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Concerto GRATUITO dei Cameristi della Scala > EDWARD HOPPER Milano

Omaggio a Edward Hopper
Concerto gratuito dei Cameristi della Scala
Milano, Palazzo Reale – Sala delle Otto Colonne
Lunedì 25 gennaio 2010, ore 20.00

In occasione della grande mostra Edward Hopper, in corso a Palazzo Reale fino al 31 gennaio 2010, lunedì 25 gennaio alle ore 20.00 nella sala delle Otto Colonne i Cameristi della Scala terranno un concerto straordinario ispirato al grande artista americano.

Il concerto, organizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e con Palazzo Reale, grazie al supporto della Fondazione Labus Pullé di Varese, sarà un omaggio a tutta la cittadinanza.
L’ingresso è gratuito – previa prenotazione telefonica al numero 347 3421200 entro venerdì 22 gennaio – fino ad esaurimento posti.
In occasione del concerto la mostra resterà aperta fino alle ore 23.00 (chiusura cassa ore 22.00).

L’ensemble da camera dei Cameristi della Scala, la prestigiosa orchestra da camera formata da musicisti dell’Orchestra del Teatro alla Scala, eseguirà un programma di musiche di due dei più grandi compositori americani – Charles Ives (1874-1954) e Aaron Copland (1900-1990) – che hanno vissuto lo stesso clima culturale e artistico di Hopper.

Programma:

Charles Ives
Sonata n. 4 violino e pianoforte
Children’s day at the camp meeting

Sunrise
per soprano, violino e pianoforte

Five songs per voce e pianoforte
Night of frost in may. Omens and oracles. Feldeinsamkeit.
At the river. Romanzo di Central Park.

Largo
per clarinetto, violino e pianoforte

The Unanswered Question
per 2 flauti, oboe, clarinetto, tromba, quartetto d’archi

Aaron Copland
Sestetto per clarinetto, pianoforte e quartetto d’archi
Allegro vivace. Lento. Finale

Four songs da Old american songs, second set
per mezzo soprano, quartetto d’archi, flauto, clarinetto, oboe, tromba e pianoforte
The little horses. Zion’s Walls.
The golden willow tree. At the river.

La Fondazione Labus Pullè
La Fondazione per gli studi letterari e giuridici Labus-Pullè, nata a Varese nel 2008 con lo scopo di conservare e curare la preziosa biblioteca giuridica delle famiglie Labus e Pullè, persegue finalità culturali attraverso la promozione e la realizzazione di iniziative di studio e di ricerca nell’area della letteratura, della storia, del diritto, dell’economia, della finanza, della geopolitica, della politologia.
Sostenendo questa iniziativa, quindi, conferma l’impegno filantropico a favore delle attività rivolte all’accrescimento culturale.

MOLTI PENSIERI VOGLIONO RESTARE COMETE, evento speciale nell’ambito di NEL NOME DEI PADRI

Periodo mostra: 27 gennaio 2010 – 8 febbraio 2010
Orario: tutti i giorni 10.00 -13.00 / 16.30 – 19.30; domenica/lunedì mattina chiuso
Sede: Bongiovanni Gallerie, Via Rizzoli 36 (Galleria Acquaderni 3/c-3/d) – 40126 Bologna
Tel. 051264681 – fax. 051264681
www.galleriabongiovanni.com – info@galleriabongiovanni.com

Sabato 30 gennaio, Bongiovanni Gallerie inaugura la mostra collettiva Nel Nome dei Padri, in occasione di Art White Night, la Notte Bianca dedicata all’arte nell’ambito di Arte Fiera 2010 per la quale tutta la città partecipa alla messa in scena dell’arte contemporanea. Bongiovanni Gallerie si inserisce nel programma illuminando questa lunga notte dedicata all’arte con opere inedite di dieci giovani artisti di fama nazionale e internazionale che riflettono sulla sacralità e sulle proprie radici etiche ed artistiche.

In occasione della vernice di Nel Nome dei Padri, Piero Casadei racconta la poetica teatrale di Leo De Berardinis attraverso gli scatti realizzati durante le otto pièces dello spettacolo dedicato all’artista Molti pensieri vogliono restare comete.
La mostra fotografica che Piero Casadei ha curato anche scenograficamente, a cui hanno fatto da cornice le note di Alessandro Saviozzi e la messa in scena, è accompagnata dalla presentazione di un libro che raccoglie i contributi critici e i pensieri dedicati al grande maestro. L’intero progetto si eleva in questo modo dal mero ricordo commemorativo per celebrare la forza del lavoro e del pensiero di Leo De Berardinis, perché “Il teatro è una grande forza civile. Il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita e della morte”(Leo De Berardinis).

Su questo evento poliedrico si innesta Nel Nome dei Padri, un nuovo percorso tematico per Bongiovanni Gallerie e per la sua giovane curatrice, Raimonda Z. Bongiovanni, che ricerca opere di diversa natura tecnica ed artistica e le fa dialogare offrendo spunti per una profonda riflessione sulla natura umana.
La mostra unisce figure e metafore che incarnano i “Padri” dell’arte, della storia e della religione: i grandi artisti, i mentori ritratti da Grelo, le opere ispirate al mondo della letteratura come In the name of Wilde di Marco Distefano e le personalità della vita reale di Vincenzo Baldini. Le rivisitazioni delle raffigurazioni sacre e ancestrali come Angels Mist e le tre colonne Love Box di Mark Cottle, i Legami di sangue di Antonio Marino affiancano vere e proprie icone del cristianesimo create da Filippo Negroni, Roberto Lucifero, Lele De Bonis, Dino Buffagni con la sua opera Angeli non liberi o Gianluca Stumpo presente con il Cristo della Metropolitana. Immagini visibili e uniche del passato in un ideale connubio tra radici e innovazioni tecniche, tra arte antica e società moderna che vedrà la sua naturale conclusione nel ritorno simbolico alla “Casa del Padre” per una seconda mostra, prevista per il 2010, all’interno di una chiesa sconsacrata.

