ad afferrare, la sala d’aspetto è assurta da Fassetta a simbolo di questa inquietudine contemporanea.” (Valentina Trisolino)

Pier Paolo Fassetta (Venezia, 1948) architetto, si dedica da sempre alla ricerca artistica attraverso il mezzo fotografico. Fin dalla giovanissima età i suoi lavori riscuotono l’interesse di critici e osservatori eccellenti del mondo della fotografia e delle arti visive. Dal 1977 una fitta serie di partecipazioni a mostre personali e collettive di pretigio gli vale una certa notorietà, ma soprattutto rafforza in lui l’intenzione di indagare i rapporti tra forma e luce in contesti non più soltanto paesaggistici, bensì di interni. Negli anni Novanta la ricerca fotografica riprende – dopo un periodo dedicato alla progettazione e al design – con nuove applicazioni rese possibili dalla tecnologia digitale. Del 2008 è il saggio Presenze, che raccoglie le espressioni di una modifica del punto di vista e della tecnica di ripresa: adeguati a un concetto di divenire dell’evento nel rispetto dell’autonomia del soggetto. Come anche, da ultimo, nei cicli Geometrie urbane e Attesa, entrambi del 2009, ove le composizioni alludono a singoli fotogrammi di una sequenza e lo spettatore è invitato alla lettura di segnali sfuggenti, ai limiti della decifrabilità.

Pier Paolo Fassetta
Attesa
A cura di Fausto Raschiatore e Valentina Trisolino
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma – tel. 06.44258243)
Inaugurazione: giovedì 13 maggio 2010, ore 19.00-22.00
Fino a lunedì 14 giugno 2010 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.pierpaolofassetta.it

Rita Soccio – mARkeT

Si inaugura sabato 10 aprile 2010 alle ore 19.00, e rimane allestita fino a lunedì 10 maggio, una mostra di Rita Soccio, a cura di Chiara Li Volti, intitolata mARkeT.

“Distesa su un letto, avvolta da un elegante vestito di seta verde, intenta, con il suo ricettario in bella mostra, a cucinare per l’amata famiglia e poi al supermercato, impegnata nell’ardua scelta di un detersivo anziché un altro. Potrebbe essere la vita della casalinga perfetta se non fosse che la protagonista impeccabile è in realtà Stella Fossati, sorridente icona indiscussa della pubblicità di un noto prodotto alimentare. Il marito cui si accompagna, al quale serve amorevolmente la cena, è Mastrolindo, personaggio testimonial rubato agli spot sulla pulizia della casa. A far da contorno intervengono l’omino Michelin, il buffo uomo baffuto amante delle patatine saltellanti e il Nostromo esperto in conserve ittiche. Per non parlare di Carmencita, il suo adorato Miguel e il lupo a sei zampe del petrolio. Un corto circuito mnemonico che Rita Soccio provoca nello spettatore della televisione d’antan. I consigli per gli acquisti dell’artista equivalgono a giochi d’azzardo tra icone pubblicitarie, nelle loro irriverenti trasmigrazioni da un mondo marca ad un altro. (S)marcature d’autrice che fanno degli storici loghi degli epitomi di nuova sostanza, ibrida ed estrosa. Ospiti di packaging divertenti, i nuovi brand sono frutto del libero amore tra loghi di differenti mondi di provenienza. Non hanno bisogno di restyling, facendo uso improprio di celebrità del cinema e dello spettacolo attuale, perché loro sono i sempreverde dello spot da trenta secondi ed esistevano da prima che tale diventasse. Protagonisti del trafiletto pubblicitario che portava i bimbi a nanna alla promessa ‘dopo Carosello’, questi intessevano storie, racconti, diventavano must, da condividere e da raccontarsi. Un occhio strizzato al vecchio modo del fare televisione, un gioco, quello di Rita Soccio, in cui il visitatore può farsi coinvolgere e sconvolgere. Tana libera tutti per i marchi d’eccezione, Stella e Mastrolindo coronano il proprio sogno d’amore segnalando il mutare del tempo: sono manager di se stessi, credono nelle pari opportunità di coppia e fanno spesa insieme al supermercato. L’installazione in sede prevede la presentazione degli ibridi prodotti, delle mescolanze fra le ‘razze’, un invito a tastare il falso, congratularsi con il quasi vero e non ricordarsi più del perché di quel ‘quasi’. Piacevole e divertente dislocamento di stereotipi, icone e simboli, per far venir voglia di essere consumatori.” (Chiara Li Volti)

