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Figure con variazione, due artisti a confronto. Luca Reffo e Luigi Christopher Veggetti Kanku

12 febbraio – 6 marzo 2010
Inaugurazione: giovedì 11 febbraio 2009, ore 19.00

La Galleria Rubin inaugura il nuovo anno con un ritorno alla formula espositiva delle due mostre in parallelo. Nella sala principale, la doppia personale intitolata Figure con variazione, due artisti a confronto e nella Project Room la mostra Unico. Eliana Lorena.

Figure con variazione, due artisti a confronto, è dedicata a due pittori figurativi, Luca Reffo e Luigi Christopher Veggetti Kanku. Il primo ritorna alla Galleria Rubin dopo la personale del 2008, Shine on Crime, un percorso pittorico attraversato da un’atmosfera noir che trasformava l’orizzonte domestico in un teatro di suspence e mistero. In questa nuova mostra, Reffo presenta una serie di opere che rivelano la sua sofisticata ricerca coloristica. Protagonista del nuovo ciclo di dipinti è la figura femminile, una sorta di divinità del desiderio che si manifesta in una sequenza di gesti e situazioni in equilibrio tra normalità e paradosso. Le intenzioni dell’artista sono quelle di dare forma a una moltitudine femminile che a dispetto delle dimensioni ridotte delle tele, si impone per la bellezza e la chiarezza del contenuto.
Sul fronte opposto procede invece la ricerca pittorica di Luigi Christopher Veggetti Kanku, che in questa mostra presenta una serie di paesaggi in cui le figure umane sono abbozzate. Proprio questa loro caratteristica di indeterminatezza le relega al ruolo di comparse e rende la scena ancora più vivace, spostando l’attenzione non sul luogo ma sull’umanità che anima una spiaggia, una piazza o un incrocio cittadino. I toni della pittura di Veggetti Kanku tendono al monocromo e la tecnica usata aggiunge alla composizione un sapore antico, con un effetto simile alle istantanee che restituiscono un ricordo indistinto e confuso ma carico di emozioni.
Due percorsi paralleli che esplorano insieme seppur in modo diverso la figurazione, alla ricerca di nuove strade e nuovi percorsi espressivi. Chi facendo leva sulla riflessione psicologica e intellettuale, chi invece puntando su un aspetto più personale dell’elaborazione del ricordo e delle sensazioni.

Luca Reffo. Nato a Padova nel 1973. Diplomato in pittura all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Vive e lavora a Milano. La pratica della pittura è affiancata da interessi nel campo della fotografia, della grafica, del cinema e della scenografia.

Luigi Christopher Veggetti Kanku. Nato a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) nel 1979. Vive e lavora a Lentate sul Seveso (MI). Oltre all’attività pittorica si occupa di composizione musicale.

Galleria Rubin, via Bonvesin de la Riva 5, Milano tel. 0236561080 inforubin@galleriarubin.com
Orario di apertura : martedì – sabato, 14.30 – 19.30 e su appuntamento

Dal 13 al 20 febbraio Palazzo Margutta presenta “Realtà diverse”, preziosa collettiva per riflettere sulle differenze proposte da ciascun artista

Roma, 13 febbraio 2009 – Un confronto fra autori di linguaggi diversi e pubblico per riflettere insieme su alcuni aspetti significativi delle varie tendenze artistiche. Questo il leit-motiv della mostra collettiva “Realtà diverse”, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’Arte”, in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) dal 13 al 20 febbraio prossimi (ingresso gratuito). L’evento, che è uno degli incontri fissi nel calendario della nota Galleria, mira a sviluppare una coscienza critica che permetta allo spettatore di riconoscere le “differenze” più che le “somiglianze” presenti nella visione della realtà propria di ciascun artista. L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 13 febbraio 2010 dalle 18.30 alle 22.00.
A selezionare i sei pittori che prenderanno parte alla kermesse, tutti caratterizzati da stili vari e da estrazioni socio-culturali e tecniche diverse, il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico della celebre Galleria, che – da anni – propone nella sede espositiva di Via Margutta artisti professionisti, Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo.
A prendere parte a questo piacevole scambio artistico: Claudio Bellino, Nera D’Auto, Valeria De Bustis (Figarola), Gaia Intaglietta (Gaia Macchina), Elzbieta Krasinska (Elkra), Girolamo Lania.

Claudio Bellino muove i suoi primi passi artistici da giovanissimo. Particolarmente attratto dall’astrattismo, riprende a dipingere dopo gli studi artistici. I disegni a carboncino – che rappresentano soggetti destrutturati con una propria essenzialità corporea e l’utilizzo di tecniche miste con colori acrilici, pastelli a olio, tempere e vernici, lavorati con utensili di sua creazione – caratterizzano questo periodo. Nel 2009 nasce il progetto “The Happiness Diaries“, una serie di lavori che sono il risultato delle sensazioni quotidiane in cui la ricerca estetica sfocia nell’utilizzo della tecnica mista e che mettono in atto una romantica rivoluzione: “L’uomo raccolto dai fiori”. “L’espressionista astratto” – secondo l’artista – “è un poeta che cerca di rappresentare gli oggetti o le sensazioni esulando dalle forme e traducendo idee”.

Nera D’Auto, fin da piccola, è interessata a combinare il caleidoscopio di colori che scopre nella bottega da sarto del padre tra ritagli di stoffe e mescolanze di quelle sfumature che, più tardi, avrebbero fatto parte della sua espressione artistica. Il suo mondo misterioso emerge dal magma primordiale e vi torna dopo aver espresso – attraverso una figura, un segno graffiato e, ultimamente, la materia virtuale presente nello spazio-suono – il divenire di un attimo. Nei suoi quadri atomi di materia, colori-caratteri ma anche grumi scavati e graffiati in funzione di nuance, che servono a far emergere un tratto o solamente il bianco della tela che rivendica di esserci. Oggi l’artista si cimenta in opere in cui il vuoto dato dalle bolle si armonizza con uno spessore materico, che si infittisce a seconda degli elementi colori e dà vita al combinarsi di un insieme che è momento in divenire.

