Sabato 27 febbraio alle ore 18 nella Galleria d’arte contemporanea Quadrifoglio (Via SS. Coronati 13, Ortigia) sarà inaugurata una mostra personale del maestro Giuseppe Pravato dal titolo “Sculture”.
Giuseppe Pravato è nato a Guarda Veneta (Rovigo) nel 1955 ma vive e lavora a Siracusa da diversi anni. Formatosi all’Istituto d’Arte di Padova e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Pravato ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, partecipazioni a qualificati simposi di scultura e importanti interventi nel campo del restauro scultoreo e dell’integrazione decorativa di matrice storica.
L’artista, che ha il suo laboratorio di scultura in Via Roma, nel cuore di Ortigia, collabora da diversi anni con la Galleria d’Arte Contemporanea Quadrifoglio.
Nella personale “Sculture” Pravato esporrà opere di varie dimensioni, realizzate in ferro e in pietra, che esplorano il legame tra l’uomo e gli animali nei suoi aspetti simbolici e mitologici.
La mostra resterà aperta fino al 13 marzo e potrà essere visitata tutti i giorni, dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17 alle 20.
Info e contatti: Galleria d’arte contemporanea Quadrifoglio, Via SS. Coronati 13, Ortigia – Siracusa, Tel. 0931 64443, mail: info@galleriaquadrifoglio.it
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Dal 13 al 20 marzo, la Galleria “Il Mondo dell’Arte” ospita a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) una personale dedicata all’artista Raffaele Luigi Leone (1950-2009), medico sensibile e attento ricercatore universitario, ma soprattutto artista straordinario, dotato di una curiosità intellettuale che trova sfogo nell’apertura verso linguaggi diversi e va oltre la tela: dall’acquarello al disegno a china; dalle sculture alla composizione di poesie e testi musicali. Personalità poliedrica e indagatrice, Leone si è meritato l’appellativo di “sismografo” del nostro tempo, capace grazie all’enorme talento che lo caratterizza di “andare al di là delle apparenze per intercettare la vita interiore del soggetto scelto”, come afferma Gabriele Simongini nella presentazione al catalogo.
A curare il catalogo e l’esposizione, a ingresso gratuito, Nicolina Bianchi, critico d’arte, editore e direttore di Segni d’Arte; mentre l’allestimento è stato firmato dai galleristi Remo Panacchia e Adriano Chiusuri e dal Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico de “Il Mondo dell’Arte. A conclusione della rassegna il ricavato della vendita dei cataloghi verrà interamente devoluto all’Associazione Viva la Vita Onlus, che si occupa dei malati di SLA e altre malattie rare ad alto impatto sociale, e che sarà rappresentata il giorno del vernissage da Erminia Manfredi, testimonial e motore dell’associazione.
In mostra un’ampia raccolta di lavori pittorici – oltre 30 pezzi – realizzati con tecniche diverse e spesso miste, compresi oli su tela, anche di grandi dimensioni, collage, disegni a china e acquerelli. Accanto a questi il celebre ciclo de “I caschi”, una serie scultorea (i sette vizi capitali a cui l’artista ne aggiunge un ottavo: la tossicomania) in diversificati marmi pregiati, di colore e provenienza diverse, che rappresenta il trasferimento su materia dell’attenta analisi sociale meditata da tempo “con cui – stando sempre a quanto registra il Simongini – Leone compie un salto di qualità purtroppo interrotto dalla sua precoce scomparsa che ci fa solo supporre chissà quali sviluppi degni di nota”. Tutte le opere presenti nella prestigiosa galleria romana nell’esposizione con la quale la famiglia ha scelto di rendergli omaggio offrono, comunque, al pubblico la possibilità di ammirare uno spaccato importante della sua vasta e ricca attività, premiata – tra l’altro – con riconoscimenti significativi, tra cui il prestigioso Premio Segni d’Arte assegnatogli “per l’innato talento e la ricca vena creativa”. I pezzi in mostra saranno successivamente acquisiti dai Beni Museali ed esposti in permanenza dalla seconda metà dell’anno presso il Complesso Monumentale del San Giovanni a Catanzaro.