“Tutto, prima o poi, scende a patti col mercato; compresa l’arte. Ma si può giungere a sostenere – con Andy Warhol – che la forma d’arte più nobile e affascinante è proprio quella in sé di vendere? di trasformare oggetti, risorse, idee in denaro? Rita Soccio intende confermare la plausibilità di una simile concezione, ma soprattutto – e qui sta la novità – vuole proporci una sorta di inversione della prospettiva. In un’economia iperglobalizzata che plasma e manovra un pubblico sempre più omologato come massa indistinta di consumatori, l’atto di scegliere compiuto dal singolo compratore sommuove un’energia intellettuale superiore a quella di qualsiasi trovata reclamistica. Sicché, più che la destrezza dei pubblicitari nel vendere, è l’originalità degli acquirenti nel comprare a poter configurare autentiche azioni di natura artistica. Lo rivelano i personaggi degli spot televisivi o delle confezioni industriali saggiamente riscritti nella fotografia e nella pittura dell’autrice. Sembrano proprio suggerircelo a chiare lettere: ‘Se acquisti il prodotto su cui siamo raffigurati sei il solito ‘uno dei tanti non pensante’; se acquisti l’opera che ci raffigura, invece, diventi autore tu stesso: cominci a pensare, e a creare.” (Carlo Gallerati)

Rita Soccio (Pescara, 1971) è un’artista che, muovendo da una ricerca sulla forza evocativa dei ‘personaggi di marca’, pone l’accento sui rapporti fra pubblicità e società, e sullo scambio simbolico fra bisogno e realtà nella comunicazione. Le sue opere di fotografia, pittura e tecniche miste sono state presentate in numerose mostre, sia in spazi espositivi pubblici che in gallerie private. Insegna Progettazione Grafica all’IPCTP di Civitanova Marche e Packaging Design presso l’Università Telematica Unitel di Milano. È autrice e coautrice di diverse pubblicazioni, come La grafica tra marketing e progetto e Disegno grafico e progettazione, editi dalla Clitt di Roma.

Rita Soccio
mARkeT
A cura di Chiara Li Volti
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma – tel. 06.44258243)
Inaugurazione: sabato 10 aprile 2010, ore 19.00-22.00
Fino a lunedì 10 maggio 2010 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via M. di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it

Sigis Vinylism partecipa alla mostra internazionale d’arte contemporanea “I dialoghi del colore” IV edizione, Taormina Gallery

SIGIS VINYLISM – VINYLIM ART LAB – PRESS OFFICE
Milano, 21 Febbraio 2010

Sigis Vinylism ha il piacere di comunicare ufficialmente la
partecipazione alla mostra internazionale d’arte
contemporanea “I dialoghi del colore” IV edizione, curata
dalla Dott Rosi Raneri, presso la Taormina Gallery situata
nello splendido centro storico di Taormina.
Per l’occasione sarà esposta per la prima volta al
pubblico l’opera realizzata da Sigis Vinylism nello studio
milanese intitolata:”Walk Hard”.

