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Deutsche Wiedervereinigung – da Berlino in poi

Nell’ambito dei festeggiamenti indetti dal Comune di Roma per i venti anni della caduta del Muro di Berlino,
con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali,
Galleria Gallerati presenta

Deutsche Wiedervereinigung – da Berlino in poi

una mostra collettiva a cura di Valentina Trisolino.

Diciannove artisti sono stati invitati a esprimersi liberamente (purché attraverso l’impiego totale o parziale di tecniche fotografiche o video) sul tema della riconquistata libertà dopo la riunificazione tedesca del 1989.

Questi gli autori presenti in mostra, con un’opera ciascuno: Fulvio Bortolozzo, Anita Calà, Paola Casali, Alessia Cervini, Alessia Cocca, Ermanno Dosa, Pier Paolo Fassetta, Roberto Gaia, Carlo Gallerati, Bianca Gutberlet, Günter Hoffmann, Alessandro Lanza, Emilia Lucchini, Vincenzo Monticelli Cuggiò, Sara Munari, Mario Rossi, Franziska Rutz, Mauro Talamonti, Orith Youdovich.

La mostra si inaugura martedì 1 dicembre 2009 alle ore 19.00, e resta allestita fino a mercoledì 16 dicembre.
Per l’occasione, la galleria rimane aperta anche dalle 11.00 alle 13.00 di sabato 5 e sabato 12 dicembre.

“Deutsche Wiedervereinigung è un’espressione che in italiano non evoca nessun ricordo: difficile da pronunciare e da memorizzare per chi, come la maggior parte di noi, non ha studiato il tedesco. Solo la parola deutsche può far intuire la volontà da parte degli autori di questa mostra di raccontare una ‘storia tedesca’. Ecco che il sottotitolo da Berlino in poi giunge in aiuto nella ricerca di un senso: tutti i tasselli iniziano a combaciare e la spiegazione si scopre e si palesa ai nostri occhi. La riunificazione tedesca è un evento storico fondamentale per la storia della Germania. Vent’anni fa cadeva il Muro di Berlino e da quel momento le cose non sarebbero state più le stesse, gli assetti politici del periodo della ‘guerra fredda’ avrebbero ceduto il posto a nuovi accordi e strategie internazionali e una spinta in avanti sarebbe stata data allo sviluppo della nuova società globalizzata. Come rappresentare a livello visivo l’effetto di questa ‘cascata’ travolgente? Cosa è accaduto nell’immaginario collettivo dell’uomo europeo post-moderno da quel momento in poi? Questo è ciò che i diciannove artisti in mostra tentano di indagare, ognuno attraverso il proprio registro linguistico e la propria tecnica. Alcuni di loro esplorano le vie della città protagonista di tale cambiamento, altri realizzano immagini astratte o si appropriano di immagini recuperate, altri ancora rappresentano le odierne barriere come riverbero di quel muro che divise l’Europa e il mondo per quasi trent’anni. Il loro lavoro è volutamente inquadrato in un arco temporale post-caduta, non a caso il sottotitolo da Berlino in poi definisce meglio questa operazione espositiva. La spiegazione logica è legata a una ricerca da parte di tutti gli artisti di un’analisi più lenta e meditativa di tale avvenimento storico, lontana da un tipo di racconto fotogiornalistico, o quanto meno legato all’attimo storico in cui è accaduto. Un lavoro artistico, più che strettamente fotografico, che rende l’indagine collettiva interessante per un approfondimento. Scopo di questa esposizione dunque non è la mera commemorazione di un evento storico ma vuol essere una proposta di riflessione sulla percezione, sulle speranze e anche sulle delusioni (perché no) scaturite da quel fatidico nove novembre 1989.” (Valentina Trisolino)

Deutsche Wiedervereinigung – da Berlino in poi
Da un’idea di Carlo Gallerati
A cura di Valentina Trisolino
Con il patrocinio del Comune di Roma (Assessorato alle Politiche Culturali)
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – 00162 Roma – tel. 06.44258243 – 347.7900049)
Inaugurazione: martedì 1 dicembre 2009, ore 19.00-22.00
Fino a mercoledì 16 dicembre 2009 (ingresso libero)
Sabato 5 e sabato 12 dicembre: apertura straordinaria dalle 11.00 alle 13.00
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it

Pietro D’Agostino, ‘Experience #1’

Si inaugura giovedì 5 novembre 2009 alle ore 19.00, e resta allestita fino a venerdì 27 novembre, una mostra di Pietro D’Agostino, a cura di Maurizio G. De Bonis, intitolata Experience #1.