Figura eclettica, nell’arte e nella vita, Raffaele Luigi Leone, calabrese di nascita e toscano d’adozione, inizia da bambino a sperimentare il disegno, dimostrando fin da subito una capacità innata. Da autodidatta comincia a dedicarsi all’acquarello e a tracciare disegni con l’inchiostro di china, impiegando supporti diversi. Ad attirare la sua attenzione anche la molle plastilina con la quale esegue varie copie di statue classiche, tutte caratterizzate dalla dovizia di particolari e da un’enorme espressività. A scatenare il sacro fuoco della passione pittorica, verso la quale è spinto anche dalla frequentazione con il maestro Parentela, pittore e insegnante catanzarese, un libro monografico sull’opera di Van Gogh da cui trae ispirazione per la sua prima tela a olio “Ritratto di Vincent Van Gogh”. Quando anche la tela non si mostrerà più sufficiente a dare espressione all’animo dell’artista, Leone sceglierà di comporre poesie e testi di canzoni oltre che mettere per iscritto i propri pensieri. Nel 1966 inizia a esporre all’interno di collettive, che gli varranno premi e riconoscimenti diversi, lo porranno all’attenzione del pubblico e della critica e gli faranno ottenere largo consenso. Dieci anni più tardi viene recensito sul mercato dell’arte italiana e le quotazioni delle sue opere compaiono sul volume, a cura di Giorgio Falossi, Il Quadrato. Pittori e Pittura contemporanea. Nel 1978 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia e si iscrive al corso di Specializzazione in Oftalmologia. L’anno successivo viene nominato ricercatore presso la Cattedra di Clinica Oculistica dell’Università di Siena. Gli impegni professionali, tuttavia, non lo allontanano dal fuoco sacro. Dal 1983 inizia a recarsi sempre più spesso a Roma. Affascinato dalla storica via Margutta, frequenta il mondo dell’arte e delle gallerie, segue mostre, avvia rapporti interpersonali con diversi pittori e scultori dell’epoca. Conosce Luigi Montanarini e Renato Guttuso, che hanno lo studio nella splendida cornice della strada degli artisti, fa amicizia con Schifano, Lillo Messina, Franco Angeli. Accanto alle soddisfazioni e ai riconoscimenti legati all’attività pittorica e scultorea arrivano quelli legati alla professione di medico: nel 1998 – a conclusione di un progetto di ricerca riguardo la prevenzione e la cura di un diffuso problema oftalmologico, il Tracoma – il Capo dello Stato gli conferisce l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana per “Attività meritevoli nel campo medico”. Del 2002 è l’incontro con Nicolina Bianchi, critico d’arte ed editore della Rivista Segni d’Arte. “Una grande amica”, ricorderà Leone, ”l’incontro della mia vita artistica”. Sarà proprio quest’ultima, infatti, che, apprezzando le sue opere, lo inciterà a un importante progetto per una sua mostra nella capitale. L’anno successivo gli viene assegnato il Premio Segni d’Arte, ambito riconoscimento.
Insieme a lui vengono insigniti tanti importanti personaggi della cultura e della vita pubblica nazionale, tra cui: Maurizio Fagiolo Dell’Arco, noto storico dell’Arte e già Professore d’Accademia di Belle Arti di Roma; i Maestri Trotti, Calabria e Attardi; l’étoile Carla Fracci; Remo Girone; Alessandro Nicosia, Presidente di Comunicare Organizzando; le Sorelle Fontana; il Maestro Francesco La Vecchia. Nel 2004 Leone inizia il suo lavoro scultoreo “I caschi”, un minuzioso studio sulla crisi dei valori che solo un artista dalla sensibilità così energica poteva essere in grado di trasferire su pietra. A far da cornice il laboratorio del maestro scultore Berrettini, la cava di marmo a Serre di Rapolano vicino Siena e il suo studio di pittura. In quello stesso periodo comincia a progettare con Nicolina Bianchi un’importante esposizione a Roma in cui intende esporre tele e sculture. Scompare a Pisa nel 2009 in seguito a grave malattia.