Sigis Vinylism

La provocazione silenziosa di Sigis va oltre quei silenzi
assordanti musicali, va oltre quel contrasto generazionale.
Queste bocche senza fiato creano una nuova forma di
controcultura,un attuale pop art che riversa sul vinile i
temi del nostro quotidiano senza essere mai offensivo o
drammatico.Questo perchè i lavori di Sigis partono da
sè, dal suo esistere nel mondo, dal suo modo di percepire
la realtà. Una realtà che si allontana da quelle
situazioni stridenti e caotiche che oggi ci circondano, una
realtà semplificata alla maniera del Novau Realisme, la
realtà di Sigis. Il suo è un modo semplice che riesce ad
imporsi nella memoria collettiva per la sua efficacia.
Attraverso le sue bocche ci racconta della sua attitudine
verso l’arte, per il particolare della vita vista dagli
occhi di un bambino che riesce a semplificare anche le cose
più difficili… e poi è noto a tutti: Complicare è
facile, semplificare è impresa! Senza rendersene conto,
Sigis ha dato vita ad un nuovo movimento artistico: il solo
movimento capace di cambiare forma senza spezzarsi, il solo
movimento capace di urlare senza fare rumore. il solo
movimento capace di plasmare forme quanto più reali
scompigliando il modo in cui siamo abituati a vederle.
Perchè un Disco non per forza vuol significare “io suono”
ma anche:” io esisto e sfido il tempo della tecnologia…del
costume…della memoria… per l’importanza della non
importanza!

WALKHARD

La bocca color rosso brillante si erige e giudice del
cammino che queste scarpe hanno fatto. Il cammino di ognuno
di noi, ma forse in questo caso, il cammino specifico
dell’artista. Sappiamo che Sigis nasce prima come Dj e Sound
Designer ambiente in cui inizia a sentire la necessità di
stringere tra le mani il vinile per fermare questo tempo che
corre come salti nel vuoto. Ogni scarpa una storia. Ogni
suola consumata un viaggio fatto, un viaggio sognato, una
strada intrapresa, una strada non percorsa, una strada da
finire e chissà quante altre da imboccare. Tutte queste
scarpe sono un cammino. Il cammino difficile della vita,
delle scelte che facciamo spesso con il cuore, di rado con
la ragione.

Dott. Mariella Casile

Taormina Gallery, via di Giovanni 36, 98039 Taormina ME
Vernissage ore 18,00 / 22,00

Vinylism Art Lab – Sigis Vinylism

www.sigis-vinylism.com
info@sigis-vinylism.com

www.taorminagallery.com

Angelo porta a Milano L’Apocalisse

L’Associazione culturale Famiglia Margini presenta la personale “APOKALYPSE” di Angelo Cruciani l’ex Modello e Stilista che spesso ha sbalordito il pubblico per la forza vivace della sua Comunicazione: da Obama in Croce agli Angeli impiccati, passando per un scia di graffiti che hanno portato Gesù in strada.

Con “APOKALYPSE”, l’artista indaga il profondo ed eterno viaggio dell’uomo, nelle sue pieghe esistenziali, dalle tracce a volte oscure. Il lavoro di Angelo Cruciani definisce una possibile alternativa, traccia una linea guida che attraversa l’angoscia individuale (provocata dall’ossessione dello scadere del Tempo) per raggiungere la ricomprensione dell’individuo nel flusso d’energia del Cosmo. Un percorso onirico che disegna il 2012 come l’anno in cui l’Uomo smise di contare il Tempo.

La mostra comprende 80 dipinti e il suo percorso è suddiviso in 3 aree tematiche: “degenerazione razionale”, “consapevolezza spirituale”, “cosmo”. Ad ognuna esse, corrisponde un preciso momento di riflessione sull’uomo. Si tratta quindi di una personale visionaria, che analizza e smembra l’attuale crisi sociale per proporre soluzioni spirituali che possano condurre l’individuo a riappropriarsi della consapevolezza di sé.

L’evento non sarà dunque una mostra d’arte tradizionale, bensì una vera e propria esperienza sensoriale, una rivoluzione nell’espressione artistica, un percorso di riflessione per l’uomo.

Un’esposizione attraverso la quale Angelo Cruciani, con la sua pittura, dischiude le porte alla PROFETIC ART: un nuovo modo sensoriale di affrontare il discorso pittorico affidando al figurativo un’inedita responsabilità: comunicare un insegnamento tratto da un viaggio in una dimensione altra, una dimensione pervasa d’esperienze trascendentali che ci parlano di un mondo in transizione.