“Esiste una relazione sotterranea, quanto automatica, tra elementi della realtà e casualità architettonica dell’agire della luce? È plausibile l’esistenza di una dimensione “altra” che restituisca al soggetto guardante la possibilità di svincolarsi dal significato del visibile per accedere a un universo non interpretativo ma poeticamente percettivo del reale? Può la fotografia rivelarci ciò che i nostri occhi avvertono ma che il nostro cervello seleziona e scarta per consentirci una vita possibile? La risposta a queste domande è sì, e il lavoro di ricerca che porta avanti Pietro D’Agostino da molti anni ne è la prova. In tal senso, definire “fotografia” il suo campo di azione/ricezione appare assai riduttivo. Ci porterebbe fuori strada. L’autore, infatti, procede attraverso il meccanismo dell’indagine allo stesso tempo metodica, cioè stimolata dal pensiero intelligente, e irrazionale, cioè sospinta da un’istintiva esigenza di investigazione che ha a che fare con la poesia e i significanti piuttosto che con la riflessione teorica finalizzata alla produzione di oggetti artistici. Non c’è alcuna contraddizione in tale atteggiamento, anzi si avverte una coerenza di fondo che raramente è riscontrabile nel panorama contemporaneo. Forse, l’aggettivo più appropriato da accostare alla parola lavoro nell’universo di Pietro D’Agostino dovrebbe essere “filosofico”, piuttosto che banalmente “artistico”. Si avverte nelle sue opere una sorta di visione globale, la presenza di un’istanza percettiva che lo spinge a rintracciare, lì dove esiste già (poiché tutto esiste già), l’inevitabile architettura della luce. Allontanarsi dalla questione contenutistica e avvicinarsi alla registrazione di qualcosa che la nostra psiche elimina per non destabilizzarci è di per sé atto creativo anticonvenzionale, libero da preconcetti e tutto concentrato non a spiegare, quanto a riconoscere ciò che è intorno a noi e che non siamo più in grado di comprendere, poiché ingabbiati nell’ossessione del messaggio codificato.

La fotografia psuedo-astratta di D’Agostino, dunque, è il rovescio della medaglia della raffigurazione della natura che ha rappresentato negli ultimi tempi un rinnovato territorio di ricerca. Accostare un’immagine “casuale” alla rappresentazione della fitta vegetazione della campagna romana non è operazione ardita ma certificazione di una potente multi-direzionalità e ricettività dello sguardo, della presenza del fotografo nel mondo e della sua esigenza di divenire un radar puntato sull’esistente visibile/invisibile. L’autore non interpreta, non rappresenta, non cerca, semmai trova gli stessi elementi architettonici nell’azione della luce sugli oggetti e nel vorticoso e insensato aggrovigliarsi della natura in se stessa. Si potrebbe definire la sua impostazione di tipo musicale, poiché le sue immagini vanno lette esattamente come si farebbe con uno spartito, come la fusione sinfonica di vari elementi che coniugandosi evocano una trama, nella quale forme, scie, ombre, luce ricordano al nostro sguardo che il suo campo d’azione è estremamente limitato e che in natura tutto è già “scritto”, pronto a essere fotografato. Era così inevitabile che il suo percorso sfociasse in alcuni linguaggi paralleli alla fotografia. In primo luogo nel video, che nell’universo dell’autore perde la sua connotazione di mero dispositivo per divenire appunto “nuovo territorio linguistico”. In secondo luogo, nell’edificazione di oggetti il cui scopo è quello di far emergere in forma tridimensionale un’architettura di luce esistente ma non percepibile.

D’Agostino sembra essersi collocato in una dimensione di ricerca quasi scientifica che però non intende scoprire nulla, semmai vuole spingere lo sguardo lì dove le convenzioni umane hanno posto un tabù, lì dove una certa impostazione culturale ha collocato il sacro sottraendolo alla sensibilità umana. Dunque, la sua azione risulta puramente sovversiva e tendente a mostrare qualcosa che si avvicina più possibile all’emersione dell’enigma dell’esistenza. Il suo sguardo punta dritto alla reale essenza degli effetti visibili/invisibili della luce, nella consapevolezza che il suo atteggiamento è al centro di un paradosso, di una sana contraddizione. E se è vero che il suo procedimento creativo frutto di un meccanismo di desacralizzazione del mondo, per cui la sfera espressiva diviene territorio di registrazione di eventi percepiti dallo sguardo dell’individuo in modo automatico, è altrettanto certo che il percorso intellettuale che l’ha portato a operare in tal senso è denso della sua umanità, del suo inseguire sensazioni interiori attraverso il pensiero fotografico, della sua connaturata esigenza di condivisione. In sostanza, il suo agire fotografico appare contrario alla mitizzazione della figura dell’artista demiurgo e costruttore, che inventa dal nulla, e fa emergere con forza un’idea dell’artista come individuo, il quale all’interno del processo intellettuale diviene corpo sensibile alle esperienze, materiale organico plasmabile dalla natura stessa.