Valeria De Bustis in arte Figarola comunica direttamente l’intimità di una sensazione, una gioia emotiva, uno stato d’animo individuale attraverso un’intensa picchiettatura di tonalità e l’utilizzo di colori densi, la sapiente ubicazione di tinte primarie con quelle complementari, ma anche la mescolanza d’asimmetriche curve con fiammelle guizzanti, che riescono a distruggere la materialità di qualsiasi struttura fisica. Le tele di quest’artista, capace di cogliere l’impressionismo di un attimo così soggettivo da essere diverso e autonomo rispetto a quello immediatamente precedente, sanno esplorare la sacralità della coscienza umana, avvalendosi di forma e colore con l’affascinante ambizione di appostarsi al confine del sogno. Tutt’altro che rari nei suoi lavori i riferimenti ad artisti del passato: da William Morris, anticipatore dell’art nouveau, a Jean Mirò; da Gustav Klimt a Michel Eugène Chevreul. “Penso che l’astrattismo per qualche suggestiva reminescenza e l’impressionismo per alcuni risvolti introspettivi avrebbero invitato Valeria De Bustis ad esporre i suoi quadri in una loro collettiva di spessore”. (Santino Spartà)

Gaia Intaglietta, in arte Gaia Macchina, allieva di Renata Boero, Claudia Campanella, Omar Galliani, mixa tecniche diverse e innovative, utilizzando il computer, la web-cam e i programmi multimediali come i pittori del passato usavano resine e pennelli. Al centro della sua produzione un meccanismo che anima una “Gaia Macchina”, caratterizzata da forme morbide e carnose combinate a una calotta celebrare impastata di cip. Oltre al soggetto una selva d’ombre, lunghe e definite, simili a quelle del cinema espressionista, che continuano il dialogo fra presente e futuro, utilizzando le rassicuranti e solide fondamenta di un passato forte di storia e cultura. “Gaia Macchina giovane e promettente interprete di un arte sperimentale che mescola web design, fotografia e arte pittorica. La sua ricerca contemporanea è fortemente incentrata su un corpo che cerca un’identità e per questo esposto, offerto e svelato”. (Flora Tumminello)

Elzbieta Krasinska, in arte Elkra, ha seguito un percorso artistico definito dall’espressività prorompente e dalla passione per il vivo colore. Dai gioielli all’arredamento fino alla pura pittura, ogni sua opera è armoniosa composizione di elaborati contrasti. Leggerezza, spessore, luce e ombra convivono su ogni tela in una danza cromatica il cui fine è rappresentare la tragica, e a volte imprevedibile, perfezione della natura. Una natura che con petali e cieli interrotti è moderna espressione dell’animo umano.

Girolamo Lania, dopo aver frequentato corsi alla Scuola del nudo presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma, ha praticato l’incisione con successo tanto da essere inserito nel catalogo che li riunisce. Memore della tradizione dell’ ‘800 italiano e degli insegnamenti compositivi e coloristici della scuola parigina, realizza lavori che suscitano il “sentimento del vero” radicato nelle poetiche dei Macchiaioli e reinterpretate dalla luce dell’epoca contemporanea. Nel piccolo formato della “tavoletta” riesce ad assimilare la modernità e le conquiste pittoriche scaturite dalle sperimentazioni del ‘900. Muore a Roma nel 2006. “Una vera umanità in attesa, il mondo poetico di questo sensibilissimo artista è veramente lo specchio dei dipendenti. La tavolozza di Lania indica il suo eterno desiderio di dare all’umanità, delle sue fatiche quotidiane, una immagine più felice”. (Toni Bonavita).

Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” – Via Margutta, 55 Roma
Mostra collettiva degli artisti:
Claudio Bellino, Nera D’Auto, Valeria De Bustis (Figarola), Gaia Intaglietta (Gaia Macchina), Elzbieta Krasinska (Elkra), Girolamo Lania.
Vernissage cocktail sabato 13 febbraio 2010, ore 18.30 – 22.00.
La mostra si protrarrà fino al 20 febbraio 2010: dal martedì al sabato dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (chiuso domenica tutto il giorno e lunedì mattina).

Giuliana Amicucci Dal Piaz – Falsi d’autore

GIULIANA AMICUCCI DAL PIAZ
espone al Colombo Caffè dall’1 febbraio al 28 febbraio 2010
Incontro con l’artista 2 febbraio 2010

Chi “da piccolo” non si è mai appassionato ad un artista, pittore, scultore, scrittore o poeta o …?
Vagando nei ricordi di gioventù, ho rivissuto la mia febbrile passione per Van Gogh, Matisse, Renoir, i Fauves …
… E Van Gogh: il segno deciso, il colore appassionante, la febbricitante follia e l’orecchio tagliato …
Vedendo queste riproduzioni ho riscoperto l’appassionata capacità di introspezione di una Giuliana pittrice che non osa definirsi artista, ma in realtà lo è: per la sicurezza con la quale rivive, e ti fa rivivere, l’emozione del segno, del colore, della pennellata, della materia …
E’ un animo gentile e sensibile, quello che può riprodurre, non solo una forma, una maniera, un colorismo, bensì approfondire con sicurezza la vibrazione della materia e la forza e la delicatezza espressiva dei maestri, uomini ed artisti.
Anche se Giuliana Amicucci ha vissuto in modo schivo questa sua esperienza di vita, ho riscoperto nella passione e nella serietà con la quale affronta i problemi di un mondo passato e vissuto sulle tavole lignee o sulle tele, nei colori delle tempere e dei materiali ad olio la profondità della conoscenza che dal “suo cuore” e dalla “sua testa” lei si è fatta dei “suoi” artisti.
E’ questa, credo, l’intenzione più bella che Giuliana, supportata dalla sua capacità tecnica, cerca di trasmettere a chi osserva il mondo di autori del passato: offre cioè la possibilità di farci rivivere emozioni che nessuna riproduzione fotografica o tipografica può trasmetterci e che solo risorge nella materia e nell’intelligenza delle sue pennellate, e nell’entusiasmo dello spirito che anima la sua singolare “creatività”.

