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Cash is Power

CASH IS POWER
l’arte ci salverà
inaugurazione 21 novembre 2009, ore 18.00
Personale di Grelo a cura di Raimonda Z. Bongiovanni con testo critico di Simona Pinelli

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Pietro D’Agostino, ‘Experience #1’

Si inaugura giovedì 5 novembre 2009 alle ore 19.00, e resta allestita fino a venerdì 27 novembre, una mostra di Pietro D’Agostino, a cura di Maurizio G. De Bonis, intitolata Experience #1.

“Esiste una relazione sotterranea, quanto automatica, tra elementi della realtà e casualità architettonica dell’agire della luce? È plausibile l’esistenza di una dimensione “altra” che restituisca al soggetto guardante la possibilità di svincolarsi dal significato del visibile per accedere a un universo non interpretativo ma poeticamente percettivo del reale? Può la fotografia rivelarci ciò che i nostri occhi avvertono ma che il nostro cervello seleziona e scarta per consentirci una vita possibile? La risposta a queste domande è sì, e il lavoro di ricerca che porta avanti Pietro D’Agostino da molti anni ne è la prova. In tal senso, definire “fotografia” il suo campo di azione/ricezione appare assai riduttivo. Ci porterebbe fuori strada. L’autore, infatti, procede attraverso il meccanismo dell’indagine allo stesso tempo metodica, cioè stimolata dal pensiero intelligente, e irrazionale, cioè sospinta da un’istintiva esigenza di investigazione che ha a che fare con la poesia e i significanti piuttosto che con la riflessione teorica finalizzata alla produzione di oggetti artistici. Non c’è alcuna contraddizione in tale atteggiamento, anzi si avverte una coerenza di fondo che raramente è riscontrabile nel panorama contemporaneo. Forse, l’aggettivo più appropriato da accostare alla parola lavoro nell’universo di Pietro D’Agostino dovrebbe essere “filosofico”, piuttosto che banalmente “artistico”. Si avverte nelle sue opere una sorta di visione globale, la presenza di un’istanza percettiva che lo spinge a rintracciare, lì dove esiste già (poiché tutto esiste già), l’inevitabile architettura della luce. Allontanarsi dalla questione contenutistica e avvicinarsi alla registrazione di qualcosa che la nostra psiche elimina per non destabilizzarci è di per sé atto creativo anticonvenzionale, libero da preconcetti e tutto concentrato non a spiegare, quanto a riconoscere ciò che è intorno a noi e che non siamo più in grado di comprendere, poiché ingabbiati nell’ossessione del messaggio codificato.

La fotografia psuedo-astratta di D’Agostino, dunque, è il rovescio della medaglia della raffigurazione della natura che ha rappresentato negli ultimi tempi un rinnovato territorio di ricerca. Accostare un’immagine “casuale” alla rappresentazione della fitta vegetazione della campagna romana non è operazione ardita ma certificazione di una potente multi-direzionalità e ricettività dello sguardo, della presenza del fotografo nel mondo e della sua esigenza di divenire un radar puntato sull’esistente visibile/invisibile. L’autore non interpreta, non rappresenta, non cerca, semmai trova gli stessi elementi architettonici nell’azione della luce sugli oggetti e nel vorticoso e insensato aggrovigliarsi della natura in se stessa. Si potrebbe definire la sua impostazione di tipo musicale, poiché le sue immagini vanno lette esattamente come si farebbe con uno spartito, come la fusione sinfonica di vari elementi che coniugandosi evocano una trama, nella quale forme, scie, ombre, luce ricordano al nostro sguardo che il suo campo d’azione è estremamente limitato e che in natura tutto è già “scritto”, pronto a essere fotografato. Era così inevitabile che il suo percorso sfociasse in alcuni linguaggi paralleli alla fotografia. In primo luogo nel video, che nell’universo dell’autore perde la sua connotazione di mero dispositivo per divenire appunto “nuovo territorio linguistico”. In secondo luogo, nell’edificazione di oggetti il cui scopo è quello di far emergere in forma tridimensionale un’architettura di luce esistente ma non percepibile.