Di lui hanno detto: “Il motivo del casco, che fa di chi lo indossa una sorta, nel bene e nel male, di guerriero metropolitano contemporaneo, era già affiorato in alcune opere pittoriche di Leone come premonizione e come una sorta di personale ossessione per quella che, nelle sue stesse parole, “è una maschera, un travestimento invisibile dietro cui coprire il viso per nascondere la propria identità o per simularne un’altra”. (….) Ma nell’esito pittorico e anche nei coloratissimi studi per le sculture non c’è molto di quell’inquietante, tetragona impenetrabilità perfettamente immedesimata con le caratteristiche dei singoli marmi utilizzati nella serie degli “otto vizi capitali”. (…) Unendo le varie colorazioni dei marmi ad una sempre diversa apertura della visiera, fino alla completa chiusura, Leone ha sorprendentemente rovesciato l’inespressività del casco trasformandolo da maschera in “anima” che manifesta debolezze e sentimenti malati. Sono vizi così forti da trasudare idealmente attraverso il casco, rendendolo tragicamente espressivo e non di rado trasformandolo quasi in una grande bocca spalancata per urlare. Sono appunto “gli abiti del Male”, come li definiva Aristotele. (…) Così, per molti aspetti, i caschi di Raffaele Leone sono icone dure, efficaci e quasi pop che pietrificano quel senso d’angoscia e di drammatico annullamento del sé più profondo ed autentico in cui oggi sprofondano sempre più vite. (….) Il casco, simbolo di velocità, anonimato e spersonalizzazione, diventa quasi uno strumento di denuncia o perlomeno di profonda riflessione su tanti nostri modi sbagliati di stare al mondo che ci separano, ci segregano dalla possibilità di vivere un rapporto sano ed equilibrato con gli altri. La sorprendente interpretazione dei caschi offerta da Raffaele Leone ce li fa guardare con occhi nuovi ed imprevisti: “l’arte rinnova – ha notato la scrittrice Anais Nin – la nostra percezione delle cose. Quel che finora c’è stato familiare, cessa di esserlo…Ed è come se, per magia, cogliessimo dei nuovi significati”. Con queste opere Leone non poteva lasciarci testimonianza più concreta di un forte impegno etico inseparabile da un’autentica passione artistica”. (Gabriele Simongini)
“Colori e idee, forme e segni, tratti di una realtà tradotta da suggestioni e parole; tutto racchiuso nei segreti dell’anima che si leggono come messaggio di una propria concezione pittorica nelle opere di Raffaele Luigi Leone. Un artista che scopre e trasmette le immagini, fantastiche e reali, secondo gli umori e le continue pulsioni di una congenita necessità di inventare discorsi, di costruire dialoghi. Il mondo di Raffaele è tutto lì, in quel segno sottile e intrigato come i capelli delle sue Moire, o delle sue Meduse, in quel diario di sguardi che raccontano il volto dei suoi affetti più cari, in quell’impeto dei giocatori di rugby, dove il colore sgomita per trovare i suoi spazi in un immenso impaginato d’aria. Il suo mondo è lì, fra banchi di nebbia come racconta nelle sue poesie… che cosa comporta la vita, scrive Raffaele, in quella nebbia che è come la sabbia che, tutta, mi copre le dita…” La sabbia che ha il colore dei suoi gialli, il giallo dei panneggi negli abiti della stella Elisa, il giallo dei grandi ombrelloni dipinti a tutto campo sullo sfondo di un cielo di nubi, il giallo sulle meste trasparenze di un Cristo velato, o nelle forme dei suoi caschi, dove il lucido marmo di Siena ci appare nell’ effetto visivo come in un magico turgore di luce. Ma è poi la crisalide che raccoglie tutta la ricchezza vitale del suo inconscio, una ricchezza che si libera dall’immaginario “bozzolo” di idee, di istanze sentimentali, di desideri e aspirazioni, di memorie d’infanzia. E tutto poi si snoda in un personale racconto di immagini che significano il cammino della vita, che significano emozioni, quelle che da sempre hanno accompagnato la densa ed intensa esperienza pittorica di Raffaele. Una pacifica rivoluzione interiore che ingloba nella suggestiva struttura embrionale delle figure, quasi scavate dal colore al proprio interno, il simbolo della continuità dell’esistenza. Figure come larve, appena abbozzate, crisalidi pronte a muoversi nell’aria, a librarsi in una surreale