Marche Centro d’Arte

La Galleria Marconi di Cupra Marittima riprende la programmazione della rassegna Non lo so e non lo voglio sapere. Domenica 17 gennaio alle 18.00, infatti, si inaugura il primo appuntamento di Marche Centro d’Arte, mini ciclo di tre mostre dedicato ai fermenti artistici marchigiani, che viene riproposto dopo il successo dello scorso anno
La curatrice Cristina Petrelli presenta il lavoro di Roberto Cicchinè, Armando Fanelli, Niba e Ivana Spinelli, quattro artisti che utilizzando linguaggi diversi danno il senso della situazione dell’arte nel nostro territorio.

“Distanziarsi dal momento presente per rileggere il vissuto. Un procedere che non segue una successione lineare, ma percorre strade anomale dove il prima e il dopo si trovano ad esistere nel medesimo istante.
Negli scatti fotografici di Roberto Cicchinè la memoria individuale partecipa alle scelte collettive, cristallizzandosi nel simbolo. L’inevitabile dissolvimento diventa indizio dell’attraversamento necessario che predispone al nuovo.
Nel video Armando Fanelli traccia una mappa emotiva in cui l’infinita complessità dei rapporti umani si rende percepibile attraverso il confine poroso dell’epidermide, un processo che continua nelle foto, dove ciò che normalmente resta celato viene prepotentemente esibito.
Nelle sculture di Niba rimane solo la forma del corpo femminile imprigionato in aderenti tute di latex. Il riflesso acquista consistenza nel gioco simmetrico della duplicazione, celebrando il carattere effimero dell’apparenza.
Nell’installazione di Ivana Spinelli oggetti della vita domestica si susseguono l’uno dopo l’altro. L’uso dell’inchiostro nero sul bianco dello sfondo assegna all’immagine un’esistenza incerta, in bilico tra affermazione e scomparsa.
Il percorso tracciato dagli artisti, mediante i lavori esposti, consolida l’intuizione che in ogni esperienza individuale si stratifichi non tanto quello che si desidera ricordare quanto tutto ciò con cui si viene a contatto in modo del tutto involontario. Emerge incontrastato il fluire del tempo, l’eterno divenire dell’esistenza”. (Cristina Petrelli)

Non lo so e non lo voglio sapere non è solo una risposta, è anche una provocazione, un atteggiamento e in fondo una forma di agnosticismo, che nel caso dell’arte potremmo definire culturale. È un modo per affrontare i grandi quesiti dell’umanità: da dove veniamo? Dove andiamo? Perché il dolore? Perché le patate al forno sono sempre troppo poche?
Una risposta spesso comoda, a volte sconvolgente, che esprime una volontà di ignoranza che è molto lontana dall’affermazione socratica che il vero saggio è colui che sa di non sapere. Non c’è nessuna tensione alla conoscenza, nessuna curiosità, solo distacco e indifferenza.
Spesso davanti a una proposta di tipo artistico questa frase arriva e fa un po’ male. Chi la adotta può sembrare un po’ fuori dal tempo, ma in verità spesso appartiene a una maggioranza, nemmeno troppo silenziosa.
Sarebbe legittimo adesso rispondere alla domanda: perché intitolare in questa maniera una rassegna di mostre?
La risposta in fondo è già nel titolo

scheda tecnica/technical card

curatore/curator by Cristina Petrelli
testo critico/art critic by Cristina Petrelli

ufficio stampa/ press agent Dario Ciferri
traduzione di/translation by Patrizia Isidori

relazioni esterne e promozione delle attività/ external relationship and promotion of activities Stefania Palanca
fotografia/photography Marco Biancucci©
riprese video/video shooting Stefano Abbadini
allestimenti/preparation Marco Croci
progetto grafico/graphic project maicol e mirco
webmaster http://www.siscom.it

dal 17 gennaio al 14 febbraio
from 17th january to 14th february
orario: lunedì-sabato dalle 16 alle 20
opening time: Mon-Sat 4 to 8 p.m.

Galleria Marconi di Franco Marconi
C.so Vittorio Emanuele, 70
63012 Cupra Marittima (AP)
tel 0735778703
e-mail galmarconi@siscom.it
web http://www.siscom.it/marconi

Via Margutta:Cento Pittori in difesa del Crocifisso

Circa cento tra tele, quadri, acquerelli e sculture che raffigurano il Crocifisso. Tanti saranno in totale i lavori, realizzati dai Cento Pittori ed esposti in occasione della mostra natalizia dell’Associazione, in programma dal 5 dicembre prossimo nella centralissima Via Margutta.

Si tratta del simbolico omaggio fatto dagli artisti dell’Associazione, a cui l’attuale Giunta ha recentemente riconosciuto il ruolo di ‘pilastro fondante del tessuto culturale di Roma e del Centro storico’. I Cento Pittori hanno sentito forte, infatti, la necessità di mobilitarsi – a fianco di buona parte della comunità romana – per difendere l’esposizione del Crocifisso nelle scuole e nei luoghi pubblici del Paese dopo la sentenza di Strasburgo delle scorse settimane. In occasione dell’edizione natalizia della mostra ciascun artista predisporrà ed esporrà a cavalletto, per l’intera durata della manifestazione, un lavoro dedicato alla crocifissione che, “per la cultura del nostro paese – ha tenuto a precisare Alberto Vespaziani, Presidente dell’Associazione Cento Pittori Via Margutta – rappresenta valori fondamentali come quello dell’accoglienza, della tolleranza, del rispetto reciproco e della protezione della persona, che sono radici della cultura e del comune sentire di tutti noi italiani”.