D’Agostino sembra essersi collocato in una dimensione di ricerca quasi scientifica che però non intende scoprire nulla, semmai vuole spingere lo sguardo lì dove le convenzioni umane hanno posto un tabù, lì dove una certa impostazione culturale ha collocato il sacro sottraendolo alla sensibilità umana. Dunque, la sua azione risulta puramente sovversiva e tendente a mostrare qualcosa che si avvicina più possibile all’emersione dell’enigma dell’esistenza. Il suo sguardo punta dritto alla reale essenza degli effetti visibili/invisibili della luce, nella consapevolezza che il suo atteggiamento è al centro di un paradosso, di una sana contraddizione. E se è vero che il suo procedimento creativo frutto di un meccanismo di desacralizzazione del mondo, per cui la sfera espressiva diviene territorio di registrazione di eventi percepiti dallo sguardo dell’individuo in modo automatico, è altrettanto certo che il percorso intellettuale che l’ha portato a operare in tal senso è denso della sua umanità, del suo inseguire sensazioni interiori attraverso il pensiero fotografico, della sua connaturata esigenza di condivisione. In sostanza, il suo agire fotografico appare contrario alla mitizzazione della figura dell’artista demiurgo e costruttore, che inventa dal nulla, e fa emergere con forza un’idea dell’artista come individuo, il quale all’interno del processo intellettuale diviene corpo sensibile alle esperienze, materiale organico plasmabile dalla natura stessa.

D’Agostino inverte il processo di disumanizzazione dell’arte umanizzando la procedura creativa e riportando l’uomo, inteso come essere ricettivo e carico del suo bagaglio esistenziale, al centro del senso del fare arte. Usando una formula paradossale si potrebbe affermare che non è il fotografo a catturare la luce e a raffigurare la natura, ma sono la luce e la natura che fotografano il suo sguardo. Le immagini, i video e i cubi trasparenti che fanno parte del suo universo espressivo sono estranei al tempo e allo spazio. Ci parlano del rapporto tra essere umano e natura, tra sguardo e realtà, tra razionalità e inconscio, tra fare mitizzato/sacralizzato e fare umanizzato. Le sue opere sono e nulla più, così come sono e nulla più anche le opere non percepibili, quelle invisibili ai nostri occhi, quelle che l’autore potrebbe trovare nel suo cammino ma che per motivi imperscrutabili non rintraccerà mai. Nelle sue fotografie la luce finisce per farsi oggetto, allo stesso tempo spiegabile attraverso valutazioni tecnico/scientifiche, e inspiegabile, perché sintomo nascosto dell’estrema stratificazione del senso di ogni cosa, della natura, della vita stessa. In tale complesso approccio visuale si annida una poesia destabilizzante e acuta, perfino dolorosa per la nostra mente, una poesia visiva che rivela un sentiero sconcertante la cui conclusione probabilmente non esiste.” (Maurizio G. De Bonis)

Pietro D’Agostino vive nei pressi di Roma dove è nato nel 1958. Fotografo professionista dal 1982. Matura un rapporto intimo e inconscio con la luce usandola, attraverso il dispositivo fotografico e ultimamente con il video, come strumento di indagine e di espressione. Nel 1998, assieme a Nicola Forenza e Alessandro Vescovo, da inizio al progetto del gruppo Pan-ikon con l’intento di rilanciare potenzialità inespresse ed evidenziare capacità espressive specifiche della fotografia. Inizia nel 2001 una collaborazione con la redazione della rivista on-line www.cultframe.com. Ha partecipato a varie iniziative performative con musicisti di area sperimentale, tra i quali Marco Ariano, Elio Martusciello, Gianfranco Tedeschi, Vincent Courtois, Roberto Bellatalla, con i poeti Marco Giovenale, Sara Ventroni, Prisca Agustoni e con la danzatrice Alessandra Cristiani.