materia azzurra che a tratti si addensa e si diluisce nelle luci dell’oro. Un colore che vuole spesso sostituirsi al vero, che ridisegna la forma con una libera e personale inflessione di linguaggio espressivo. Un colore che si sgretola, si lacera, oscilla, si frantuma. E queste forme spezzate, queste linee che si interrompono nella continuità del disegno ma che danno nel contempo la sensazione di voler essere ricomposte da immaginarie suture, interpretano il desiderio dell’artista di nascondersi ma anche di farsi riconoscere. In quest’opera, che precorre la successiva evoluzione formale dei caschi, Raffaele, chissà se volutamente, ha dipinto il suo autoritratto. Ha dipinto il suo volto, nascosto nello sguardo dietro grandi occhiali verdi e una calotta dorata, attore di una commedia, quella più intima e familiare, più vissuta e sofferta, quella di un sogno che richiama alla mente la visione “velata” dei les amants di Magritte. Quel volo che la crisalide spicca quasi in uno spazio d’eterno è la sua voglia di levarsi in alto, ma soprattutto la sua voglia di costruire… e riscrivere a colori sulla tela i caratteri di forza e libertà, e di rappresentare come narrano i suoi versi, ciò che “al mio occhio concesso viene di oltrepassare il limitare di ciò che all’uomo conviene…” (Nicolina Bianchi)
L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 13 marzo 2010 dalle 18.00 alle 21.30.
Mostra e catalogo sono stati egregiamente curati da Nicolina Bianchi, critico d’arte, editore e direttore di Segni d’Arte. A curare l’allestimento dell’intera esposizione i galleristi Remo Panacchia e Adriano Chiusuri e il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico de “Il Mondo dell’Arte”, che – da anni – propone nella sede espositiva di Via Margutta artisti professionisti, Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo.
Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” – Via Margutta, 55 Roma
Mostra personale: Raffaele Luigi Leone
Vernissage cocktail sabato 13 marzo 2010, ore 18.00 – 21.30.
La mostra si protrarrà fino al 20 marzo 2010: dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (chiuso domenica tutto il giorno e lunedì mattina).
L’Associazione Culturale Arscenica di Sergio Annovi, in collaborazione con il Comune di Sassuolo e l’Assessorato alla Cultura sono lieti di presentare L’impero degli oggetti, mostra bipersonale di Francesco De Molfetta e Matteo Negri che inaugurerà Sabato 23 Gennaio alle
ore 18,00.
All’interno degli spazi della Paggeria Arte, storica sede sassolese di importanti mostre ed eventi legati all’ arte contemporanea, saranno esposte le opere dei due giovani scultori milanesi.
Per l’occasione Francesco De Molfetta e Matteo Negri esporranno un ventina di opere facenti parte della loro più recente produzione artistica. In questi nuovi lavori entrambi gli artisti operano una sorta di defunzionalizzazione dell’oggetto che, privato appunto della sua funzione primaria, assume molteplici sfumature concettuali legate ad un unico comune denominatore: l’ironia.
Nelle opere di Francesco De Molfetta (Milano 1979) lo spazio diventa una sorta di scenografia dove gli oggetti e le sculture sono protagonisti di scene che possono essere lette talvolta come vignette umoristiche, altre come rappresentazioni teatrali.
De Molfetta mette in scena una serie di opere concettuali dove realtà e finzione si confondono senza soluzione di continuità; le sue sculture assomigliano infatti a dei ready made recuperati nel patrimonio dell’immaginario collettivo: allarmanti icone del contemporaneo, oggetti e stereotipi del consumismo più spietato, oggetti più comuni ai quali è stata tolta la loro originaria funzione. Il giovane artista milanese li isola dal loro contesto e li obbliga a mutare il proprio concetto di verità, costringendo il pensiero ad andare oltre e a rinunciare ad ogni stabile certezza. Si tratta di microcosmi che generano un sentimento di spaesamento, un mix di estraneità e familiarità, che si risolve infine in una comicità affascinante e al contempo ironica.
Nella sua ricerca plastica Matteo Negri (Milano 1982) utilizza tecniche artigianali e attribuisce una particolare attenzione alla manualità come possibilità di ricerca e di scoperta.