“La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha negato – ha proseguito Vespaziani – un valore insito nella nostra comunità e non solo. Nelle scorse settimane, pertanto, la nostra assemblea ha accolto entusiasticamente la richiesta pervenuta da uno dei soci il quale ha lanciato la proposta di dimostrare, in occasione di uno dei nostri tradizionali incontri con il pubblico, il nostro dissenso nei confronti di quanto avvenuto a Strasburgo”. “La Costituzione italiana – ha detto ancora Vespaziani – garantisce laicità e libertà di culto. E questo è un dato di fatto. Quanto sancito dalla sentenza di Strasburgo, tuttavia, finirebbe con il consentire la mortificazione di quel Cristo che trascende con la Sua figura universale il puro ambito religioso. Con il gesto simbolico che stiamo compiendo in questi giorni, l’associazione che presiedo da oltre 35 anni intende mobilitarsi e fare le proprie rimostranze nei confronti di una scelta che ha ferito tanti italiani”.

A tagliare il nastro della famosa rassegna, che – patrocinata da Comune di Roma, Provincia di Roma e Regione Lazio – è da tempo un irrinunciabile momento d’incontro per appassionati d’arte, romani e stranieri, sono stati invitati il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l’assessore capitolino alle Politiche Culturali, Umberto Croppi e Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura del Campidoglio. E’ stato anche e soprattutto grazie all’impegno straordinario e costante di quest’ultimo, e dell’Onorevole Marco Marsilio, che, nei mesi scorsi, è stata decretata l’istituzionalizzazione della nota esposizione d’arte e che l’Associazione Cento Pittori Via Margutta si è vista riconoscere un ruolo per il quale il Presidente Vespaziani, l’intero Consiglio Direttivo e tutti i soci si sono sempre battuti. Tra gli ospiti previsti per i quattro giorni di kermesse anche Monsignor Patrizio Benvenuti, presidente della Fondazione internazionale Kepha, da sempre vicina ai Cento Pittori e impegnata a sostenere una serie di progetti di carattere socio-educativo in favore di bambini e dei giovani che vivono nei Paesi più poveri e disagiati.

Grazie alla tradizionale kermesse – divenuta nel tempo uno degli appuntamenti pittorici più famosi della Capitale – Via Margutta si trasformerà, ancora una volta, in un’immensa galleria d’arte en plen air, resa ancora più suggestiva dalle luci del Natale, che si animerà anche grazie all’estro creativo e al talento artistico dei celebri pennelli. A far da cornice a più di 3.000 opere tra dipinti a olio, disegni, sculture e acquerelli, tutte realizzate da artisti rigorosamente selezionati e provenienti da ogni parte del mondo saranno, invece, i vicoli di questa via conosciuta da tutti come la strada dell’arte e illuminata per l’occasione dai colori del Natale.

Nell’edizione in programma, si è scelto di dare largo spazio ai tanti talenti in erba che, fin dai mesi scorsi, richiamati dal fascino della strada e dalla fama dell’Associazione, avevano chiesto di poter prendere parte all’esposizione. “La valanga di domande che da tempo continua ad arrivarci da parte di molti giovani emergenti – ha detto il presidente Vespaziani – ci ha resi particolarmente orgogliosi e ci ha in parte ripagato degli sforzi che abbiamo sempre fatto per garantire la prosecuzione di questa tradizionale esposizione. In quest’edizione siamo riusciti ad accontentare molti delle nuove promesse della pittura. Per farlo abbiamo limitato la presenza di alcuni colleghi che fanno parte dell’Associazione da diverso tempo e che si sono trovati concordi nella scelta fatta dal Consiglio direttivo di mettere a disposizione delle new enties un maggior numero di cavalletti, rispetto a quanto accaduto in passato”.

Tuttavia, per cercare di consentire l’ulteriore ingresso dei tanti ragazzi che aspirano ad esporre insieme agli artisti di Via Margutta, l’associazione sta cercando di individuare una formula nuova che, grazie all’utilizzo di strutture caratterizzate da dimensioni e materiali diversi e studiate appositamente, possano consentire quanto prima di ampliare sensibilmente lo spazio a disposizione dei più giovani senza, per questo, andare a discapito degli artisti più anziani, che rappresentano lo zoccolo duro della nostra Associazione”. Per far questo il Consiglio direttivo dei Cento Pittori sta proseguendo nella collaborazione che, già negli ultimi tempi, ha caratterizzato il rapporto tra Associazione e negozianti della strada. “E’ anche attraverso il dialogo costruttivo – ha detto Alberto Vespaziani – che stiamo cercando di individuare le modalità migliori con le quali operare per far sì che, soprattutto nei giorni della manifestazione, Via Margutta possa tornare ad essere la culla dell’arte e la cittadinanza possa contribuire con la propria presenza a renderla più viva.”