Busto Arsizio, 04.02.2010

Dott. Arch. Paolo Torresan
Critico d’arte

Allen Jones. Aphrodite on the catwalk

19 febbraio – 3 aprile 2010

Inaugurazione giovedì 18 febbraio 2010 – ore 18.30

L’artista sarà presente all’inaugurazione

Inaugura giovedì 18 febbraio da Lorenzelli arte, una importante mostra personale di Allen Jones dal titolo Aphrodite on the catwalk che propone un’ampia selezione di lavori eseguiti dall’artista nell’ultimo decennio.
La rassegna, frutto della collaborazione con le gallerie Thomas Levy di Amburgo e Patrice Trigano di Parigi, presenta un nucleo di opere -quaranta oli su tela- incentrato sul tema dello spettacolo e dell’illusionismo che documenta una ulteriore evoluzione della poetica dell’artista, iniziatore della Pop art inglese.

Con la fervida capacità descrittiva e l’innata ironia che lo contraddistinguono Allen Jones ha attinto a questo repertorio dando vita in questi quadri ad atmosfere permeate di sensualità e immagini di sfrontata immediatezza: i musicisti ispirati e sedotti da attraenti ballerine-muse dalle lunghissime gambe, i prestigiatori che trasportano le loro partner in uno stato di sospensione, il pubblico descritto ai margini in maniera frammentaria, i sipari, gli sfondi -dipinti nel dipinto-, le passerelle all’infinito sono gli attori e gli elementi di uno spettacolo che va in scena sulla tela dove tutto evoca sorpresa in una esplosione dionisiaca di colori.
Allen Jones dunque concepisce la pittura come performance e la tela come palcoscenico, un “congegno” pittorico dentro il quale vivono come una sorta di paesaggio di sfondo gli artisti che costituiscono il patrimonio della sua memoria: Matisse, Mirò, Picasso, Delaunay.
Fattore decisivo nell’equazione estetica dei suoi dipinti è costituito dal pubblico la cui presenza è indispensabile perché il quadro possa dirsi risolto.
Queste vivaci e vibranti messinscene oniriche rappresentano le situazioni chiave della grande ossessione per la dinamica dell’atto creativo che l’artista britannico, in tutto il suo lavoro, ha associato all’unione dei principi maschile e femminile e che ha rappresentato con la metafora dell’unione sessuale dell’uomo e della donna. Dal 1999, anno in cui ha inizio il ciclo The Magicians, l’attenzione si è concentrata sulle potenzialità di generazione artistica della magia e dell’illusionismo “i cui territori effimeri, evocati sul palcoscenico dei suoi dipinti, alludono al potere dell’immaginazione e della visione artistica nel creare mondi paralleli” (Blinda Grace Gardner, testo in catalogo). In questo ambito Jones affronta implicitamente le questioni importanti della nostra esistenza umana senza specificarle concretamente e pone la sua attenzione sull’energia creativa che considera la quintessenza della vita e dell’arte.
Il lavoro dell’artista gira intorno alle potenzialità magiche dell’amore che unisce gli opposti e che fa si che nasca qualche cosa di nuovo. La dea dell’amore e della bellezza, Aphrodite on the catwalk, è centrale al concetto estetico di Jones e, anche se l’immagine di Venere che ci restituisce nei suoi quadri è più affine con l’universo del teatro, dei night-club e con gli spettacoli di varietà che alle sfere distanti dell’olimpo, il suo impatto sull’ispirazione dell’artista non è meno profondo.

INFORMAZIONI STAMPA

Emanuela Filippi Eventi e Comunicazione
+39.02 4547.9017 | +39.392.4150.276| eventiecomunicazione@gmail.com

SCHEDA TECNICA MOSTRA

Titolo mostra Allen Jones. Aphrodite on the catwalk

Sede Lorenzelli Arte.
Milano, corso Buenos Aires, 2

Periodo da 19 febbraio al 3 aprile 2010

Inaugurazione giovedì 18 febbraio, ore 18.30

In collaborazione con Thomas Levy, Amburgo
Patrice Trigano, Parigi

Inaugurazione giovedì 18 febbraio 2010, ore 18. 30

Date mostra 19 febbraio 2010 – 3 aprile 2010

Orari Da Martedì a Sabato, ore 10.00/13.00 – 15.00/19.00.
Lunedì su appuntamento. Festivi chiuso

Ingresso libero

Catalogo Lorenzelli Arte

Come raggiungerci Metropolitana 1 (rossa), fermata Porta Venezia
Tram: 9, 29, 30, fermata p.zza Oberdan
Passante ferroviario: Porta Venezia

Informazioni per ll pubblico Elisabetta Setzu
02.201914 – elisabetta@lorenzelliarte.com
www.lorenzelliarte.com

Ufficio Stampa Emanuela Filippi – Eventi e Comunicazione
02.4547.9017 – 392.4150.276
eventiecomunicazione@gmail.com

OMAGGIO A FEDERICO MORGANTE

Federico Morgante nasce con il culto del “mestiere” e della sperimentazione, il viscerale legame con la città, il mito dell’antico, dominato da un tonalismo caldo.