Pietro D’Agostino, Experience #1
A cura di Maurizio G. De Bonis
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma – tel. 06.44258243)
Inaugurazione: giovedì 5 novembre 2009, ore 19.00-22.00
Fino a venerdì 27 novembre 2009 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.pietrodagostino.com

Eva Tomei, ‘Al mare’

Dal 29 maggio al 2 agosto 2009 si svolge l’ottava edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma,
promosso dall’ Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma,
prodotto da Zoneattive, con il sostegno di Baume & Mercier e con la direzione artistica di Marco Delogu.

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Marco Puerari – Amniotico @Violabox Genova – 30 aprile ore 18:00

Amniotico
Di Marco Puerari
Giovedi 30 aprile dalle ore 18:00
Presso Violabox Art Gallery via trebisonda 56 genova

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Günter Hoffmann, ‘U-Bahn’

Si inaugura mercoledì 8 aprile 2009 alle ore 19.00, e resta allestita fino a giovedì 30 aprile, una mostra di opere del fotografo Günter Hoffmann, a cura di Birgit Biechele e Cédric Janowicz, intitolata U-Bahn.

“Günter Hoffmann, fotografo da sempre, costruisce la propria identità di artista grazie a una riflessione costante e metodica sul tema dell’urbanismo. Oggetto privilegiato della sua attenzione sono da alcuni anni le stazioni delle metropolitane, con le loro forme ogni volta studiate alla ricerca del connubio perfetto tra vincoli strutturali e esigenze estetiche. La ferrovia sotterranea – che nella lingua madre dell’autore è la tedesca U-Bahn – si pone come allettante alternativa non solo al quotidiano fluire degli spostamenti urbani di superficie, ma anche al naturale modo umano di concepire, percepire e infine contemplare lo spazio e il tempo. Il pregevole montaggio in plexiglass Diasec delle dodici stampe Lambda presentate in mostra arricchisce le immagini di un’energia luminosa e cromatica di effetto estremamente suggestivo.” (Carlo Gallerati)

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In Assenza – Personale Fotografica di Alessandro Lanzetta

Vernissage venerdì 3 aprile 2009 alle ore 18.30 – Visitabile fino all’8 maggio 2009

Laboratorio Fotografico Corsetti, Via dei Piceni 5/7, 00185 Roma

Logo_mostra

Il sacrificio restituisce al mondo sacro ciò che l’uso servile ha degradato
(Georges Bataille)

In assenza è frutto di una lunga ricerca fotografica e architettonica. Il lavoro di Alessandro Lanzetta si sviluppa dall’osservazione del paesaggio urbano e del suo rapporto con le persone, i suoi abitanti, attraverso i quali la vera natura dei luoghi è svelata e realizzata. L’autore, fotografo e architetto, si è mosso alla ricerca di tracce antropiche nel territorio metropolitano e si è soffermato proprio dove l’umano è assente. È l’assenza, infatti, che consente al rimosso di tornare alla luce, come durante una seduta di psicoanalisi.

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PERSONALE DI ELENA TOMMASI FERRONI PRESSO LA GALLERIA MARGHERITA DI TARANTO

Appuntamento con l’arte Sabato 22 Novembre presso la Galleria Margherita in Corso Umberto 79/c a Taranto.
Arte al femminile quest’anno, con la personale della pittrice Elena Tommasi Ferroni, artista toscana di nascita ma romana di adozione che per la prima volta sarà nella nostra città con una ricca mostra intitolata “Illusione e realtà”.
Le opere dell’artista entreranno in contatto con gli importanti “pezzi” di antiquariato della Galleria regalando inaspettate illusioni.
Una realtà-illusione o una realtà-realtà?
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HASTA Art Gallery presenta: DOMENICO GUGLIELMINETTI pittore

L’associazione culturale Hasta art gallery con sede in via Calosso 5 ad Asti presenterà Sabato 13 Dicembre alle ore 18 l’artista metafisico-surreale Domenico Guglielminetti,nato nel 1961 ad Asti, dove vive e lavora.
Le sue attitudini di pittore si sono rivelate precocemente: a cinque anni tracciava con immediatezza forme e stesure di colore con sorprendente armonia, rivelando un mondo interiore organizzato ben oltre i suoi giovanissimi anni.
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Tina Buchholtz, ‘Profondo Cromo’

Si inaugura sabato 8 novembre 2008 alle ore 19.00, e resta allestita fino a lunedì 8 dicembre, una mostra personale della pittrice berlinese Tina Buchholtz intitolata Profondo Cromo.