Anche la scelta dei materiali è molto importante: nella serie delle mine, realizzate in ceramica smaltata, è evidente il contrasto tra la tipologia dell’oggetto e il materiale scelto; la mina stessa, strumento di distruzione, subisce la violenza e il rischio di frantumarsi per la fragilità della ceramica con la quale è realizzata.
Altrettanta ironia pervade anche la serie L’Ego: i famosi mattoni da costruzione sono qui snaturati, privati della capacità di espletare la funzione per cui sono creati: non c’è più possibilità di costruire, i lego in resina si presentano come oggetti fini a se stessi, di cui si può solo apprezzare l’aspetto cromatico e formale. Da giochi per bambini diventano giochi per adulti, opere d’arte nelle quali riconoscere parte della nostra infanzia.
11 dicembre 2009 – 12 febbraio 2010
Inaugurazione venerdì 11 dicembre ore 18,00
Franco Ciuti, artista di fama internazionale, vive e lavora tra Roma e gli Stati Uniti, è stato allievo di Pericle Fazzini e di Leoncillo. Dopo l’incontro con Pascali e Kounellis , si libera definitivamente dalle influenze dei suoi primi maestri e realizza opere di elevatissimo spessore artistico e culturale. La sua è una ricerca tutta protesa alla organicità della materia, ovvero alla ricerca di un confronto tra forma organica e geometria essenziale. A tal proposito Tommaso Trini scriveva “ …ha sempre posto in evidenza la pluralità contraddittoria delle possibilità che la forma può assumere nel processo materiale dell’opera. Nelle terrecotte dei primi anni ’70 incontravamo già di frequente molteplici stadi di formalizzazione in uno stesso pezzo, un principio di metamorfosi interna. Vedevamo combinarsi in esse il geometrico con l’organico, il duro col molle, lo spigolo con la piega, in una sorta di catastrofe lucida e controllata…”
Nel catalogo che accompagnava la recente mostra “La fluenza organica della forma”
Enrico Crispolti sciveva “…Nelle sculture “a tutto tondo” (distinte cioè dai “rilievi” a parete (ove la fluenze organica traversa come sciame segnico-plastico, altrimenti ordinate campiture plastiche), ha persino immaginato la possibilità di esplicitare il senso dell’aspirazione spaziale di tali fluenze plastiche inserendole, in bronzo come sono, entro forme trasparenti (in metacrilato), capaci di fisicizzare in certo modo, plasticamente, la qualità, quasi acquea, d’una agibilità spaziale…”
Ciuti ha insegnato decorazione plastica presso l’ Istituto d’Arte di Roma, vanta una intensa attività espostiva nei musei e nelle gallerie più prestigiose di tutto il mondo. Si ricordano la sua prima grande mostra personale a Roma nel 1964, presso la Galleria Lo Scorpio e le personali presso: II Biennale Int. le di scultura, Campione d’Italia (1970); Galleria Due Mondi, Milano (1975); Galleria di Ada Zunino, Milano (1975); Galleria Forum-Arts, Copenhagen (1977); Forma Gallery, Coral Gables, Florida (1983); Lodi Art Gallery, Los Angeles (1986); Teatro dell’Opera di Roma: Cascella, Ciuti, Consagra, Penalba, Pomodoro (1988); Carnigie Art Museum Oxnard, Los Angeles (1987-88); Gallery Ichikawa, Los Angeles ( 1988); Cornejo Valley Museum, Thousand Oaks, California (1989 e 1993); Lodi Art Gallery, Pasadena (1993); Progetto Associazione Culturale, Roma (1995); Fiera int.le d’arte, Colonia (1995-96); Galleria Nader, Santo Domingo (1995); Luckman Fine Art Gallery, California State University (1997); Museum of Modern Contemporary Art Las vegas (2001); Galleria Civica Arte Contemporanea, Erice (2007); Galleria l’Orologio, Roma (2008); Teatro dell’Opera di Roma (2009).
Molte sono le opere che ha realizzato per spazi pubblici, si ricordano quelli eseguiti presso l’Hotel Palace di Atene e presso la nuova chiesa di Castel Gandolfo, Roma.