Rimane legato per amicizia e relazioni umane agli altri artisti che tra le due guerre maturano un nuovo linguaggio realista, andando anch’egli alla ricerca nell’arte alla funzionalità istituzionale. Il ritorno dell’idea italiana, rappresenta l’individuazione di un nucleo della poetica che concorre ad abbellire con ritmo e colori.

Egli si cimenta nel nuovo tema d’intervento pittorico a dimensione murale realizzando affreschi e decorazioni, cogliendo gli aspetti più immediati ed emotivamente carichi della realtà senza alcuna pretesa di elaborare concetti estetici rigorosi. Una figurazione dai modi espressionistici di acceso cromatismo, che realizza con una pittura tonale basata sul contrasto di luce e colore.

Nella sua ricerca espressiva s’identifica, nel rapporto emotivo offrendo uno sguardo d’insieme su uno dei momenti più espressivi dell’attività umana, in un moto di rivolta contro il conformismo ufficiale, rifiutando il formalismo delle avanguardie, riattivando la retorica classicheggiante, con nuovi contenuti nazionalisti e non venendo meno a un’esigenza di modernità, esprimendosi attraverso immagini di realtà intime, sguardi carichi d’inquietudine, di una città colta nei suoi luoghi più nascosti. Adopera il colore dai toni caldi quasi romantici, nelle sue vaste composizioni di grande respiro, con le figure concentrate nel loro senso plastico e rivestite con gradevoli finezze di colore ben graduato nel chiaroscuro con effetti di luminosità. Hanno come caratteristica principale una semplificata forza narrativa in una pittura contrassegnata da accenti visionari e da un recupero di una forte carica espressiva.

T.T.

Note biografiche

Federico Morgante nacque a Roma il 23 Giugno 1898. Autodidatta, il successo arriva nel decennio 1930/1940.

Insieme ad un gruppo di noti artisti come Mafai, Scipione, Trombadori, Ceracchini, Francalancia, Pivieri, e Amleto De Santis, suo carissimo amico, partecipa all’esperienza artistica della scuola Romana.

Sempre in questo periodo iene chiamato dal governo ad operare in Libia, a Tripoli.

Nell’immediato dopo guerra, per conto dello studio dell’ingegnere Carlo Pouchain, eseguì numerose decorazioni per motonavi da crociera quali la celebre Andrea Doria (menzione dell’artista a pag. 127 del libro “L’Andrea Doria” Hoepli Editore), la Cristoforo Colombo, la Marconi, la Raffaello ed altre.

Più tardi conosce l’architetto Armando Brasini, noto per aver realizzato la famosa Villa Brasini, all’interno della quale Federico Morgante eseguì moltissime decorazioni; realizzò affreschi murali nella Chiesa del Sacro Cuore di Maria Immacolata a Piazza Euclide, opera architettonica realizzata sempre da Armando Brasini, e la volta della Chiesa Gran Madre di Dio presso Ponte Milvio a pochi passi dalla misteriosa Villa Brasini.

Negli anni 60’ la contessa Miani lo chiama per abbellire la celebre Villa con affreschi di suggestivo impatto artistico; si distingue il salone a volta con mirabili giochi di uccelli variopinti inseriti in una vegetazione lussureggiante a fondo scuro mentre in altri saloni risaltano paesaggi ricchi di attraente creatività.

Non di meno nel suo studio di via Margutta 33 ha dipinto numerosissimi quadri percorrendo tutte le esperienze pittoriche, dalle nature morteai paesaggi, ai ritratti, ecc., meritando sempre un successo economico pari al suo credito di artista.

Infine insieme all’amico Amleto De Santis eccelse nell’arte del restauro riconsegnando alla storia quadri degradati di celeberrimi artisti del passato.

Dipinse fino al termine della sua vita, il 2 novembre 1975, spegnendosi serenamente sognando sempre l’arte come manifestazione del bello nella vita.

MOSTRA PITTORICA DEL MAESTRO RINALDO GELENG

MOSTRA PITTORICA DEL MAESTRO RINALDO GELENG
E
IX EDIZIONE DEL PREMIO “2 PALLE IN CARRIERA”

Il 31 gennaio 2010, alle ore 19.00, presso le sale di Canova, Piazza del Popolo, 16, promossa dall’Associazione Diletta Vittoria, presieduta da Enrico Todi, si svolgerà la mostra “DONNA, TUTTO SI FA PER TE”, esposizione di 15 opere del compianto maestro Rinaldo Geleng, realizzate con tecniche diverse e dedicate al linguaggio gestuale femminile.
Il maestro Geleng, ritrattista e illustratore di fama internazionale, è stato tra l’altro collaboratore di Federico Fellini e autore del ritratto di Papa Giovanni Paolo II.
Nell’ambito di questa mostra dedicata alla donna, in questa società ancora troppo declinata al maschile, la Signora Tiziana Todi, selezionatrice unica ed insindacabile, assegnerà il IX premio “Due Palle in Carriera”, dedicato a donne che nella loro vita e nella loro carriera hanno dimostrato alto valore culturale, professionale ed umanitario ed abbiano così meritato quell’appellativo tipicamente romano: “quella è una gran donna, je mancano solo le palle!”
Il premio, consistente in un artistico gioiello realizzato e firmato dal maestro orafo cesellatore Andrea Mortet, verrà conferito a Barbara Saltamartini, Erminia Manfredi, Angela Rosicarelli, Alice Mistichella, Marilina Serrentino e Nadia Crescenzi.
La piacevole cerimonia sarà vivacizzata dalla partecipazione dell’accademico trilussiano Renato Merlini, che dedicherà alle premiate dei simpatici sonetti.
Ingresso su invito
Ufficio Stampa: Maria Alessandra Scuderi mariaalessandra@montitv.it – 339/6817939
Tiziano Macciocca press@galleriavittoria.com
INFO: Galleria Vittoria – Via Margutta, 103 – 00187 – ROMA – Tel. 06.36001878 – tizianatodi@libero.it

EXPO PAINTING

Selezionata per partecipare expo pittura
Vancouver Canada.