La prossima mostra sarà, purtroppo, orfana di alcuni grandi nomi della pittura, artisti molto amati da pubblico e critica e da tempo soci dell’Associazione, che sono venuti a mancare recentemente: da Ezio Tarantelli, autore tra l’altro della locandina realizzata per le esposizioni natalizie dei Cento Pittori, ad Alfredo Moraldi, noto ritrattista, da Rinaldo Caressa, pittore della campagna romana, a Tonino Cardenuto, autore di celebri pezzi dedicati ai paesaggi invernali abruzzesi, e a Carlo Acciari, meglio noto come il pittore della Garbatella e autore degli amati cavalli e dei mercatini. “Da Novella Parigini – volto noto di Via Margutta e socia anche lei della nostra Associazione – a Carlo Acciari, ogni volta che uno di noi scompare – ha detto Alberto Vespaziani, parlando a nome di tutti i colleghi e gli amici dell’associazione – i Cento Pittori, e con loro la nobile via che li rappresenta, perdono un pezzo importante della loro storia. Tuttavia sono convinto che sia nostro dovere continuare ad esporre con lo stesso entusiasmo che ci ha sempre caratterizzato. Del resto non farlo equivarrebbe a privare la nostra associazione dell’obiettivo che si è data alla nascita: promuovere il dialogo costante e cosciente tra artisti e pubblico. In quest’ottica, dunque, sono dell’avviso che, seppur con l’amarezza di chi ha perso amici e compagni di un viaggio spesso difficile, occorra continuare ad adoperarsi con coraggio e andare avanti su questa strada”.

Attesi alcuni big dell’associazione, artisti che hanno fatto la storia di Via Margutta e che, dal 1950, con instancabile entusiasmo, calcano i sampietrini di questa celebre strada. Insieme a loro pure alcuni scultori, un paio di figli d’arte e il “pittore dell’aria”, Frans, così soprannominato in quanto impiega l’aerografo.

A prendere parte all’ottantatreesima edizione della kermesse saranno in totale circa 100 artisti, tutti caratterizzati da un proprio linguaggio espressivo e da una propria tecnica, che va dalla figurazione all’astrattismo, passando anche per la ritrattistica, il paesaggismo, il simbolismo e il surrealismo. E, come accaduto in passato, si ripeterà ancora una volta la tradizionale trasferta dei pittori stranieri, richiamati dalla valenza della storica mostra. “Sapere che anche amici che vivono e lavorano in altri paesi desiderano partecipare a questa rassegna e vengono appositamente in Italia per farlo – ha tenuto a precisare Vespaziani – ci riempie d’orgoglio e ci stimola ad impegnarci affinché il successo e la fama di questa storica manifestazione non scemino con il passare delle edizioni”.

La mostra, che, oltre a permettere come di consueto, soprattutto ai meno noti, di uscire allo scoperto per affermarsi, sarà interessante occasione per analizzare e studiare i fermenti artistici che si sviluppano di continuo e per raccogliere i diversi messaggi che ogni espositore intende “consegnare” alla collettività – rimarrà aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 21.00 (ingresso gratuito).

Christmas Tree D’Artista

Christmas Tree D’Artista: La definitiva mostra di Natale è una mostra circoscritta nello spazio di un albero sintetico, una collettiva inusuale che raccoglie una moltitudine di linguaggi che seguono tutti la stessa base di partenza: la palla natalizia. E’ stato chiesto agli artisti di realizzare una palla decorativa per l’albero di Natale lasciando piena libertà creativa.
Il periodo Natalizio è il momento dell’anno più singolare, le strade diventano più luminose, le case più decorate, il cibo aumenta in dosi eccessive, le vetrine dei negozi vengono riempite di ogni prodotto, ma nel terzo millennio e nei tempi di crisi finanziaria e sanitaria cosa significa tutto questo? La secolarizzazione della società contemporanea non risparmia di certo il Natale, la simbologia cristiana diventa un semplice decoro, l’affanno consumistico aumenta e forse il famoso detto “A Natale si è tutti più buoni” perde di significato. Le iniziative di arte contemporanea legate al natale non si contano più: allora perchè Christmas Tree D’Artista?

“L’albero di Natale è un simbolo sospeso tra sacro e profano, luminoso e decorativo offre un’immagine di ricchezza, diventando talvolta anche un simbolo di potere. Eppure al tempo stesso evoca sogni, festa e gioia, il posto sotto al quale si trovano i doni. L’abete che nella tradizione nordica accoglieva i bambini portati dalla cicogna è posto a rappresentare l’arrivo del bambino Salvatore del Cristianesimo. Ogni artista ha realizzato una decorazione per l’albero, un momento del proprio percorso artistico che va a incontrare il Natale, una festa che nonostante tutte le critiche rivolte al consumismo che gli ruota intorno, resta un momento fondamentale per continuare a sognare e sperare in un mondo migliore”. (Dario Ciferri)

Ogni artista ha dato la sua risposta, ognuno seguendo il proprio linguaggio, le proprie ossessioni, il proprio pensiero. Le opere proposte si interrogano sul Natale e tutti i suoi annessi passando dalla denuncia all’ironia, dalla religione alla provocazione.

L’evento a cura di Dario Ciferri coinvolge 23 artisti: Laura Baldini, Alberto Barbadoro, Max Bottino, Domenico Buzzetti, Luca Caimmi, Giacomo Carnesecchi, Veronica Chessa, Roberto Cicchinè, Tiziana Contino, Francesco D’Isa, Veronica Dell’Agostino, Francesco Diotallevi, Massimo Festi, Alice Grassi, Alessandro Grimaldi, Erika Latini, Dario Molinaro, Erika Patrignani, Michele Pierpaoli, Giorgio Pignotti, Rita Soccio, Valeria Stipa, Rita Vitali Rosati. L’inaugurazione di Christmas Tree D’Artista è prevista per il giorno 12 dicembre 2009 alle ore 18.00 negli spazi della home gallery Sponge di Pergola. La mostra sarà visitabile fino al 9 gennaio 2010.