Nel 1970 ha realizzato il monumento ai caduti di tutte le guerre (bronzo e marmo) Chieti; nel 1983 ha realizzato un monumento in bronzo per la città di Ryad; nel 1984 ha realizzato un’opera in ceramica per la città di Bagdad; nel 1994 ha realizzato grandi sculture in acciaio per Luckman Fine Art Gallery in California; nel 1998 ha realizzato un monumento in bronzo e acciaio per la Caserma della Guardia di Finanza di Antrodoco – Rieti, nel 1999 ha realizzato grandi sculture in bronzo per Silandro, Torre del Greco, Aprilia e San Giorgio a Cremano; nel 2002 ha realizzato una grande opera in bronzo per la capitaneria di porto di Reggio Calabria; nel 2003 ha realizzato una grande opera in acciaio per la città di Battipaglia; nel 2004 ha realizzato una fontana monumentale in bronzo e marmo per la città di Perugia; nel 2005 ha realizzato una scultura in bronzo per il sacro convento di San Francesco di Assisi e nel 2008 ha realizzato una scultura in bronzo alla Concordia Hospital di Roma.
AREA 24 art gallery
80143 Napoli – via Ferrara 4
(angolo Corso Novara a 300 mt dalla Stazione Centrale FS)
Tel. 081 0781060 – 3382243466 – Fax / segreteria telefonica 178 2231693
Web site; www.adrart.it/area24 E-mail: area24@adrart.it
Orario: dal martedì al venerdì ore 17.30 – 20.00 e per appuntamento. Festivi chiuso
Didascalia opera allegata: “Isola”, 2008 – piombo 70 x 70 cm
L’artista romano espone una selezione di recenti sculture, tra esse, anche sculture da pareti di notevole spessore artistico e culturale.
GAMeC CentroArteModerna di Pisa: “L’universo Indefinito del Sogno” mostra bipersonale di MARIA CRISTINA COSTANZO e LUCIA MERLI
Dal 23 Maggio al 3 Giugno 2009
Inaugurazione Sabato 23 Maggio ore 18,30
a cura di Massimiliano Sbrana
Sede : GAMeC CentroArteModerna – Lungarno Mediceo,26 Pisa – www.centroartemoderna.com – tel.fax 050542630
Si inaugura sabato 23 Maggio 2009 alle ore 18,30 presso gli storici spazi espositivi del la GAMeC CentroArteModerna (Lungarno Mediceo, 26 a Pisa) e per la prima volta a Pisa, la mostra “L’universo Indefinito del sogno” delle artiste piacentine MARIA CRISTINA COSTANZO e LUCIA MERLI, a cura di Massimiliano Sbrana .
Cristina Costanzo (scultura) nasce a Piacenza nel 1970. Dopo gli studi classici si diploma al liceo artistico e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera frequentando con ottimi risultati i corsi di scultura del professore Nino Cassani.
Per MARIA CRISTINA COSTANZO l’argilla morbida e plasmabile diventa l’assenzio che gli permette di evadere dal caos moderno e di isolarsi autisticamente nel suo mondo di meditazione e contemplazione. Questo sensuale materiale gli dà il potere magico di fissare la corsa inesorabile del tempo e di mutare la realtà a suio piacimento.
LUCIA MERLI (pittura) ha studiato arti figurative a Piacenza (dove vive e lavora) , all’istituto Gazzola, e a Parma, al Paolo Toschi, presso la Pilotta.
Il soggetto delle opere di LUCIA MERLI e’, principalmente, il manifestarsi dell’eterno e dell’Infinito nelle creature, scintille di una luce da cui provengono e che io sento di amare. E’ il sentimento più profondo e genuino dell’uomo, raccontato in espressione sintetica, ma senza il tradimento del vero e con puntualizzazioni decorative che possano sottolinearne il valore.