Paolo Bini – Opere recenti

Per l’appuntamento annuale con la pittura – dopo il notevole successo riscosso nel novembre 2008 dalle opere della pittrice berlinese Tina Buchholtz – Galleria Gallerati presenta ‘Opere recenti’, una mostra personale di Paolo Binia, a cura di Massimo Bignardi.

“Il passaggio non è stato facile, anzi lento, a volte sofferto, per il timore che si stavano definitivamente slacciando i fili di un legame con il valore della raffigurazione. Paolo Bini, perché delle sue ultime esperienze stiamo parlando, ha lavorato ininterrottamente in quest’ultimo anno spingendo la sua pittura a staccarsi da composizioni che trattenevano frammenti di immagini e di oggetti articolati in spazi a mo’ di scatole sceniche, per rivolgersi a un dettato nel quale, se pur con brevi inflessioni di matrice gestuale, predomina l’emotiva essenzialità del colore. […] Bini ha tentato, poco più di quattro anni fa, di dare un senso alla visione della realtà attraverso la memoria, impaginando i suoi segni-sagome in quelle ‘stanze’ che lui ama definire ‘memoria esterna’. In fondo, il suo interesse era rivolto alla resa di oggetti svuotati del ‘corpo’ – come scrivevo presentando il suo lavoro al Premio Camposauro del 2005 – posizionati “nello spazio della memoria con lo stesso ordine, lo stesso mistero delle bottiglie morandiane”. V’era, però, un margine di indecisione rispetto al colore: non era tanto la reticenza al suo darsi quale dato connotativo, quanto una sofferta necessità di volerlo sentire come dettato di un’emozione profonda, di quella gioia che si legge chiara quando l’artista si lascia andare nei flussi della pittura (lo registriamo in Luogo 30 , in Altra risonanza, piccole tele dello scorso anno), nella costante tensione che lo accende ogni qualvolta si prospetta un’avventura sulla superficie della tela. Come un naufrago che non cerca salvezza, Bini affida al colore i segnali della sua necessità di sentire l’esperienza creativa come identità esistenziale, senza però rinunziare al legame con la viva tradizione della pittura italiana, in particolare con l’area di quell’astrazione lirica che si incunea nelle vicende artistiche del secondo dopoguerra. Guarda a Licini, cercando riparo per le sue forme, oramai solo tracce; poi all’esplosione timbrica del colore luminoso di Afro; infine rilegge l’unità compositiva che viene dagli esiti della Nuova Scuola Romana del decennio Ottanta, soprattutto da Giuseppe Gallo per quanto riguarda le larghe campiture di colore. Nella fitta corrispondenza per e-mail, avviata qualche tempo fa a proposito del colore, Bini mi scriveva: “Il verde negli ultimi tempi è frequente. È presente soprattutto nella seconda fase di stratificazione della materia, quello tra la matita (che copre il bianco del cartone) e il bianco di zinco che smalta la superficie, quasi a formare uno schermo. […] Un’inquietudine, propria di un’aurora, impronta l’odierna pittura di Paolo Bini ed è ben evidente, a mio avviso, in molte delle sue opere recenti: aurora – v’è l’obbligo di una tempestiva precisazione – che non è affrancamento a un’immagine di uno stato d’animo nel quale l’artista riversa gli impasti di umori esistenziali, tanto meno metafora di un’epifania di luce percepita, bensì variante emotiva incuneata, cedendo alla metafora, tra la notte e il giorno, in pratica tra luci di realtà fra loro diverse implicando, quasi sempre, la memoria e la visione.
 L’idea di ‘aurora’ ma, anche, di ‘scintilla’ sono stati temi, spesso, al centro delle lunghe chiacchierate che accompagnavano la fine di ogni lezione; quando, cioè, un gruppo di giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, tra questi Paolo, iscritti nei primi del Duemila ai miei corsi di Storia dell’Arte, decidevano di aprire provocatoriamente il confronto con la critica, quella che, bontà loro, ritenevano per certi versi implicata nei fatti dell’arte a noi contemporanea. Non so se fossero loro a tenermi in ostaggio perché interlocutore credibile e, al tempo stesso, disponibile o se, invece, fossi io perché bisognoso di un confronto con una generazione di giovani che, senza iperboli intellettualistiche e lontani dalle mondanità, mettevano al primo posto dei loro sogni l’arte. Fra i temi ricorrenti v’era il valore da dare all’attimo aurorale dell’esperienza creativa: se da un lato li sollecitavo a non cedere al sentimento del ricordo, al tempo stesso cercavo di offrire alla discussione chiarimenti sui concetti di persistenza e di durata – nell’accezione bergsoniana – coesi alla memoria. Cercavo di abbreviare il passo e raggiungere la loro postazione, quella di pittori, di scultori, di scenografi, soprattutto di giovani sobillati da una ‘nuova memoria’ quella dei processori elettronici. 
Le opere che Paolo oggi propone respirano l’aria lieve di quelle ‘chiacchierate’ nel giardino dell’Accademia e, per nostra fortuna, mostrano le perplessità che al tempo si leggevano chiare sul suo volto: l’artista ha, cioè, continuato a guardare la pittura come un’esperienza effettiva del suo essere, tenendo fede al ruolo delle emozioni, conservando la loro essenza di realtà ‘assurde e irrazionali’, ma non per questo irreali.” (Massimo Bignardi)

Paolo Bini è nato nel 1984 a Battipaglia (SA). Nel 2002 ha conseguito il Diploma sezione Accademia al Liceo Artistico Statale C.Levi di Eboli (SA), e nel 2007 la Laurea in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2007 è stato Assistente scenografo presso il Cinespettacolo della Grancia a Brindisi di Montagna (PZ). Nel 2009 è stato Docente esterno come esperto in Scenografia/Arti visive” presso l’Istituto Comprensivo Statale G.Salvemini di Battipaglia (SA). Alla copiosa bibliografia si aggiunge la recente acquisizione di sue opere nella collezione pubblica del FRAC (Fondo Regionale d’Arte Contemporanea) di Baronissi (SA) e in quella del Centro Documentazione Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro di Roma. Dal 2004 ha esposto in numerose mostre personali e collettive presso istituti e gallerie di varie città italiane (cfr. www.paolobini.it).