D’Agostino inverte il processo di disumanizzazione dell’arte umanizzando la procedura creativa e riportando l’uomo, inteso come essere ricettivo e carico del suo bagaglio esistenziale, al centro del senso del fare arte. Usando una formula paradossale si potrebbe affermare che non è il fotografo a catturare la luce e a raffigurare la natura, ma sono la luce e la natura che fotografano il suo sguardo. Le immagini, i video e i cubi trasparenti che fanno parte del suo universo espressivo sono estranei al tempo e allo spazio. Ci parlano del rapporto tra essere umano e natura, tra sguardo e realtà, tra razionalità e inconscio, tra fare mitizzato/sacralizzato e fare umanizzato. Le sue opere sono e nulla più, così come sono e nulla più anche le opere non percepibili, quelle invisibili ai nostri occhi, quelle che l’autore potrebbe trovare nel suo cammino ma che per motivi imperscrutabili non rintraccerà mai. Nelle sue fotografie la luce finisce per farsi oggetto, allo stesso tempo spiegabile attraverso valutazioni tecnico/scientifiche, e inspiegabile, perché sintomo nascosto dell’estrema stratificazione del senso di ogni cosa, della natura, della vita stessa. In tale complesso approccio visuale si annida una poesia destabilizzante e acuta, perfino dolorosa per la nostra mente, una poesia visiva che rivela un sentiero sconcertante la cui conclusione probabilmente non esiste.” (Maurizio G. De Bonis)

Pietro D’Agostino vive nei pressi di Roma dove è nato nel 1958. Fotografo professionista dal 1982. Matura un rapporto intimo e inconscio con la luce usandola, attraverso il dispositivo fotografico e ultimamente con il video, come strumento di indagine e di espressione. Nel 1998, assieme a Nicola Forenza e Alessandro Vescovo, da inizio al progetto del gruppo Pan-ikon con l’intento di rilanciare potenzialità inespresse ed evidenziare capacità espressive specifiche della fotografia. Inizia nel 2001 una collaborazione con la redazione della rivista on-line www.cultframe.com. Ha partecipato a varie iniziative performative con musicisti di area sperimentale, tra i quali Marco Ariano, Elio Martusciello, Gianfranco Tedeschi, Vincent Courtois, Roberto Bellatalla, con i poeti Marco Giovenale, Sara Ventroni, Prisca Agustoni e con la danzatrice Alessandra Cristiani.

Pietro D’Agostino, Experience #1
A cura di Maurizio G. De Bonis
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma – tel. 06.44258243)
Inaugurazione: giovedì 5 novembre 2009, ore 19.00-22.00
Fino a venerdì 27 novembre 2009 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.pietrodagostino.com

Eva Tomei, ‘Al mare’

Dal 29 maggio al 2 agosto 2009 si svolge l’ottava edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma,
promosso dall’ Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma,
prodotto da Zoneattive, con il sostegno di Baume & Mercier e con la direzione artistica di Marco Delogu.

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Mostra collettiva a Roma – 06 Collection

Nell’ambito di Roma Art Weekend, evento promosso dall’Associazione Roma Contemporary col patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, Galleria Gallerati presenta 06 Collection, una mostra collettiva di autori del gruppo 06.

La mostra si inaugura venerdì 10 ottobre 2008 dalle ore 19.00 alle 24.00, e resta allestita fino a venerdì 31 ottobre.

Per Roma Art Weekend, la galleria rimane aperta anche dalle 19.00 alle 24.00 di sabato 11 e domenica 12 ottobre.

La mostra comprende un’antologia delle opere già esposte nelle prime due edizioni della rassegna Fuori, per l’occasione chieste in prestito ai possessori, e un’anteprima di lavori inediti che saranno presentati il prossimo dicembre con Fuori 3.

Questi gli autori partecipanti, con una o due opere ciascuno: Francesco Belli, Paola Casali, Agostino Cernilli, Maurizio Cintioli, Giulio Conti, Camillo Di Tullio, Carlo Gallerati, Alessandro Lanza, Vincenzo Monticelli Cuggiò, Luca Spagnolo.