Per informazioni consultare il sito www.spongeartecontemporanea.net

Titolo: Christmas Tree D’Artista: La definitiva mostra di Natale
Artisti: Laura Baldini, Alberto Barbadoro, Max Bottino, Domenico Buzzetti, Luca Caimmi, Giacomo Carnesecchi, Veronica Chessa, Roberto Cicchinè, Tiziana Contino, Francesco D’Isa, Veronica Dell’Agostino, Francesco Diotallevi, Massimo Festi, Alice Grassi, Alessandro Grimaldi, Erika Latini, Dario Molinaro, Erika Patrignani, Michele Pierpaoli, Giorgio Pignotti, Rita Soccio, Valeria Stipa, Rita Vitali Rosati
Cura: Dario Ciferri
Luogo: Sponge Living Space, via Mezzanotte 84 – 61045 Pergola (PU)
Coordinamento e comunicazione: Sponge ArteContemporanea
Inaugurazione: sabato 12 dicembre 2009, ore 18:00
Periodo: 12 dicembre 2009 – 9 gennaio 2010 visita su appuntamento
Info: +39 339 4918011, pressoffice@spongeartecontemporanea.net

Attorno al fuoco con gli Acholi

Attorno al fuoco con gli Acholi è il titolo della mostra fotografica allestita a scopo umanitario a Cupra Marittima, dal 06 dicembre al 06 gennaio presso la Galleria Marconi in c.so Vittorio Emaneule 70. L’installazione si compone di circa 70 foto inedite sulla vita nei campi profughi del nord Uganda, esposte per raccogliere fondi da destinare alla tribu’ degli Acholi, in particolare per i progetti che l’Associazione Casa della Speranza sta realizzando nella parrocchia di Atanga distretto di Pader.
La mostra fotografica sarà inaugurata domenica 06 dicembre alle ore 15:00 dal vescovo della diocesi di San Benedetto del S.E. Gervasio Gestori e dal Presidente della Provincia di Ascoli Piceno Piero Celani, ed è organizzata con il patrocinio della Provincia di Ascoli Piceno, del Comune di Comunanza e del Comune di Cupra Marittima.

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Deutsche Wiedervereinigung – da Berlino in poi

Nell’ambito dei festeggiamenti indetti dal Comune di Roma per i venti anni della caduta del Muro di Berlino,
con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali,
Galleria Gallerati presenta

Deutsche Wiedervereinigung – da Berlino in poi

una mostra collettiva a cura di Valentina Trisolino.

Diciannove artisti sono stati invitati a esprimersi liberamente (purché attraverso l’impiego totale o parziale di tecniche fotografiche o video) sul tema della riconquistata libertà dopo la riunificazione tedesca del 1989.

Questi gli autori presenti in mostra, con un’opera ciascuno: Fulvio Bortolozzo, Anita Calà, Paola Casali, Alessia Cervini, Alessia Cocca, Ermanno Dosa, Pier Paolo Fassetta, Roberto Gaia, Carlo Gallerati, Bianca Gutberlet, Günter Hoffmann, Alessandro Lanza, Emilia Lucchini, Vincenzo Monticelli Cuggiò, Sara Munari, Mario Rossi, Franziska Rutz, Mauro Talamonti, Orith Youdovich.

La mostra si inaugura martedì 1 dicembre 2009 alle ore 19.00, e resta allestita fino a mercoledì 16 dicembre.
Per l’occasione, la galleria rimane aperta anche dalle 11.00 alle 13.00 di sabato 5 e sabato 12 dicembre.

“Deutsche Wiedervereinigung è un’espressione che in italiano non evoca nessun ricordo: difficile da pronunciare e da memorizzare per chi, come la maggior parte di noi, non ha studiato il tedesco. Solo la parola deutsche può far intuire la volontà da parte degli autori di questa mostra di raccontare una ‘storia tedesca’. Ecco che il sottotitolo da Berlino in poi giunge in aiuto nella ricerca di un senso: tutti i tasselli iniziano a combaciare e la spiegazione si scopre e si palesa ai nostri occhi. La riunificazione tedesca è un evento storico fondamentale per la storia della Germania. Vent’anni fa cadeva il Muro di Berlino e da quel momento le cose non sarebbero state più le stesse, gli assetti politici del periodo della ‘guerra fredda’ avrebbero ceduto il posto a nuovi accordi e strategie internazionali e una spinta in avanti sarebbe stata data allo sviluppo della nuova società globalizzata. Come rappresentare a livello visivo l’effetto di questa ‘cascata’ travolgente? Cosa è accaduto nell’immaginario collettivo dell’uomo europeo post-moderno da quel momento in poi? Questo è ciò che i diciannove artisti in mostra tentano di indagare, ognuno attraverso il proprio registro linguistico e la propria tecnica. Alcuni di loro esplorano le vie della città protagonista di tale cambiamento, altri realizzano immagini astratte o si appropriano di immagini recuperate, altri ancora rappresentano le odierne barriere come riverbero di quel muro che divise l’Europa e il mondo per quasi trent’anni. Il loro lavoro è volutamente inquadrato in un arco temporale post-caduta, non a caso il sottotitolo da Berlino in poi definisce meglio questa operazione espositiva. La spiegazione logica è legata a una ricerca da parte di tutti gli artisti di un’analisi più lenta e meditativa di tale avvenimento storico, lontana da un tipo di racconto fotogiornalistico, o quanto meno legato all’attimo storico in cui è accaduto. Un lavoro artistico, più che strettamente fotografico, che rende l’indagine collettiva interessante per un approfondimento. Scopo di questa esposizione dunque non è la mera commemorazione di un evento storico ma vuol essere una proposta di riflessione sulla percezione, sulle speranze e anche sulle delusioni (perché no) scaturite da quel fatidico nove novembre 1989.” (Valentina Trisolino)