Paolo Bini, Opere recenti
A cura di Massimo Bignardi
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma – tel. 06.44258243)
Inaugurazione: sabato 19 dicembre 2009, ore 19.00-22.00
Fino a venerdì 29 gennaio 2010 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.paolobini.it.com

Via Margutta:Cento Pittori in difesa del Crocifisso

Circa cento tra tele, quadri, acquerelli e sculture che raffigurano il Crocifisso. Tanti saranno in totale i lavori, realizzati dai Cento Pittori ed esposti in occasione della mostra natalizia dell’Associazione, in programma dal 5 dicembre prossimo nella centralissima Via Margutta.

Si tratta del simbolico omaggio fatto dagli artisti dell’Associazione, a cui l’attuale Giunta ha recentemente riconosciuto il ruolo di ‘pilastro fondante del tessuto culturale di Roma e del Centro storico’. I Cento Pittori hanno sentito forte, infatti, la necessità di mobilitarsi – a fianco di buona parte della comunità romana – per difendere l’esposizione del Crocifisso nelle scuole e nei luoghi pubblici del Paese dopo la sentenza di Strasburgo delle scorse settimane. In occasione dell’edizione natalizia della mostra ciascun artista predisporrà ed esporrà a cavalletto, per l’intera durata della manifestazione, un lavoro dedicato alla crocifissione che, “per la cultura del nostro paese – ha tenuto a precisare Alberto Vespaziani, Presidente dell’Associazione Cento Pittori Via Margutta – rappresenta valori fondamentali come quello dell’accoglienza, della tolleranza, del rispetto reciproco e della protezione della persona, che sono radici della cultura e del comune sentire di tutti noi italiani”.

“La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha negato – ha proseguito Vespaziani – un valore insito nella nostra comunità e non solo. Nelle scorse settimane, pertanto, la nostra assemblea ha accolto entusiasticamente la richiesta pervenuta da uno dei soci il quale ha lanciato la proposta di dimostrare, in occasione di uno dei nostri tradizionali incontri con il pubblico, il nostro dissenso nei confronti di quanto avvenuto a Strasburgo”. “La Costituzione italiana – ha detto ancora Vespaziani – garantisce laicità e libertà di culto. E questo è un dato di fatto. Quanto sancito dalla sentenza di Strasburgo, tuttavia, finirebbe con il consentire la mortificazione di quel Cristo che trascende con la Sua figura universale il puro ambito religioso. Con il gesto simbolico che stiamo compiendo in questi giorni, l’associazione che presiedo da oltre 35 anni intende mobilitarsi e fare le proprie rimostranze nei confronti di una scelta che ha ferito tanti italiani”.

A tagliare il nastro della famosa rassegna, che – patrocinata da Comune di Roma, Provincia di Roma e Regione Lazio – è da tempo un irrinunciabile momento d’incontro per appassionati d’arte, romani e stranieri, sono stati invitati il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l’assessore capitolino alle Politiche Culturali, Umberto Croppi e Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura del Campidoglio. E’ stato anche e soprattutto grazie all’impegno straordinario e costante di quest’ultimo, e dell’Onorevole Marco Marsilio, che, nei mesi scorsi, è stata decretata l’istituzionalizzazione della nota esposizione d’arte e che l’Associazione Cento Pittori Via Margutta si è vista riconoscere un ruolo per il quale il Presidente Vespaziani, l’intero Consiglio Direttivo e tutti i soci si sono sempre battuti. Tra gli ospiti previsti per i quattro giorni di kermesse anche Monsignor Patrizio Benvenuti, presidente della Fondazione internazionale Kepha, da sempre vicina ai Cento Pittori e impegnata a sostenere una serie di progetti di carattere socio-educativo in favore di bambini e dei giovani che vivono nei Paesi più poveri e disagiati.

Grazie alla tradizionale kermesse – divenuta nel tempo uno degli appuntamenti pittorici più famosi della Capitale – Via Margutta si trasformerà, ancora una volta, in un’immensa galleria d’arte en plen air, resa ancora più suggestiva dalle luci del Natale, che si animerà anche grazie all’estro creativo e al talento artistico dei celebri pennelli. A far da cornice a più di 3.000 opere tra dipinti a olio, disegni, sculture e acquerelli, tutte realizzate da artisti rigorosamente selezionati e provenienti da ogni parte del mondo saranno, invece, i vicoli di questa via conosciuta da tutti come la strada dell’arte e illuminata per l’occasione dai colori del Natale.

Nell’edizione in programma, si è scelto di dare largo spazio ai tanti talenti in erba che, fin dai mesi scorsi, richiamati dal fascino della strada e dalla fama dell’Associazione, avevano chiesto di poter prendere parte all’esposizione. “La valanga di domande che da tempo continua ad arrivarci da parte di molti giovani emergenti – ha detto il presidente Vespaziani – ci ha resi particolarmente orgogliosi e ci ha in parte ripagato degli sforzi che abbiamo sempre fatto per garantire la prosecuzione di questa tradizionale esposizione. In quest’edizione siamo riusciti ad accontentare molti delle nuove promesse della pittura. Per farlo abbiamo limitato la presenza di alcuni colleghi che fanno parte dell’Associazione da diverso tempo e che si sono trovati concordi nella scelta fatta dal Consiglio direttivo di mettere a disposizione delle new enties un maggior numero di cavalletti, rispetto a quanto accaduto in passato”.

