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Strage di Bologna : intervista alla madre di una delle vittime

L’orologio della stazione di Bologna, fermo all’ora della strageRoberto aspetta il treno che lo riporterà a casa. La prima licenza dopo tre mesi. Sopraffatto dal caldo, inganna il tempo di attesa canticchiando una canzone, poi si accende una sigaretta senza pensare. Una grande confusione intorno. È il primo fine settimana di agosto e tutti partono per le vacanze. A lui in vece interessa solo tornarsene al suo paesello per riabbracciare genitori ed amici. Muore dalla voglia di fare un pasto decente, l’amore ed una partita a calcio. Guarda l’orologio della stazione sbuffando: ancora le 10.20. Il treno sembra non voler mai arrivare, si accarezza una guancia col dorso della mano, vi tamburella sopra le dita, è impaziente. Infila una mano nella tasca destra dei jeans troppo larghi. Cerca un gettone per chiamare il padre ed avvertirlo del suo arrivo. Si sente quasi stordire mentre osserva i binari riflettere la luce del sole. Si guarda intorno alla ricerca di una cabina telefonica. Alza di nuovo lo sguardo verso l’orologio: le 10.25.

Roberto Procelli, classe 1959, militare di leva al 121° Battaglione di artiglieria leggera di stanza a Bologna. La prima vittima ad essere identificata grazie alla piastrina che portava al collo. Il suo corpo è stato trovato accanto alla cabina telefonica di Piazza delle Medaglie d’Oro.
Roberto aveva ventun’anni e veniva da San Leo di Anghiari, un pugno di case a 30 km da Arezzo, in bilico fra Umbria e Toscana.

Da queste parti la data del 2 agosto rinnova da ventisei anni un dolore che coinvolge in maniera intensa tutto il paese. Può capitare, da queste parti, che qualcuno non conosca la data dell’unità d’Italia o della Rivoluzione francese. Tutti però ricordano perfettamente cosa è successo il 2 agosto 1980. Il professore di storia contemporanea come il bracciante agricolo. Perché quel giorno Roberto aspettava il treno. Continue reading ‘Strage di Bologna : intervista alla madre di una delle vittime’