Deutsche Wiedervereinigung – da Berlino in poi
Da un’idea di Carlo Gallerati
A cura di Valentina Trisolino
Con il patrocinio del Comune di Roma (Assessorato alle Politiche Culturali)
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – 00162 Roma – tel. 06.44258243 – 347.7900049)
Inaugurazione: martedì 1 dicembre 2009, ore 19.00-22.00
Fino a mercoledì 16 dicembre 2009 (ingresso libero)
Sabato 5 e sabato 12 dicembre: apertura straordinaria dalle 11.00 alle 13.00
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it

1974-2009: Il Mondo dell’Arte festeggia trentacinque anni di successi

Tanti artisti, moltissimi volti noti e a una folla di gente comune invitati alla Galleria Il Mondo dell’Arte (Via dei Castani, 191) per brindare a un connubio felice che ha in cantiere ancora tanti progetti

Roma, 28 novembre 2009 – Saranno trentacinque le candeline che Elvino Echeoni e Remo Panacchia, direttore artistico il primo e direttore commerciale e gallerista de Il Mondo dell’Arte il secondo, saranno chiamati simbolicamente a spengere il prossimo 28 novembre, a partire dalle 18.00, presso la sede della Galleria Il Mondo dell’Arte di Via dei Castani 191-191/a.

Pittore, scultore e musicista Elvino, appassionato d’arte e imprenditore nato Remo, i due soci – amici da sempre – festeggeranno in questo modo i successi ottenuti con una scommessa fatta tanti anni fa. Accanto a loro tanti volti noti del mondo dell’arte e molti personaggi dello spettacolo, ma anche un’infinità di amici e gente comune che, giorno dopo giorno, in tutti questi anni, li ha visti crescere e trasformare in realtà quella che poteva apparire come la più bella delle fantasie. Correvano i mitici anni ’70, per l’esattezza era il 1974, infatti, quando i due, che da sempre hanno in comune la passione per l’arte, decidono di realizzare un sogno e danno vita alla società Il Mondo dell’Arte. Da quel momento si lanciano in un’avventura tanto difficile quanto ambiziosa: mettere in pratica il decentramento culturale portando l’arte e la cultura non nel centro della città, o nelle strade frequentate dalla cosiddetta “Roma bene”, ma laddove batte un cuore ugualmente pulsante, ovverosia nella periferia della capitale. Nel periodo di boom urbanistico della città, in un momento in cui la classe politica parlava di decentramento culturale ma non se ne interessava concretamente, a Remo ed Elvino sembrò naturale aprire una galleria d’arte lontano dal clamore del centro cittadino, in un quartiere popoloso e storico come Centocelle.

Non solo esposizioni di maestri affermati (da Mario Russo a Novella Parigini, passando per Domenico Purificato, Lamberto Ciavatta, Sandro Trotti, Enrico Benaglia e Renato Guttuso) e di tanti giovani talenti, ma anche presentazioni di libri di racconti e poesie, di testi critici e dedicati al settore dell’arte, di concerti musicali e di eventi teatrali diversi. La stima del pubblico valse da subito alla galleria l’etichetta di deposito culturale. Di lì a poco Il Mondo dell’Arte, sapientemente guidato da Elvino Echeoni – che una buona parte di pubblico ricorda come “il pittore delle Miss” per aver ritratto molte delle candidate e vincitrici dei concorsi di bellezza come Miss Italia e Miss Universo – e Remo Panacchia, iniziò a proporre l’arte italiana in tutto il mondo, anche attraverso esposizioni in Cina, Emirati Arabi, Stati Uniti e in tanti paesi europei. Oggi la galleria – che ha organizzato una molteplicità infinita di mostre, sia personali sia collettive, tanto in Italia quanto all’estero, e ha anche una sede nella centralissima Via Margutta – continua a incontrare il favore del pubblico.
Il successo registrato nel tempo contraddistingue ancora oggi Elvino e Remo, così come la professionalità, la stima reciproca e l’entusiasmo, ingredienti indispensabili nella ricetta del loro successo.

Progetti per il futuro? Tantissimi, stando a quanto dicono i due. “Quella di oggi è solo una tappa” – promettono Elvino e Remo – “perché contiamo di raggiungere traguardi più significativi”. Quando? “Nei prossimi cento anni”, continuano i due.

Galleria Il Mondo dell’Arte – Via dei Castani 191 Roma
35° anniversario – 1974-2009
Cocktail sabato 28 novembre 2009, ore 18.00 – 23.00.

Pietro D’Agostino, ‘Experience #1’

Si inaugura giovedì 5 novembre 2009 alle ore 19.00, e resta allestita fino a venerdì 27 novembre, una mostra di Pietro D’Agostino, a cura di Maurizio G. De Bonis, intitolata Experience #1.