Tuttavia, per cercare di consentire l’ulteriore ingresso dei tanti ragazzi che aspirano ad esporre insieme agli artisti di Via Margutta, l’associazione sta cercando di individuare una formula nuova che, grazie all’utilizzo di strutture caratterizzate da dimensioni e materiali diversi e studiate appositamente, possano consentire quanto prima di ampliare sensibilmente lo spazio a disposizione dei più giovani senza, per questo, andare a discapito degli artisti più anziani, che rappresentano lo zoccolo duro della nostra Associazione”. Per far questo il Consiglio direttivo dei Cento Pittori sta proseguendo nella collaborazione che, già negli ultimi tempi, ha caratterizzato il rapporto tra Associazione e negozianti della strada. “E’ anche attraverso il dialogo costruttivo – ha detto Alberto Vespaziani – che stiamo cercando di individuare le modalità migliori con le quali operare per far sì che, soprattutto nei giorni della manifestazione, Via Margutta possa tornare ad essere la culla dell’arte e la cittadinanza possa contribuire con la propria presenza a renderla più viva.”

La prossima mostra sarà, purtroppo, orfana di alcuni grandi nomi della pittura, artisti molto amati da pubblico e critica e da tempo soci dell’Associazione, che sono venuti a mancare recentemente: da Ezio Tarantelli, autore tra l’altro della locandina realizzata per le esposizioni natalizie dei Cento Pittori, ad Alfredo Moraldi, noto ritrattista, da Rinaldo Caressa, pittore della campagna romana, a Tonino Cardenuto, autore di celebri pezzi dedicati ai paesaggi invernali abruzzesi, e a Carlo Acciari, meglio noto come il pittore della Garbatella e autore degli amati cavalli e dei mercatini. “Da Novella Parigini – volto noto di Via Margutta e socia anche lei della nostra Associazione – a Carlo Acciari, ogni volta che uno di noi scompare – ha detto Alberto Vespaziani, parlando a nome di tutti i colleghi e gli amici dell’associazione – i Cento Pittori, e con loro la nobile via che li rappresenta, perdono un pezzo importante della loro storia. Tuttavia sono convinto che sia nostro dovere continuare ad esporre con lo stesso entusiasmo che ci ha sempre caratterizzato. Del resto non farlo equivarrebbe a privare la nostra associazione dell’obiettivo che si è data alla nascita: promuovere il dialogo costante e cosciente tra artisti e pubblico. In quest’ottica, dunque, sono dell’avviso che, seppur con l’amarezza di chi ha perso amici e compagni di un viaggio spesso difficile, occorra continuare ad adoperarsi con coraggio e andare avanti su questa strada”.

Attesi alcuni big dell’associazione, artisti che hanno fatto la storia di Via Margutta e che, dal 1950, con instancabile entusiasmo, calcano i sampietrini di questa celebre strada. Insieme a loro pure alcuni scultori, un paio di figli d’arte e il “pittore dell’aria”, Frans, così soprannominato in quanto impiega l’aerografo.

A prendere parte all’ottantatreesima edizione della kermesse saranno in totale circa 100 artisti, tutti caratterizzati da un proprio linguaggio espressivo e da una propria tecnica, che va dalla figurazione all’astrattismo, passando anche per la ritrattistica, il paesaggismo, il simbolismo e il surrealismo. E, come accaduto in passato, si ripeterà ancora una volta la tradizionale trasferta dei pittori stranieri, richiamati dalla valenza della storica mostra. “Sapere che anche amici che vivono e lavorano in altri paesi desiderano partecipare a questa rassegna e vengono appositamente in Italia per farlo – ha tenuto a precisare Vespaziani – ci riempie d’orgoglio e ci stimola ad impegnarci affinché il successo e la fama di questa storica manifestazione non scemino con il passare delle edizioni”.

La mostra, che, oltre a permettere come di consueto, soprattutto ai meno noti, di uscire allo scoperto per affermarsi, sarà interessante occasione per analizzare e studiare i fermenti artistici che si sviluppano di continuo e per raccogliere i diversi messaggi che ogni espositore intende “consegnare” alla collettività – rimarrà aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 21.00 (ingresso gratuito).

A Palazzo Margutta, dal 12 al 20 dicembre, la mostra “Artisti si nasce?”

Da sabato 12 dicembre, la Galleria “Il Mondo dell’Arte” ospita la mostra “Artisti si nasce?”, che sancisce il debutto pittorico della mattatrice Emanuela Aureli, avvicinatasi al cavalletto grazie all’amicizia con il celebre Maestro Elvino Echeoni, e presenta lavori realizzati da entrambi i personaggi, accomunati dall’esser nati sotto il segno dell’arte considerata nelle sue varie sfaccettature. L’esposizione, in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) fino al 20 dicembre prossimo (ingresso gratuito), propone una sintetica raccolta di opere: una parte delle quali realizzate dalla nota e camaleontica imitatrice sotto la preziosa guida dell’amico e scultore, nonché insegnante di pittura, Elvino Echeoni e una parte nata dall’estro artistico di quest’ultimo che, con una mostra inaugurata il giorno del suo cinquantanovesimo compleanno, ha scelto di festeggiare – tenendo a battesimo la nota showgirl, ormai pronta a lanciarsi anche tra i pennelli, nella sua prima (ma di sicuro non l’ultima!) esposizione pittorica – le sempre verdi emozioni che l’arte, la pittura e la vita continuano a donargli.