La mostra proseguirà fino al 3 Giugno 2009 con orario 10 – 12,30 / 16,30 – 19,30O (feriali); 17,30-19,30 (domenica); chiuso lunedì mattina. Festivi telefonare; Tel. 050542630 o email mostre@centroartemoderna.com (ingresso libero)
Altre informazioni sul sito: www.Centroartemoderna.com/programma.html
Ufficio stampa:
Massimiliano Sbrana
mobile +39 3393961536
e-mail: mostre@centroartemoderna.com
GAMeC CentroArteModerna di Pisa: MARYLU MELO – Solstizi cromatici
Dal 9 al 20 Maggio 2009
a cura di Massimiliano Sbrana
Intervento Critico : Prof. Sandra Lucarelli
Sede : GAMeC CentroArteModerna – Lungarno Mediceo,26 Pisa – www.centroartemoderna.com – tel.fax 050542630
La manifestazione, che è divenuta da tempo un appuntamento fisso per romani e stranieri e si svolgerà dal 29 aprile al 3 maggio prossimi nella celebre strada, vedrà coinvolte per la prima volta – accanto alla storica associazione della Capitale – due realtà no profit di fama internazionale:
il FAI – Fondo Ambiente Italiano ed Emergency
Roma, 23 aprile 2009 – Apre i battenti il 29 aprile prossimo l’edizione numero ottantuno della celebre mostra “Cento Pittori Via Margutta”, uno degli appuntamenti pittorici più famosi della Capitale. Grazie alla tradizionale kermesse – in programma, come di consueto, a Roma nella storica sede di Via Margutta, fino al 3 maggio prossimo – la strada si trasformerà, ancora una volta, in un’immensa galleria d’arte a cielo aperto mentre i vicoli faranno da cornice a più di 3.000 opere tra dipinti a olio, disegni, sculture e acquerelli, realizzati da artisti rigorosamente selezionati e provenienti da ogni parte del mondo.
Continue reading ‘Cento Pittori Via Margutta: ai nastri di partenza l’edizione numero 81′
nato a Firenze nel 1938 vive e lavora a Pistoia. Sin dagli esordi, espone giovanissimo presso la Galleria Numero di Fiamma Vigo, è evidente nei suoi lavori la componente ludica e quella ironica. Componenti che prenderanno vigore e diverranno la sua cifra personale, sempre riconoscibile, nelle opere che realizzerà a partire dal 1963, quando, insieme con gli amici Barni e Buscioni fonderà il gruppo della “La Scuola di Pistoia”. Negli stessi anni in cui si diffondevano in tutta Europa immagini e stilemi della Pop-Art americana, i tre artisti pistoiesi al contrario ne esaltavano la differente visione europea. Continue reading ‘Gianni Ruffi “il mare”’
SCULTURE
Nel 2009 il Museo Villa dei Cedri dedicherà un’attenzione particolare alla scultura. Da gennaio a marzo saranno visibili alcune opere della collezione, mentre nell’autunno l’interesse sarà rivolto ai monumenti presenti nello spazio pubblico e al cimitero di Bellinzona.
L’allestimento visibile fino a metà marzo al pianterreno del museo è incentrato sulle opere di artisti di origine ticinese o attivi nella regione dal Novecento al contemporaneo. Si tratta di Paolo Bellini (Mendrisio, 1941), Marcel Dupertuis (Losanna, 1941), Giuseppe Foglia (Lugano, 1888 – Lugano, 1950), Luisa Figini (Mendrisio, 1954), Giovanni Genucchi (Bruxelles, 1904 – Acquarossa, 1979), Fritz Huf (Lucerna, 1880 – Gentilino, 1970), Pierino Selmoni (Ventimiglia, 1927) e Anna Vannotti (Sorengo, 1951) e Petra Weiss (Cassina d’Agno, 1947). Questo percorso prosegue idealmente al piano superiore, con le sculture scelte dai collaboratori del museo, e offre una visione originale della ricchezza e della diversità delle collezioni d’arte cittadine.
Il fondo di sculture conservato a Villa dei Cedri permette di rileggere alcune pagine della sperimentazione formale e tecnica in atto dal secolo scorso nella regione, proponendo una scelta di opere che spaziano dal figurativo all’astratto realizzate nei materiali della tradizione scultorea e in ceramica.
CORI – a cura di Mario NapoliGenova, SATURA associazione culturale
Attraverso l’analisi delle rappresentazioni del canto collettivo, arte che trae la sua sostanza dalla socialità, Lia Sanna ne ricava, per mezzo della schietta genuinità del cotto, una forte continuità di significati con il pregio di procedere in un cammino di originale chiarezza.
Cori: figure erette in un clima ricco di annotazioni psicologiche; il modellato, sensibile all’austerità fisica dei protagonisti, accentua l’umanità candida di queste figure.
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