“Esiste una relazione sotterranea, quanto automatica, tra elementi della realtà e casualità architettonica dell’agire della luce? È plausibile l’esistenza di una dimensione “altra” che restituisca al soggetto guardante la possibilità di svincolarsi dal significato del visibile per accedere a un universo non interpretativo ma poeticamente percettivo del reale? Può la fotografia rivelarci ciò che i nostri occhi avvertono ma che il nostro cervello seleziona e scarta per consentirci una vita possibile? La risposta a queste domande è sì, e il lavoro di ricerca che porta avanti Pietro D’Agostino da molti anni ne è la prova. In tal senso, definire “fotografia” il suo campo di azione/ricezione appare assai riduttivo. Ci porterebbe fuori strada. L’autore, infatti, procede attraverso il meccanismo dell’indagine allo stesso tempo metodica, cioè stimolata dal pensiero intelligente, e irrazionale, cioè sospinta da un’istintiva esigenza di investigazione che ha a che fare con la poesia e i significanti piuttosto che con la riflessione teorica finalizzata alla produzione di oggetti artistici. Non c’è alcuna contraddizione in tale atteggiamento, anzi si avverte una coerenza di fondo che raramente è riscontrabile nel panorama contemporaneo. Forse, l’aggettivo più appropriato da accostare alla parola lavoro nell’universo di Pietro D’Agostino dovrebbe essere “filosofico”, piuttosto che banalmente “artistico”. Si avverte nelle sue opere una sorta di visione globale, la presenza di un’istanza percettiva che lo spinge a rintracciare, lì dove esiste già (poiché tutto esiste già), l’inevitabile architettura della luce. Allontanarsi dalla questione contenutistica e avvicinarsi alla registrazione di qualcosa che la nostra psiche elimina per non destabilizzarci è di per sé atto creativo anticonvenzionale, libero da preconcetti e tutto concentrato non a spiegare, quanto a riconoscere ciò che è intorno a noi e che non siamo più in grado di comprendere, poiché ingabbiati nell’ossessione del messaggio codificato.

La fotografia psuedo-astratta di D’Agostino, dunque, è il rovescio della medaglia della raffigurazione della natura che ha rappresentato negli ultimi tempi un rinnovato territorio di ricerca. Accostare un’immagine “casuale” alla rappresentazione della fitta vegetazione della campagna romana non è operazione ardita ma certificazione di una potente multi-direzionalità e ricettività dello sguardo, della presenza del fotografo nel mondo e della sua esigenza di divenire un radar puntato sull’esistente visibile/invisibile. L’autore non interpreta, non rappresenta, non cerca, semmai trova gli stessi elementi architettonici nell’azione della luce sugli oggetti e nel vorticoso e insensato aggrovigliarsi della natura in se stessa. Si potrebbe definire la sua impostazione di tipo musicale, poiché le sue immagini vanno lette esattamente come si farebbe con uno spartito, come la fusione sinfonica di vari elementi che coniugandosi evocano una trama, nella quale forme, scie, ombre, luce ricordano al nostro sguardo che il suo campo d’azione è estremamente limitato e che in natura tutto è già “scritto”, pronto a essere fotografato. Era così inevitabile che il suo percorso sfociasse in alcuni linguaggi paralleli alla fotografia. In primo luogo nel video, che nell’universo dell’autore perde la sua connotazione di mero dispositivo per divenire appunto “nuovo territorio linguistico”. In secondo luogo, nell’edificazione di oggetti il cui scopo è quello di far emergere in forma tridimensionale un’architettura di luce esistente ma non percepibile.

D’Agostino sembra essersi collocato in una dimensione di ricerca quasi scientifica che però non intende scoprire nulla, semmai vuole spingere lo sguardo lì dove le convenzioni umane hanno posto un tabù, lì dove una certa impostazione culturale ha collocato il sacro sottraendolo alla sensibilità umana. Dunque, la sua azione risulta puramente sovversiva e tendente a mostrare qualcosa che si avvicina più possibile all’emersione dell’enigma dell’esistenza. Il suo sguardo punta dritto alla reale essenza degli effetti visibili/invisibili della luce, nella consapevolezza che il suo atteggiamento è al centro di un paradosso, di una sana contraddizione. E se è vero che il suo procedimento creativo frutto di un meccanismo di desacralizzazione del mondo, per cui la sfera espressiva diviene territorio di registrazione di eventi percepiti dallo sguardo dell’individuo in modo automatico, è altrettanto certo che il percorso intellettuale che l’ha portato a operare in tal senso è denso della sua umanità, del suo inseguire sensazioni interiori attraverso il pensiero fotografico, della sua connaturata esigenza di condivisione. In sostanza, il suo agire fotografico appare contrario alla mitizzazione della figura dell’artista demiurgo e costruttore, che inventa dal nulla, e fa emergere con forza un’idea dell’artista come individuo, il quale all’interno del processo intellettuale diviene corpo sensibile alle esperienze, materiale organico plasmabile dalla natura stessa.

D’Agostino inverte il processo di disumanizzazione dell’arte umanizzando la procedura creativa e riportando l’uomo, inteso come essere ricettivo e carico del suo bagaglio esistenziale, al centro del senso del fare arte. Usando una formula paradossale si potrebbe affermare che non è il fotografo a catturare la luce e a raffigurare la natura, ma sono la luce e la natura che fotografano il suo sguardo. Le immagini, i video e i cubi trasparenti che fanno parte del suo universo espressivo sono estranei al tempo e allo spazio. Ci parlano del rapporto tra essere umano e natura, tra sguardo e realtà, tra razionalità e inconscio, tra fare mitizzato/sacralizzato e fare umanizzato. Le sue opere sono e nulla più, così come sono e nulla più anche le opere non percepibili, quelle invisibili ai nostri occhi, quelle che l’autore potrebbe trovare nel suo cammino ma che per motivi imperscrutabili non rintraccerà mai. Nelle sue fotografie la luce finisce per farsi oggetto, allo stesso tempo spiegabile attraverso valutazioni tecnico/scientifiche, e inspiegabile, perché sintomo nascosto dell’estrema stratificazione del senso di ogni cosa, della natura, della vita stessa. In tale complesso approccio visuale si annida una poesia destabilizzante e acuta, perfino dolorosa per la nostra mente, una poesia visiva che rivela un sentiero sconcertante la cui conclusione probabilmente non esiste.” (Maurizio G. De Bonis)