Morte e Vita s’incontrano in un punto che investiga il senso dell’esistenza umana, distruggendo la razionalità delle 4 dimensioni conosciute a favore del passaggio vibrazionale che conduce a una Quinta Dimensione completamente emotiva.

Famiglia Margini propone, attraverso il lavoro pittorico di Angelo Cruciani, un Percorso che parte da una visione dell’uomo contemporaneo e offre, nel susseguirsi delle immagini e delle installazioni (fra cui il Cubo dell’Apokalypse, ideale incontro di Arte e Design) una possibilità più umana di vita.

APOKALYPSE
Angelo Cruciani

A cura di: Grace Zanotto
Testi critici: Stefano Bianchi, Marcello Pecchioli e Paolo Thea

DOVE: Galleria Famiglia Margini, via Simone D’Orsenigo 6, 20135 Milano
QUANDO: dal 22 marzo al 2 maggio 2010
ORARIO: dalle 11:00 alle 20:00 tutti i giorni
INGRESSO: gratuito
Preview stampa : 18 marzo ore 18:30
VERNISSAGE: 21 Marzo ore 18:30 invitati
PATROCINIO: AMNESTY ITERNATIONAL

Per ulteriori informazioni: Tel. 0255199449
web: www.apokalypse.co.uk
e-mail: famigliamargini@gmail.com

UFFICIO STAMPA Eleonora Tarantino
Press & Media (tel. 335/6926106)
le immagini ad alta definizione sono disponibili in formato elettronico o su cd, inviare richiesta a: pressmedia@coolmag.it

MOLTI PENSIERI VOGLIONO RESTARE COMETE, evento speciale nell’ambito di NEL NOME DEI PADRI

Periodo mostra: 27 gennaio 2010 – 8 febbraio 2010
Orario: tutti i giorni 10.00 -13.00 / 16.30 – 19.30; domenica/lunedì mattina chiuso
Sede: Bongiovanni Gallerie, Via Rizzoli 36 (Galleria Acquaderni 3/c-3/d) – 40126 Bologna
Tel. 051264681 – fax. 051264681
www.galleriabongiovanni.com – info@galleriabongiovanni.com

Sabato 30 gennaio, Bongiovanni Gallerie inaugura la mostra collettiva Nel Nome dei Padri, in occasione di Art White Night, la Notte Bianca dedicata all’arte nell’ambito di Arte Fiera 2010 per la quale tutta la città partecipa alla messa in scena dell’arte contemporanea. Bongiovanni Gallerie si inserisce nel programma illuminando questa lunga notte dedicata all’arte con opere inedite di dieci giovani artisti di fama nazionale e internazionale che riflettono sulla sacralità e sulle proprie radici etiche ed artistiche.

In occasione della vernice di Nel Nome dei Padri, Piero Casadei racconta la poetica teatrale di Leo De Berardinis attraverso gli scatti realizzati durante le otto pièces dello spettacolo dedicato all’artista Molti pensieri vogliono restare comete.
La mostra fotografica che Piero Casadei ha curato anche scenograficamente, a cui hanno fatto da cornice le note di Alessandro Saviozzi e la messa in scena, è accompagnata dalla presentazione di un libro che raccoglie i contributi critici e i pensieri dedicati al grande maestro. L’intero progetto si eleva in questo modo dal mero ricordo commemorativo per celebrare la forza del lavoro e del pensiero di Leo De Berardinis, perché “Il teatro è una grande forza civile. Il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita e della morte”(Leo De Berardinis).