L’evento assume un rilievo tutto particolare nel programma della galleria. Infatti, dopo dodici mostre personali e tre collettive che nei quasi due anni di attività hanno riguardato opere di fotografia, video e tecniche miste, per la prima volta viene proposta al pubblico un’esibizione di opere di pittura. Si tratta certamente di un’eccezione rispetto alla linea che la galleria ha seguito fin dall’inizio; tuttavia non è un caso che la mostra arrivi nel periodo in cui la questione da tempo dibattuta sull’attualità o meno del linguaggio pittorico trova rinnovati spunti di confronto.

Come si legge sulle pagine dell’ultimo numero di Flash Art: “Sempre più spesso, negli ultimi anni, agli alti e altissimi livelli (musei cult, grandi rassegne internazionali come Manifesta, Documenta, biennali principali ecc.), vediamo il genere pittura emarginato o ghettizzato. A parlare di pittura con i più importanti curatori (Obrist, Okwui Enwezor, Bonami, Gioni, Biesenbach, Bourriaud, Hoffmann ecc.) si corre il rischio di apparire anacronistici. Eppure, tra le pieghe del mercato alto o basso, la pittura ancora persiste e in alcuni casi impazza, batte i suoi propri record per stabilirne sempre di nuovi. Che si tratti solo di collezionismo grossolano e poco colto, oppure anche i grandi collezionisti di tendenza si circondano di pittura?” (Marco Senaldi, su Flash Art online, 27.10.08, speciale pittura).

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DIARIO DI SUONI E COLORI – personale Fabrizio Trotta

FABRIZIO TROTTA – DIARIO DI SUONI E COLORI

TOUR ESPOSITIVO

BANCA SELLA

Ottobre dal 8 al 31 – Voghera

Mostra: personale di Fabrizio Trotta

Sede: BANCA SELLA – Filiale di VOGHERA (PV)
Piazza Bovo 27

Periodo: 8 – 31 Ottobre

Orari: dal lunedì al venerdì,
8.30/13.30 – 14.45/15.45

Ingresso: gratuito

Info: info@fabriziotrotta.com ;
http://www.fabriziotrotta.com/Agenda.htm
349 6941900

WWW.FABRIZIOTROTTA.COM

“Diario di suoni e colori”, di una duplice ricerca, di mondi apparentemente distanti che denotano una matrice comune di energia e frequenza. Energia che, all’interno di una precisa lunghezza d’onda e connotazione di frequenza, viene sprigionata da ogni diverso tono cromatico.
Colori puri, distinti, disgiunti che nei Chromotherapy sono usati da Fabrizio Trotta (Paola, 1973) come una sorta di cura dei nostri malesseri quotidiani e delle nostre paure, riportando equilibrio nel nostro stato psico-fisico. Opere che creano un legame inconscio, favorendo o contrastando un particolare stato d’animo, abbinandosi alla propria personalità o ponendosi come compensazione energetica al proprio modello ideale.
Una selezione di circa 15 lavori sarà presentata presso la filiale della BANCA SELLA di Voghera (PV) in Piazza Bovo 27 dal giorno 8 al 31 Ottobre. La personale di quest’artista eclettico che evita schematismi estetici si apre come un diario artistico e ripercorre le sue tracce di vita. Il passato da produttore e arrangiatore musicale lo spinge inevitabilmente ad esplorare questo mondo e proiettarlo su tela.
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