Fiori ritratti con la solarità di chi ama la vita e maschere, che sono la raffigurazione di personaggi dai quali l’imitatrice trae ispirazione o il frutto di un impegnato lavoro introspettivo e che raccontano i pirandelliani “Uno, nessuno e centomila” che sono dentro ciascuno di noi. Questi i soggetti, assolutamente in linea con il personaggio e con il suo modo di essere, presenti sulle tele firmate da Emanuela, quadri in cui materia e armonia del colore si fondono perfettamente tra di loro dando vita a lavori in cui spicca la capacità creativa della loro autrice. Accanto a loro, immobili come fari dai quali lasciarsi guidare, i tramonti e i notturni firmati dal Maestro Echeoni, risultato della sua ultima produzione ma soprattutto lavori che – grazie a un elaborato racconto pittorico tra armonia del colore e tecniche sapientemente usate – riescono a far sognare lo spettatore.

Considerato che tutto ciò che Emanuela Aureli ed Elvino Echeoni fanno in campo artistico sembra riuscire loro in maniera estremamente facile, viene spontaneo chiedersi e chiedergli: “Artisti si nasce?”. Alla domanda i due hanno risposto all’unisono: “Artista è una termine che prevede significati e interpretazioni molto ampie. Ognuno di noi, quando nasce, ha predisposizioni, attitudini e passioni, anche se, purtroppo, non tutti hanno la fortuna di poterle esercitare. Chi, invece, ha questa opportunità, deve lavorare molto per riuscire a realizzare i suoi sogni. Insomma se è vero che c’è chi nasce con la predisposizione dell’arte, è altrettanto vero che c’è anche chi le si avvicina e se ne innamora per pura casualità. La cosa certa è che, per diventare un vero artista, si deve lavorare molto. Solo questo, infatti, ti permette di arrivare ad avere lo strumento giusto per trasmettere i tuoi sentimenti all’anima di chi ti guarda, ti ascolta, ti valuta e, in qualche modo, ti dà la possibilità di continuare a vivere in questo meraviglioso mondo dell’arte”.

L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 12 dicembre 2009 dalle 18.00 alle 22.00.
Emanuela Aureli, conosciuta da tutti per la sua comicità, la sua simpatia e la bravura nel far la parodia a un’infinità di personaggi, non solo con la perfezione nella voce ma entrando nell’anima di ciascuno di loro, è considerata una delle migliori imitatrici che l’Italia abbia mai avuto. L’abbiamo vista gareggiare nel programma Ballando con le stelle, dove ha mostrato tutta la tenacia, la caparbietà e l’impegno che la contraddistinguono, e in pochissimo tempo è riuscita a conquistare, anche nel ballo, quel pubblico che tanto la ama. Un’infaticabile mattatrice dello spettacolo con una grande passione per la pittura che, per anni, ha praticato soltanto nei ritagli di tempo. Da una decina di mesi a questa parte, grazie all’amicizia decennale con il Maestro Elvino Echeoni, Emanuela ha iniziato a frequentare sempre più assiduamente il suo studio e a prendere da lui lezioni di pittura. Conoscendo l’impegno, la tenacia, la capacità creativa di Emanuela, non ci stupisce che quest’ultimo l’abbia invitata ad esporre con lui – in Via Margutta, mitica strada dell’arte – le ultime opere da lei realizzate.
Emanuela Aureli, in linea con il suo personaggio e il suo modo di essere, dipinge fiori con l’armonia e la solarità di chi ama la vita, e raffigura personaggi rappresentati da maschere, quelle stesse che lei interpreta nei suoi spettacoli, volti spesso Pirandelliani che raccontano gli “Uno, nessuno e centomila” che sono dentro ciascuno di noi.

Elvino Echeoni – pittore, scultore, incisore, restauratore, scenografo ma anche designer, musicista, compositore e autore di testi – è tra i più rappresentativi artisti italiani in campo internazionale, avendo portato l’arte moderna del Bel Paese in tutto il mondo: dal Canada agli Stati Uniti, dal Perù agli Emirati Arabi, passando anche per la Cina dove, proprio in occasione dell’Expo del 2000 di Shangai, grazie ai suoi lavori indirizzati a rappresentare la Realtà virtuale e i Momenti musicali, si è visto riconoscere dalla critica il titolo del “più innovativo tra gli artisti contemporanei”. In quest’ultima esposizione Echeoni presenta alcune opere, che sono il frutto della sua costante ricerca tra l’astratto e il figurativo, pezzi in cui sintetizza tramonti e notturni e, grazie a un intenso racconto pittorico tra armonia del colore e tecniche sapientemente dosate, riesce a far sognare lo spettatore. Artista completo e poliedrico, da giovanissimo e per diversi anni, Echeoni, nel pieno della Dolce Vita fatta nascere da Novella Parigini e immortalata da Federico Fellini, esercitò la professione del musicista, esibendosi in Italia e all’estero . A metà degli anni ‘70, abbandonata la musica, Echeoni intraprese la strada della pittura. Nello stesso periodo incontrò di nuovo Novella Parigini, con cui nacque un indissolubile sodalizio artistico che non si concluse neanche nel 1993 con la scomparsa della pittrice a cui successivamente dedicò il libro “Un mito preannunciato”, nel quale viene ricostruita, attraverso testimonianze dell’epoca, la vita della straordinaria artista.

Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” – Via Margutta, 55 Roma
Mostra: Elvino Echeoni – Emanuela Aureli
Vernissage cocktail sabato 12 dicembre 2009, ore 18.00 – 22.00.
La mostra si protrarrà fino al 20 dicembre 2009: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (chiuso lunedì mattina).