Pietro D’Agostino vive nei pressi di Roma dove è nato nel 1958. Fotografo professionista dal 1982. Matura un rapporto intimo e inconscio con la luce usandola, attraverso il dispositivo fotografico e ultimamente con il video, come strumento di indagine e di espressione. Nel 1998, assieme a Nicola Forenza e Alessandro Vescovo, da inizio al progetto del gruppo Pan-ikon con l’intento di rilanciare potenzialità inespresse ed evidenziare capacità espressive specifiche della fotografia. Inizia nel 2001 una collaborazione con la redazione della rivista on-line www.cultframe.com. Ha partecipato a varie iniziative performative con musicisti di area sperimentale, tra i quali Marco Ariano, Elio Martusciello, Gianfranco Tedeschi, Vincent Courtois, Roberto Bellatalla, con i poeti Marco Giovenale, Sara Ventroni, Prisca Agustoni e con la danzatrice Alessandra Cristiani.

Pietro D’Agostino, Experience #1
A cura di Maurizio G. De Bonis
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma – tel. 06.44258243)
Inaugurazione: giovedì 5 novembre 2009, ore 19.00-22.00
Fino a venerdì 27 novembre 2009 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.pietrodagostino.com

Quello che resta 2001-2009 Opere di Gabriella Prati

evaluna libreria delle donne napoli
VENERDI 6 NOVEMBRE ORE 19.30
presenta
Quello che resta 2001-2009
Opere di Gabriella Prati
dal 6 al 12 novembre 2009

…Quando entro nell’atelier il mio stato è quello dell’incontro…gli oggetti, i resti hanno a loro volta incontrato l’esistente…
Quello che mi porta verso di loro è questo loro esserne rimasti segnati, trasformati ma nel loro essere resti, rimasti, hanno acquistato una bellezza, una potenza, una sensualità erotica Un incontro con la materia, con le trame che si scatenano nella stratificazione, nell’errore continuo alla ricerca della trasformazione mia e della materia insieme in un’unica azione sostanza. Quando ho ri-cominciato a cercare un segno, l’azione è nata dal graffio potente di pastelli a cera sul foglio. qualcosa che mi tirasse fuori, che prendesse la sua via e che io potessi incontrare come nuovo, indipendente da me. Dopo aver intravisto una luce gialla sotto gli strati di nero in un quadro di Franz Kline ho sentito che quella era la strada, lo strato di segni, e ancora qualcosa che mi escludesse dal prodotto. Anni in cui raccoglievo oggetti, li tenevo da parte, in attesa che afferrassero le mie mani perché li aiutassi a parlare. La stoffa trasfigurata dalla macerazione tramava intorno al ferro arrugginito e al legno bruciato, le colle seccate, tutto il reale muto ed escluso era ciò che restava. Il dolore, la paura di una perdita possibile reale, mi ha riportato il segno di una figura, la madre che porta nel suo ventre la sua vita stessa e che nel dolore, nella paura di una perdita rinasce, con ciò che può essere pianto. Le maternità e i compianti, presenze non cercate che mi affiancavano nel lavoro, mute di significato, solo ineluttabilmente lì, impossibile lasciarle fuori, io ero testimone della loro urgenza. Il rosso l’oro e poi l’azzurro, le terre, impasto di sangue, magnifico splendore sostanziato di materia. Sempre con le mani. Devo proteggere una bambina che ha qualcosa da dire che ha paura di sbagliare devo stare dalla sua parte. Per me tutto si racchiude nel fare, nello scegliere ed essere scelti, nello scoprire fra le crepe, fra il ritmo del segno una presenza assenza, un vuoto rotto, infranto. I segni si intrecciavano strettamente alla poesia, ma io sfuggivo dai nessi in una ripetizione metonimica di ciò che doveva essere, la necessità della parola e del gesto, del segno e del simbolo. Ancora qualcosa lacera, il viso, i corpi, il colore stesso patisce una dimensione piana, il vetro, la plastica trasparente, l’aria rotta da un urlo infranto, da pezzi, ancora pezzi echi di una trasparenza impossibile. le mie mani cercano di ferirsi in quelle trame di stracci e vetri, di pianto e corpi senza volto e volti senza corpo. Così è per me e questo cerco di offrire a chi mi cerca e mi chiede di guidarlo, per cercare il suo segno, la sua traccia, persona grande o piccola che sia, nella ricerca del suo sogno.

Gabriella Prati Nata a Napoli vive a Bologna da più di 30 anni.Psicologa, insegnante di scuola dell’infanzia, si occupa da anni di bambini e adolescenti e dei loro genitori per aiutarli in una crescita armoniosa favorendo lo sviluppo della sensibilità artistica, relazionale ed ecologica. Dipinge e aiuta le persone nell’individuazione di una personale filosofia di vita e di una autentica espressione artistica. -fondatrice dell’associazione culturale il volo di Bologna, il cui fine è la ricerca di percorsi volti al riequilibrio e l’espressione di sé, ha dato vita al progetto Merzbau laboratori e esperienze residenziali di danza, arte e cucina per bambini e adolescenti. Le sue opere sono in mostra permanente presso le sedi e l’atelier dell’associazione culturale il volo di Bologna. Nel Luglio 2009 ha tenuto una personale presso il laboratorio di studio conservazione e restauro di via dell’inferno 8, Bologna

Orario: 19.00-23.00; domenica chiuso
Catalogo in galleria
Sino a giovedì 12 novembre 2009

evaluna – libreria delle donne – napoli piazza bellini 72
081292372 – libreriadelledonne@evaluna.it – www.evaluna.it