Su questo evento poliedrico si innesta Nel Nome dei Padri, un nuovo percorso tematico per Bongiovanni Gallerie e per la sua giovane curatrice, Raimonda Z. Bongiovanni, che ricerca opere di diversa natura tecnica ed artistica e le fa dialogare offrendo spunti per una profonda riflessione sulla natura umana.
La mostra unisce figure e metafore che incarnano i “Padri” dell’arte, della storia e della religione: i grandi artisti, i mentori ritratti da Grelo, le opere ispirate al mondo della letteratura come In the name of Wilde di Marco Distefano e le personalità della vita reale di Vincenzo Baldini. Le rivisitazioni delle raffigurazioni sacre e ancestrali come Angels Mist e le tre colonne Love Box di Mark Cottle, i Legami di sangue di Antonio Marino affiancano vere e proprie icone del cristianesimo create da Filippo Negroni, Roberto Lucifero, Lele De Bonis, Dino Buffagni con la sua opera Angeli non liberi o Gianluca Stumpo presente con il Cristo della Metropolitana. Immagini visibili e uniche del passato in un ideale connubio tra radici e innovazioni tecniche, tra arte antica e società moderna che vedrà la sua naturale conclusione nel ritorno simbolico alla “Casa del Padre” per una seconda mostra, prevista per il 2010, all’interno di una chiesa sconsacrata.

Paolo Bini – Opere recenti

Per l’appuntamento annuale con la pittura – dopo il notevole successo riscosso nel novembre 2008 dalle opere della pittrice berlinese Tina Buchholtz – Galleria Gallerati presenta ‘Opere recenti’, una mostra personale di Paolo Binia, a cura di Massimo Bignardi.

“Il passaggio non è stato facile, anzi lento, a volte sofferto, per il timore che si stavano definitivamente slacciando i fili di un legame con il valore della raffigurazione. Paolo Bini, perché delle sue ultime esperienze stiamo parlando, ha lavorato ininterrottamente in quest’ultimo anno spingendo la sua pittura a staccarsi da composizioni che trattenevano frammenti di immagini e di oggetti articolati in spazi a mo’ di scatole sceniche, per rivolgersi a un dettato nel quale, se pur con brevi inflessioni di matrice gestuale, predomina l’emotiva essenzialità del colore. […] Bini ha tentato, poco più di quattro anni fa, di dare un senso alla visione della realtà attraverso la memoria, impaginando i suoi segni-sagome in quelle ‘stanze’ che lui ama definire ‘memoria esterna’. In fondo, il suo interesse era rivolto alla resa di oggetti svuotati del ‘corpo’ – come scrivevo presentando il suo lavoro al Premio Camposauro del 2005 – posizionati “nello spazio della memoria con lo stesso ordine, lo stesso mistero delle bottiglie morandiane”. V’era, però, un margine di indecisione rispetto al colore: non era tanto la reticenza al suo darsi quale dato connotativo, quanto una sofferta necessità di volerlo sentire come dettato di un’emozione profonda, di quella gioia che si legge chiara quando l’artista si lascia andare nei flussi della pittura (lo registriamo in Luogo 30 , in Altra risonanza, piccole tele dello scorso anno), nella costante tensione che lo accende ogni qualvolta si prospetta un’avventura sulla superficie della tela. Come un naufrago che non cerca salvezza, Bini affida al colore i segnali della sua necessità di sentire l’esperienza creativa come identità esistenziale, senza però rinunziare al legame con la viva tradizione della pittura italiana, in particolare con l’area di quell’astrazione lirica che si incunea nelle vicende artistiche del secondo dopoguerra. Guarda a Licini, cercando riparo per le sue forme, oramai solo tracce; poi all’esplosione timbrica del colore luminoso di Afro; infine rilegge l’unità compositiva che viene dagli esiti della Nuova Scuola Romana del decennio Ottanta, soprattutto da Giuseppe Gallo per quanto riguarda le larghe campiture di colore. Nella fitta corrispondenza per e-mail, avviata qualche tempo fa a proposito del colore, Bini mi scriveva: “Il verde negli ultimi tempi è frequente. È presente soprattutto nella seconda fase di stratificazione della materia, quello tra la matita (che copre il bianco del cartone) e il bianco di zinco che smalta la superficie, quasi a formare uno schermo. […] Un’inquietudine, propria di un’aurora, impronta l’odierna pittura di Paolo Bini ed è ben evidente, a mio avviso, in molte delle sue opere recenti: aurora – v’è l’obbligo di una tempestiva precisazione – che non è affrancamento a un’immagine di uno stato d’animo nel quale l’artista riversa gli impasti di umori esistenziali, tanto meno metafora di un’epifania di luce percepita, bensì variante emotiva incuneata, cedendo alla metafora, tra la notte e il giorno, in pratica tra luci di realtà fra loro diverse implicando, quasi sempre, la memoria e la visione.
 L’idea di ‘aurora’ ma, anche, di ‘scintilla’ sono stati temi, spesso, al centro delle lunghe chiacchierate che accompagnavano la fine di ogni lezione; quando, cioè, un gruppo di giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, tra questi Paolo, iscritti nei primi del Duemila ai miei corsi di Storia dell’Arte, decidevano di aprire provocatoriamente il confronto con la critica, quella che, bontà loro, ritenevano per certi versi implicata nei fatti dell’arte a noi contemporanea. Non so se fossero loro a tenermi in ostaggio perché interlocutore credibile e, al tempo stesso, disponibile o se, invece, fossi io perché bisognoso di un confronto con una generazione di giovani che, senza iperboli intellettualistiche e lontani dalle mondanità, mettevano al primo posto dei loro sogni l’arte. Fra i temi ricorrenti v’era il valore da dare all’attimo aurorale dell’esperienza creativa: se da un lato li sollecitavo a non cedere al sentimento del ricordo, al tempo stesso cercavo di offrire alla discussione chiarimenti sui concetti di persistenza e di durata – nell’accezione bergsoniana – coesi alla memoria. Cercavo di abbreviare il passo e raggiungere la loro postazione, quella di pittori, di scultori, di scenografi, soprattutto di giovani sobillati da una ‘nuova memoria’ quella dei processori elettronici. 
Le opere che Paolo oggi propone respirano l’aria lieve di quelle ‘chiacchierate’ nel giardino dell’Accademia e, per nostra fortuna, mostrano le perplessità che al tempo si leggevano chiare sul suo volto: l’artista ha, cioè, continuato a guardare la pittura come un’esperienza effettiva del suo essere, tenendo fede al ruolo delle emozioni, conservando la loro essenza di realtà ‘assurde e irrazionali’, ma non per questo irreali.” (Massimo Bignardi)

