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“Goya: I Disastri della Guerra”

“GOYA: I Disastri della Guerra”

Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino
Salone delle Mostre

inaugurazione 15 gennaio 2009 ore 17,30

“GOYA: I Disastri della Guerra” si terrà dal 15 gennaio al 28 febbraio 2009.

L’iniziativa è promossa dall’IREL – Istituto per la Tutela la Conservazione ed il Restauro dei Beni Librari e Cartacei, curata da Franca Porticelli e Gianni Vurchio, finanziata dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, dalla Fondazione CRT e realizzata in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali e il patrocinio della Città di Torino.

“GOYA: I Disastri della Guerra” è il secondo appuntamento con il Maestro spagnolo dopo lo straordinario consenso di pubblico e critica della mostra “Los Caprichos”. Goya Illuminista fra Settecento ed Europa napoleonica, tenutasi lo scorso anno presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.

In mostra sarà esposta l’intera opera impressa dai rami originali incisi da Goya nella splendida quinta tiratura: Los Desastres de la Guerra. L’insieme, composto da ottanta tavole originali, nasce in un momento in cui le armate francesi, nel delicato passaggio tra rivoluzione e trasformazioni del governo napoleonico, estendono all’Europa una sconvolgente modificazione degli assetti istituzionali, politici, filosofici, culturali ed economici.

L’invasione della Spagna (1807-1813) e le sue conseguenze catastrofiche per il popolo occupato spingono Goya, allora sessantaduenne, a recuperare quante più lastre di rame possibili, anche usate o rovinate, per incidere Los Desastres de la Guerra.

Le intenzioni di Goya non sono in alcun modo politiche. Mentre procede nelle incisioni – di gran lunga le più complesse in termini di revisioni e perfezionamenti – egli si rende conto che il tema non è la sanguinaria ribellione della nativa Saragozza nel 1808 o la carestia a Madrid del 1810-11, quanto piuttosto come la guerra sveli l’impotenza e l’afflizione dei deboli e dei miseri, oggetti più che attori di un devastante scenario.

La cronologia dei Desastres non è del tutto nota: sembra che Goya abbia iniziato a preparare i disegni durante il suo viaggio di ritorno da Saragozza a Madrid nell’inverno del 1808-09: l’unica data che appare su una lastra è infatti 1810. Dopo il 1820 Goya ritorna alla serie, incidendo la seconda parte, i caprichos enfáticos. In questo periodo rimette in ordine e numera nuovamente la serie che, finalmente, si compone di ottantadue lastre.

Dopo la morte di Goya, i rami, ereditati dal figlio Javier e ancora inediti, furono conservati a Madrid fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1854. La prima edizione fu pubblicata nel 1863 dall’Academia de San Fernando. Le uniche stampe dei Desastres realizzate quando Goya era in vita, per quanto sia possibile conoscere, sono 493 prove, oggi conservate in vari musei del mondo. Alcune di queste, insieme con 62 disegni preparatori che sono conosciuti, si trovano al Museo del Prado.

” Il delitto Matteotti “: tutti i retroscena nel libro di Mauro Canali

Giacomo MatteottiAd ottantaquattro anni dalla sua scomparsa, oggi Giacomo Matteotti è il nome di una strada o di una piazza, un busto di marmo o un manifesto sbiadito. Un simbolo di moralità talmente fisso da diventare quasi innocuo a causa della viscosa devozione che, nel celebrarla, ha finito per sminuire la portata storica della sua figura. Figura di martire data per scontata, ricettacolo di valori positivi ma svuotata dei suoi reali contenuti politici.

Così per decenni i libri di storia si sono accontentati di imputarne l’omicidio alla ritorsione fascista attuata a seguito del famoso discorso pronunciato alla Camera il 30 maggio 1924, in cui il deputato socialista contestava il risultato elettorale del precedente 6 aprile denunciando i brogli ed il clima di terrore generato dalle violenze degli squadristi. Eppure, stando alle documentazioni portate alla luce da molta storiografia di ieri e di oggi, il delitto Matteotti risulta essere ancora un mistero non risolto, un viluppo di intrighi che potrebbe riscrivere una lunga pagina della nostra storia.

All’inizio degli anni Venti la quota più grossa della distribuzione petrolifera in Italia andava alla società americana Standard Oil of New Jersey, che tramite la filiale Siap ne controllava l’80% del mercato. Operando in un regime di monopolio, la compagnia riusciva a mantenere un livello di prezzo fra i più alti dei paesi importatori, in un periodo in cui nel Paese la richiesta di benzina e derivati del petrolio si faceva sempre più pressante. Nel 1923 però l’Italia divenne terreno di scontro fra la Standard Oil e la Anglo Persian Oil Co., azienda del governo inglese che tramite un accordo con il Ministero delle Finanze, riuscì a scalzare in maniera significativa la concorrente. L’accordo, oltre alla possibilità di esplorazione del suolo nazionale e ad un eventuale sfruttamento dei giacimenti che venissero scoperti, prevedeva forniture di greggio per lo Stato italiano al più basso prezzo possibile. Trattandosi di una situazione molto vantaggiosa per l’Italia, si alzò un polverone quando l’ambasciatore italiano a Washinghton Gelasio Caetani si fece portavoce di un’altra azienda americana, la Sinclair Oil, che il 29 aprile 1924 stipulò inaspettatamente con il Governo di Mussolini una convenzione a costi piu’ alti dell’azienda inglese. Continue reading ‘” Il delitto Matteotti “: tutti i retroscena nel libro di Mauro Canali’