Paolo Bini è nato nel 1984 a Battipaglia (SA). Nel 2002 ha conseguito il Diploma sezione Accademia al Liceo Artistico Statale C.Levi di Eboli (SA), e nel 2007 la Laurea in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2007 è stato Assistente scenografo presso il Cinespettacolo della Grancia a Brindisi di Montagna (PZ). Nel 2009 è stato Docente esterno come esperto in Scenografia/Arti visive” presso l’Istituto Comprensivo Statale G.Salvemini di Battipaglia (SA). Alla copiosa bibliografia si aggiunge la recente acquisizione di sue opere nella collezione pubblica del FRAC (Fondo Regionale d’Arte Contemporanea) di Baronissi (SA) e in quella del Centro Documentazione Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro di Roma. Dal 2004 ha esposto in numerose mostre personali e collettive presso istituti e gallerie di varie città italiane (cfr. www.paolobini.it).

Paolo Bini, Opere recenti
A cura di Massimo Bignardi
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma – tel. 06.44258243)
Inaugurazione: sabato 19 dicembre 2009, ore 19.00-22.00
Fino a venerdì 29 gennaio 2010 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.paolobini.it.com

Deutsche Wiedervereinigung – da Berlino in poi

Nell’ambito dei festeggiamenti indetti dal Comune di Roma per i venti anni della caduta del Muro di Berlino,
con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali,
Galleria Gallerati presenta

Deutsche Wiedervereinigung – da Berlino in poi

una mostra collettiva a cura di Valentina Trisolino.

Diciannove artisti sono stati invitati a esprimersi liberamente (purché attraverso l’impiego totale o parziale di tecniche fotografiche o video) sul tema della riconquistata libertà dopo la riunificazione tedesca del 1989.

Questi gli autori presenti in mostra, con un’opera ciascuno: Fulvio Bortolozzo, Anita Calà, Paola Casali, Alessia Cervini, Alessia Cocca, Ermanno Dosa, Pier Paolo Fassetta, Roberto Gaia, Carlo Gallerati, Bianca Gutberlet, Günter Hoffmann, Alessandro Lanza, Emilia Lucchini, Vincenzo Monticelli Cuggiò, Sara Munari, Mario Rossi, Franziska Rutz, Mauro Talamonti, Orith Youdovich.

La mostra si inaugura martedì 1 dicembre 2009 alle ore 19.00, e resta allestita fino a mercoledì 16 dicembre.
Per l’occasione, la galleria rimane aperta anche dalle 11.00 alle 13.00 di sabato 5 e sabato 12 dicembre.

“Deutsche Wiedervereinigung è un’espressione che in italiano non evoca nessun ricordo: difficile da pronunciare e da memorizzare per chi, come la maggior parte di noi, non ha studiato il tedesco. Solo la parola deutsche può far intuire la volontà da parte degli autori di questa mostra di raccontare una ‘storia tedesca’. Ecco che il sottotitolo da Berlino in poi giunge in aiuto nella ricerca di un senso: tutti i tasselli iniziano a combaciare e la spiegazione si scopre e si palesa ai nostri occhi. La riunificazione tedesca è un evento storico fondamentale per la storia della Germania. Vent’anni fa cadeva il Muro di Berlino e da quel momento le cose non sarebbero state più le stesse, gli assetti politici del periodo della ‘guerra fredda’ avrebbero ceduto il posto a nuovi accordi e strategie internazionali e una spinta in avanti sarebbe stata data allo sviluppo della nuova società globalizzata. Come rappresentare a livello visivo l’effetto di questa ‘cascata’ travolgente? Cosa è accaduto nell’immaginario collettivo dell’uomo europeo post-moderno da quel momento in poi? Questo è ciò che i diciannove artisti in mostra tentano di indagare, ognuno attraverso il proprio registro linguistico e la propria tecnica. Alcuni di loro esplorano le vie della città protagonista di tale cambiamento, altri realizzano immagini astratte o si appropriano di immagini recuperate, altri ancora rappresentano le odierne barriere come riverbero di quel muro che divise l’Europa e il mondo per quasi trent’anni. Il loro lavoro è volutamente inquadrato in un arco temporale post-caduta, non a caso il sottotitolo da Berlino in poi definisce meglio questa operazione espositiva. La spiegazione logica è legata a una ricerca da parte di tutti gli artisti di un’analisi più lenta e meditativa di tale avvenimento storico, lontana da un tipo di racconto fotogiornalistico, o quanto meno legato all’attimo storico in cui è accaduto. Un lavoro artistico, più che strettamente fotografico, che rende l’indagine collettiva interessante per un approfondimento. Scopo di questa esposizione dunque non è la mera commemorazione di un evento storico ma vuol essere una proposta di riflessione sulla percezione, sulle speranze e anche sulle delusioni (perché no) scaturite da quel fatidico nove novembre 1989.” (Valentina Trisolino)

Deutsche Wiedervereinigung – da Berlino in poi
Da un’idea di Carlo Gallerati
A cura di Valentina Trisolino
Con il patrocinio del Comune di Roma (Assessorato alle Politiche Culturali)
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – 00162 Roma – tel. 06.44258243 – 347.7900049)
Inaugurazione: martedì 1 dicembre 2009, ore 19.00-22.00
Fino a mercoledì 16 dicembre 2009 (ingresso libero)
Sabato 5 e sabato 12 dicembre: apertura straordinaria dalle 11.00 alle 13.00
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it